Per un pugno sul fiume

Per un pugno sul fiume

LUCCA, 23 maggio – Quattrocentocinquant’anni fa – anno più, anno meno – si disputò a Lucca uno degli incontri più straordinari della storia. All’angolo rosso c’era il campione locale, imbattuto da quasi un secolo e temuto da tutti i cittadini dell’ arborata cerchia: si chiamava Auser.

Nato molto prima di Gabriele D’Annunzio, Auser era un picchiatore di prima categoria. Non c’era lucchese che non conoscesse la sua proverbiale forza e le conseguenze della sua furia erano spesso fatali per tutti coloro che tentavano di resistergli. All’angolo blu c’era invece lo sfidante, un uomo taciturno noto a tutti come Fred. Era un tipo strano, Fred. Non aveva l’imponenza di Auser e si diceva in giro che venisse da un paese chiamato Irlanda e anche se pochi all’epoca sapevano dove questa Irlanda si trovasse, tutti erano abbastanza d’accordo sul fatto che fosse piuttosto lontana.

Ciò valse a Fred la qualifica di straniero, parola che esisteva già molto prima di tutta questa storia e che rendeva il vecchio Fred un personaggio piuttosto sospetto agli occhi dei lucchesi, ai quali non piacevano – ieri come oggi – i tipi sopra le righe e difficilmente classificabili.

Anche Auser aveva un nome poco lucchese ma siccome era grande e grosso – e, secondo alcuni, ricco – nessuno si azzardava a farglielo notare.

Fred, che era un tipo onesto, decise di regolarizzare la propria posizione anagrafica prima del match e nella speranza che qualche lucchese tifasse per lui, italianizzò quindi il proprio nome e divenne Frediano. I lucchesi lo trovarono subito più simpatico e gli offrirono una cioccolata calda e un pezzo di Buccellato al Caffè Di Simo, che infatti esisteva già ai tempi della nostra storia. Poi lo accompagnarono dalle parti del Foro Boario dove di lì a poco avrebbe incontrato Auser che si presentò in tutta la sua magnifica e tracotante fisicità accompagnato dal fratello minore – noto picchiatore pure lui – Auserculus.

I lucchesi erano curiosi di vedere che cosa avrebbe combinato Frediano. Auser era forte, la gente andava a vedere i suoi macelli certo ma i turisti – anche all’epoca croce e delizia della città – sembravano non gradire troppo l’ira di Auser e di suo fratello Auserculus. Si può anzi affermare con certezza che quando i due combattevano il mercato del turismo si paralizzava quasi completamente. Si capisce come mai i commercianti sperassero segretamente nella vittoria di Frediano – segretamente perchè nel caso Auser avesse battuto lo strampalato sfidante nessuno di loro avrebbe voluto avere da ridire con lui.

Fu un incontro memorabile. Auser e Frediano si scambiarono colpi di violenza inaudita ma verso la fine fu chiaro agli occhi di tutti che il campione, dopo un secoli di attività, aveva finalmente trovato pane per i suoi denti. Frediano mise fuori combattimento l’avversario in dodici – apostoliche – riprese e sembra che al termine dello scontro Auser, stremato dalla fatica, sussurrò nell’orecchio del nuovo campione qualcosa che suonava come “Non ci sarà rivincita”. Di lì a poco Auser e Auserculus si ritirarono e cambiarono nome. Divennero i fratelli Serchio mentre Frediano – alla maniera lucchese – fu fatto santo.

Subito.

Per celebrare – più o meno – questo fatto storico di cui ogni lucchese che si rispetti deve avere memoria, si è tenuta ieri al Foro Boario una riunione pugilistica organizzata dalla Pugilistica Lucchese, società sportiva tra le più antiche della città.

Alle 16 si sono dati infatti appuntamento venti coraggiosi atleti provenienti da tutta Italia che hanno incrociato i guantoni davanti ad un pubblico non molto nutrito ma parecchio tatuato.

Un presentatore improvvisato chiama i pugili a bordo ring intorno alle 16 e 30 e ricordando ai presenti che quest’anno l’Italia unita festeggia i suoi primi centocinquant’anni, ordina l’esecuzione dell’inno nazionale che – grazie al Festival di Sanremo – è diventato momento di aggregazione emotiva anche per coloro che fino a ieri preferivano altro. Il pubblico – tatuato e non – è tutto in piedi ma per un attimo il taglio futurista del manifesto della squadra di casa distrae l’attenzione dalle parole di Mameli. Sarà quella sagoma scura senza volto con il braccio destro piegato per evidenziare il bicipite, sarà la parola “FORZA” grande e scritta di rosso con un carattere poco rassicurante ma per un attimo vengono alla mente alcuni fatti di cronaca locale che – è bene precisare – poco hanno a che spartire con la nobile arte.

Archiviato il modesto cerimoniale la parola passa ai primi due pugili della giornata, Umberto Costa (Pugilistica Lucchese) e Marco Moneta (Nuova Olimpia Boxe). Cinquantasei chili a testa, tre riprese da tre minuti e vittoria ai punti dell’atleta di casa che – in possesso di un allungo maggiore mette a segno un buon gancio destro verso la fine del secondo round, capitalizzando nel terzo il vantaggio di fiato rispetto al giovane avversario a cui è mancato fin dall’inizio il coraggio per provare a vincere.

Si prosegue con Francesco Lami (Pugilistica Livornese) opposto a Walid Elatrach (Nuova Olimpia Boxe) per la categoria Elite di terza categoria nei 64 Kg. Anche in questo caso le riprese sono tre di tre minuti ma il match si presenta subito molto più combattuto del precedente. Gli scambi sono più violenti e precisi; Walid mostra di prediligere fin da subito i colpi dritti e tiene a distanza Francesco che tenta comunque di accorciare per costringere l’avversario al corpo a corpo in cui sembra a tratti persino prevalere. Il secondo round è caratterizzato da diversi clinch che rendono l’esito dell’incontro incerto ma il coraggio di Lami non basta; entrambi i pugili hanno speso troppo durante il primo round ma i colpi al volto messi a segno da Walid sono di quelli che lasciano il segno. Vittoria ai punti e primo sangue della riunione.

Tocca alla musica dei Queen introdurre il match successivo (precedentemente era toccato ai Survivor con il classico ma didascalico e fuori tempo “Eye of the Tiger”): sulle note di “We Will Rock You” salgono sul quadrato Paolo Mariotti (Pugilistica Lucchese) e Fateh Benkorichi (Pugilistica Domino). Pesano poco meno di 69 chili e si confrontano anche loro sulla distanza di tre riprese da tre minuti. Un inizio prudente e misurato per un match all’insegna della strategia. Pare migliore – a tratti forse troppo appariscente – la scherma del pugile lucchese a cui Fateh oppone una granitica e matura compostezza che potrà premiarlo in futuro. I due pugili si equivalgono per iniziativa e coraggio fin dal primo minuto; il match è combattuto e il pubblico apprezza. Peccato per la scelta dei giudici di non assegnare un pari che non avrebbe scontentato nessuno; vince Paolo ai punti e si va avanti.

Bill Conti e la sua “Gonna Fly Now” accompagnano sul ring i colossi della riunione, i supermassimi Antonio Tancredi (Pugilistica Montecatini) e Andrea Ghironi (Virtus La Spezia). Almeno duecentoventi chili in due, match Elite di terza categoria sulle tre riprese da tre minuti. Calmo e rilassato Antonio all’angolo rosso, tradisce un po’ di nervosismo Andrea nell’angolo blu poco prima l’inizio delle ostilità. Le due montagne promettono sfracelli, il pubblico aspetta il primo pugno che vale un quintale di dolore. Che non tarda ad arrivare, perchè Antonio – più mobile sul tronco e dotato di una parvenza di gioco di gambe rispetto all’avversario – piazza un gancio sporco in pieno volto ad Andrea che non riuscirà più a riprendersi per il resto del match. L’orso ferito a tratti fa tenerezza e qualcuno dal pubblico cerca di scuoterlo gridando con voce roca di piazza “Ma dove l’hai la cattiveria?” Tutto inutile e verdetto unanime dei giudici. Antonio alza le braccia al termine dell’incontro più pesante (e noioso) della giornata.

La scelta dei temi musicali sembra ormai scontata e infatti ecco “War”, di Vince Di Nicola, storico commento sonoro della battaglia cinematografica tra Sylvester Stallone e Dolph Lundgren in Rocky IV. Pretenziosa ma non fuori luogo, perchè salgono sul ring Brendon Cerra (Pugilistica Montecatini) e Lorenzo Bologna (Pugilistica Domino). Se il nome del primo richiama alla mente i fasti di celluloide degli anni ottanta, è la capigliatura alla mohicana del secondo che per un attimo ci fa credere che il mito di Mr T sia ancora vivo. Juniores, 64 chili il limite di peso e tre round da due mnuti. Il match inizia in modo violento, Brendon mette in campo tutta la cattiveria che manca invece negli occhi del suo avversario. Gioca come il gatto con il topo e chiude il secondo round con un poderoso assalto al corpo e al volto di Lorenzo che ci prova, sostenuto dal tifo della propria squadra ma i colpi di Brendon fanno male e piano piano il coraggio cede il passo alla tecnica. Qualcuno dal pubblico grida invocando il knock out ma ci pensa una Talia Shire lombarda a ricordare che quanto stiamo vedendo “non è una mattanza ma un evento sportivo”. Brendon vince ai punti e va bene così.

E’ la volta Daniel Mihai Voicam (Pugilistica Lucchese) e Edmond Lecini, (Pugni e Pupe Pavia) juniores per i 62 chili su tre riprese da due minuti. Il primo round evidenzia l’elegante mobilità di Daniel – nonostante uno scivolone un po’ goffo dettato forse dall’emozione – e la concretezza stilistica di Edmond che sembra trovare la figura comunque una volta in più rispetto all’avversario. Ottima esecuzione degli scambi ravvicinati; in uscita entrambi i pugili riescono a mettere a segno i colpi e le sorti del match restano in equilibrio fino alla fine del secondo round. Convinto – giustamente – di dover rischiare qualcosa di più, Daniel imposta la terza ripresa aggredendo l’avversario nel tentativo di mettere a segno il colpo vincente ma Edmond, sicuro e concentrato, risponde colpo su colpo e tocca duro il pugile lucchese che nel finale viene contato. Vittoria a Edmond, atleta determinato e destinato a crescere.

Pausa di circa dieci minuti durante la quale vengono consegnate targhe e riconoscimenti alla carriera dei vari maestri presenti ma si ricomincia a combattere prima che il pubblico abbia finito di bere il caffè.

Fanno il loro debutto sul ring Giacomo Paolini (Versilia Boxe) e Davide Calì (Pugni e Pupe Pavia): elite di terza categoria , 64 chili su tre riprese da tre minuti. Le differenze stilistiche tra i due atleti sono evidenti fin dall’inizio del match. Giacomo spende troppo portando colpi a vuoto che non impensieriscono minimamente l’avversario che risponde con colpi dritti e misurati, sporcando saltuariamente le proprie combinazioni con ganci non eseguiti sempre correttamente. Un diretto destro di Davide chiude il primo round e – sempre l’atleta lombardo – durante il secondo viene penalizzato per aver portato a segno l’ennesimo gancio a mano aperta, prima di piazzare quello giusto che inizia a far pendere le sorti dell’incontro dalla sua parte. Giacomo non ci sta e tenta il tutto per tutto, mostrando coraggio e combattività da vendere. Davide si chiude e resiste all’assalto, concludendo il match con una buona combinazione al corpo che vale la vittoria ai punti.

Riccardo Cammarota (Pugilistica Lucchese) e Gabriele Giovannelli (Accademia Pugilistica Livornese) danno vita all’incontro più equilibrato della giornata. Juniores, 54 chili, tre round da un minuto e mezzo che valgono però almeno il doppio. Riccardo avanza sul quadrato sorprendendo pubblico e avversario: le sue lunghe braccia proprio non vogliono saperne di difendere e spesso la posizione di guardia è solamente accennata. Gabriele accetta l’invito e si fa sotto con colpi dritti cercando di scoprire quanto l’avversario faccia sul serio, punzecchiandolo col jab ma Riccardo – in qualche modo – contrasta i guantoni mettendo fuori tempo il giovane pugile labronico. Nei suoi occhi non c’è traccia di paura e le braccia restano lungo i fianchi, ciondolando. Si potrebbe assegnare il primo round proprio a Gabriele a causa della mancanza d’iniziativa del suo avversario. Ma di un soffio, niente di più. Secondo round in perfetto equilibrio, con Riccardo che stupisce per la precisione dei colpi – rari – che decide di mettere a segno quando si ricorda di muovere le braccia. E nel terzo e ultimo round, il lucchese rischia anche di ottenere la vittoria costringendo l’ottimo Gabriele a furiosi scambi ravvicinati da cui il pugile livornese riesce comunque a disimpegnarsi senza subire troppo l’intermittente iniziativa di Riccardo. Un bel pareggio e voglia di vedere presto qualcosa che somigli ad una “bella”.

Penultimi prima di quello che sarebbe dovuto essere il match “clou” della riunione, è la volta di Pietro Falco (Pugilistica Lucchese) e Ivan Magnani (Virtus Spezia). A un passo dall’abbondonare conotta e caschetto, i due atleti sono Elite di prima categoria e pesano poco meno di 71 chili. Il pugile di casa vince già il premio per l’atleta più tatuato della riunione. Il match è contraddistinto da una forte combattività da parte di entrambi i pugili. Pietro all’attacco fin da subito con colpi precisi e potenti ma Ivan dimostra ben presto le sue formidabili doti d’incassatore. Il pugile ligure accorcia spesso le distanze durante il primo round ma Pietro riesce a disimpegnarsi con elegante mestiere, rimediando una penalità in chiusura. La ripresa comincia con Ivan che carica l’avversario esponendosi maggiormente ai ganci del pugile lucchese rispondendo con colpi poco precisi e spesso portati con il guantone aperto. Ammonizione e penalità anche per lui, con il match che scivola sensibilmente dalla parte del pugile locale. Ma attenzione: le ginocchia di Ivan non tremano, neanche mezza volta. Durante la terza ripresa Pietro le prova tutte per chiudere il match: dai rispettivi angoli i maestri si fanno sentire e l’arbitro li espelle in rapida successione. Poi Pietro azzecca un paio di colpi d’incontro e Ivan viene contato entrambe le volte. Sanguina, ma sembra che possa andare avanti almeno un’altra mezz’ora. Vittoria ai punti di Pietro “il Bello” – innegabile il fascino esercitato dal pugile lucchese sulle fanciulle intervenute all’evento – ma Ivan merita una seconda chance.

Ed ecco il gran finale: Fran Paluca (Pugilistica Lucchese) contro Lorenzo Calì (Pugni e Pupe). I Survivor vengono scomodati nuovamente e stavolta gli “occhi della tigre” suonano appropriati. Elite di seconda categoria, 71 chili tre round da tre minuti. Il pubblico freme, i due pugili iniziano a studiarsi e portano i primi colpi con convinzione e tecnica. Poi la spalla di Lorenzo cede prima che entrambi abbiano veramente iniziato a sudare. No contest e tutti a casa con un po’ d’amaro in bocca.

Il Serchio -per la cronaca – stava a guardare.   

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