Quell’anti-imperialista di Salgari!

Quell’anti-imperialista di Salgari!

MILANO, 27 aprile- Si dice che Ernesto Guevara fosse un appassionato lettore di Emilio Salgari di cui aveva “divorato” 62 libri. Paco Ignazio Taibo II, invece, ne ha letto uno in più rispetto al Che (al quale, qualche anno fa, dedicò una biografia).

“Io sono antimperialista, però non leninista, ma sandokaniano” ha sempre detto lo scrittore messicano che ricorda ancora quando “malaticcio e felice”,  nelle Asturie franchiste, nella sua stanza arrivava il padre, anche lui scrittore, per mettergli sul comodino i romanzi di Salgari. Lì era nata la sua passione per il romanziere italiano a cui era stato dedicato, dal nonno di Luis Sepúlveda (un anarchico andaluso emigrato in Cile), il primo circolo di letture delle opere salgariane come sorta di seminari libertari.

Ora, nel centenario della morte dello scrittore, Taibo fa rivivire uno dei più importanti personaggi salgariani, Sandokan nel romanzo “Ritornano le Tigri della Malesia [più antimperialiste che mai]”.

“Dobbiamo tornare alle grandi storie, a quelle che alimentano l’immaginario” dice Taibo che si dev’essere divertito non poco nello scrivere questa nuova avventura in cui gioca con citazioni e incontri improbbabili come una corrispondenza tra Yañez e Friedrich Engels, o l’apparizione di Rudyard Kipling, di Gustave Doré  o del professor Moriarty.

Certo la Tigre della Malesia e il Portoghese sono un pò invecchiati però continuano a combattere ancora con la stessa passione d’un tempo contro l’odiato invasore britannico. Ma Taibo ci tiene a precisarlo il Sandokan anti-imperialista non è una sua rilettura personale.
“C’è già tutto in Salgari. Il fascismo ha provato ad appropriarsene, ma come poteva ignorarne certi aspetti? In Salgari, c’ è una mentalità progressista, impossibile non riconoscerla: Sandokan è un principe malese, Yanez un portoghese che ha tradito la patria, il Corsaro Nero è un rinnegato che combatte l’ impero spagnolo, Capitan Tempesta una veneziana, travestita da uomo, sposata con un turco… Cosa direbbero i giovani della Lega.”

E lo conferma anche il traduttore del romanzo, Pino Cacucci, che, qualche settimana fa, sul “Corriere della sera”, ha scritto che Salgari fu “un eroe dell’anti-colonialismo, un precursore assoluto: quando l’Europa era all’apice della sua potenza, non solo prefigurava, ma capiva e anzi sposava la reazione dei popoli colonizzati”. 

Nell’Italia di fine ottocento, forse, nessuno  colse questo singolare aspetto di “alfiere dell’anticolonialismo” dello scrittore veronese, la critica ottocentesca lo trascurò, ma non lo ignorò, sempre considerandolo, però, come un autore di pura evasione, anche se, in effetti, molti genitori non vedevano di buon occhio le sue avventure intrise di violenza contro potenti e sfruttatori, e poco dopo la sua morte, un sondaggio rivelò che tanti giovani lo leggevano di nascosto, perché secondo mamma e papà Salgàri “eccita i nervi” o “scalda la testa”.

Il fascismo innalzò, prima, Salgari a suo simbolo poichè, come spiega Claudio Gallo, “uno scrittore così disordinato, passionale, irregolare sembrava andar d’accordo con  quel fascismo arrembante, rivoluzionario, per nulla rispettoso delle tradizioni e degli antichi ordini dell’Italia umbertina”, ma poi lo mise  all’indice.

A mostrare il “vero volto” di Salgari fu  Margherita Sarfatti  che, sulle colonne de Il Popolo d’Italia, nel marzo 1928, scriveva: “i libri di Salgari sono di spirito profondamente antifascista per due ragioni fondamentali: esaltano la rivolta, l’indisciplina e la disobbedienza delle autorità legalmente costituite della società  e dello Stato; sono libri anticoloniali, dei quali il protagonista è sempre un indigeno, oppure (ed è ancora più grave) un bianco capo di indigeni, pirati o banditi in rivolta contro i colonizzatori. Lasciamo stare che Salgari scrive male, in illeggibile e impossibile italiano. È ancora il minore dei guai, per quanto non trascurabile. Il guaio è che “pensa” male; o per dire meglio non pensa affatto. Scrive sotto l’impulso di quello spirito di rivolta romantica  ipercritica, nichilista e distruttrice esaltazione della rivolta. (…) Gli eroi del Salgari sono quel genere di gente i quali, se vedono un ladro fra due guardie, intanto e a buon conto, se appena possono in mezzo alla folla, gridano: molla, molla! E se il ladro scappa, lo favoreggiano, invece di dar man forte ai carabinieri e dicono: povero diavolo! E non: brave guardie. Questo tipo, del cittadino in rivolta, è il tipo antiitaliano e fazioso della vecchia Italia che il Fascismo rieduca, muta e rinnova.”

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1 Commento

  • Admin
    28 aprile 2011, 10:56

    onore e gloria a tutte le Tigri di Mompracem!

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