ThinkVisual – un viaggio nella fotografia su LoSchermo.it: la fotografia d’autore

LUCCA, 24 Marzo – Con la puntata di oggi voglio introdurvi ad un modo di fare fotografie che è molto stimolante. Vedremo alcune fotografie di un autore a cui sono affezionato e di cui ammiro molto il lavoro. Giovanni Del Brenna, fotografo di Luzphoto, un’agenzia italiana che raggruppa un buon numero di giovani fotografi provenienti anche da quella che è stata la più importante agenzia fotografica italiana recentemente scomparsa, Grazia Neri.

Sul sito di Luz ci sono tanti altri fotografi, il fatto che abbia scelto proprio Giovanni Del Brenna non è dovuto ad una conoscenza personale ma piuttosto per alcune caratteristiche che contraddistinguono il suo lavoro.

Nella galleria a fine pagina ho messo alcune sue foto di cui parleremo tra poco, ma la cosa che balza subito all’occhio è come queste immagini, spesso diversissime tra loro, si assomiglino tutte. 

La somiglianza in questo caso viene intesa come una qualità positiva, molto. 

Quand’è che passiamo dalla definizione di un fotografo come tale a quella di autore? E cosa vuol dire essere un autore? 

Oggi lo vediamo. Possiamo dire che questo passaggio avviene nel momento in cui le foto vengono immediatamente riconosciute per alcune loro caratteristiche, ovvero quando questi elementi che troviamo ricorrenti creano uno stile, un po’ come un marchio di fabbrica. Le foto in questione appartengono quindi inequivocabilmente a Giovanni Del Brenna: rapide, sintetiche, imprevedibili, spesso spiazzanti, eleganti e un po’ oniriche. Sono segni distintivi che esulano dal lavoro o dal reportage che sta svolgendo e che accompagnano sempre le sue immagini. 

Per essere in grado di cogliere queste sfumature, oltre che a livello istintivo che pure va bene, dobbiamo però essere in grado di leggere le immagini, altrimenti la nostra capacità di valutazione sarà molto ridotta. 

Invece saper leggere una fotografia è un processo fondamentale, anche per farne di buone, e non è automatico: senza allenamento e competenza resta spesso oscuro.

Quello che manca di solito è la capacità di formulare in pensieri e parole chiare quello che sentiamo. D’altronde la fotografia è un linguaggio, e come sottolinea Gianrico Carofiglio nel suo La manomissione delle parole, l’incapacità di esprimere in modo corretto quello che sentiamo porta ad una riduzione della nostra sensibilità stessa (la sintesi di questo passaggio del libro è mia, ma il concetto è quello).

Per cui anche esprimere quello che le immagini mostrano (e che proprio per questo crediamo di vedere) necessità di un certo tipo di linguaggio. 

Intendiamoci, non è mica un rebus o una caccia al tesoro, effettivamente una fotografia ha sulla sua superficie tutti gli elementi che vuole mostrare, ma per capire quali e perché funzionano ci vuole occhio. 

La prima immagine di Del Brenna e’ una di quelle che più mi diverte, ogni volta che la guardo me la rido da solo. A prima vista non capiamo dove siamo, se in un mondo reale o in uno fantastico, se attraverso un acquario o in un luna park. C’e’ qualcosa che non torna, ma immediatamente non siamo in grado di dire cosa. Sono i pesci in primo piano ad essere finti o non sono piuttosto i grattacieli sullo sfondo a provenire da un mondo di fantasia? 

Piano piano il dubbio principale sfuma da solo, ma allo stesso tempo resta un senso di mistero, la fotografia si spiega, ma non del tutto, ci lascia con una sensazione di curiosità e mistero. Possiamo dire che i grattacieli siano veri, e i pesci falsi ovviamente, ma che tipo di falso sia non è chiaro: aquiloni che volano o adesivi su di un vetro, non lo sappiamo e nemmeno dobbiamo saperlo, il bello sta proprio qui. 

La fotografia funziona non perché quel posto abbia in sé caratteristiche tali da far scattare a tutti foto del genere, ma per precisa scelta dell’autore, che ha composto l’immagine lasciando i pesci in primo piano privi di qualsiasi legame con un mondo che possa spiegarne il contesto e la provenienza, e a cui ha aggiunto uno sfondo che, per quanto “vero”,  appare molto più come frutto della fantasia che non della realtà. Almeno ai nostri occhi.

Vediamo bene come una fotografia, quando realizzata sapientemente, ponga molti interrogativi, anche una divertente come questa. Per fare una foto del genere non servono né miliardi di pixel né chilometri di zoom. Serve occhio, una macchina fotografica (purtroppo quella ci vuole quasi sempre…) e una visione, ovvero un certo modo di vedere il mondo. Per questo appena vedo una foto del genere, anche non conoscendo l’autore, penso a Giovanni Del Brenna. 

Guardiamone un’altra, la seconda. Solita sensazione, mondo reale o fantasia, parco giochi o fabbrica, quello che vediamo è proprio così o non è piuttosto una messa in scena? Non è una messa in scena, è un’immagine vera al 100 per cento, era li di fronte alla macchina fotografica. L’utilizzo di una luce artificiale che illumina gli alberi in primo piano cambia radicalmente la lettura della foto. Con gli alberi scuri non avremmo avuto alcun dubbio su che cosa stessimo guardando, ovvero un paesaggio industriale, invece così cambia tutto. La vegetazione, che sarebbe stata la nostra ancora di salvataggio se fosse stata buia come ci si aspetta da un albero di notte, diventa la chiave per entrare in mondo magico, dove  non capiamo più bene come funzionino le cose. L’inserimento di un elemento inaspettato cambia tutta la fotografia e le sensazioni che proviamo guardandola, quello che prevale è un mix di sorpresa e stupore. 

Ovviamente tutto ciò non avviene per caso ma è il risultato – sebbene sperato, come sempre – che il fotografo stava ricercando.  

Oltre ad una buona dose di fantasia, quello che serve per fare scatti del genere è una grande capacità di sintesi, saper prevedere che l’accostamento di due mondi incongrui possa generare un terzo mondo, che è poi l’universo dove spesso queste immagini nuotano assieme. Simili ma mai uguali, quella dei pesci era anche ironica, questa invece no. Per farlo bisogna esser bravi, soprattutto veloci, saper riconoscere immediatamente quel dettaglio che può cambiare la natura di una fotografia. 

Vediamo le prossime due, le vediamo in coppia perché è come se fossero due facce della stessa medaglia, il fotografo stava cercando situazioni simili e le ha trovate in due mondi contrapposti, una nell’aria ed una sulla terra. Come questo sia possibile è presto detto, le stava cercando, non sono venute per caso. La foto delle mongolfiere, sebbene abbia un effetto sorpresa minore delle precedenti, rende questa carovana volante come un mondo astratto, quasi fossero piccoli palloncini che piano piano si alzano dal terreno e volano ovunque per aria, un’esplosione di gioia e colori. 

C’è un delicato lirismo in questa immagine, complici anche la tenue luce della giornata e le nuvole presenti, lì a separare il mondo vero e reale da cui sono partire da quello magico in cui sono volate. Facile, che ci vuole. Invece è difficile, perché – per varie ragioni culturali o sottoculturali che qui non abbiamo tempo di elencare – molti fotografi avrebbero annaspato velocemente nella borsetta per tirare fuori l’ultimo zoom da paura e avrebbero fatto una bella foto: mongolfiera in primo piano, ben visibili lo sponsor, il colore acido del pallone e le cuciture del materiale. Bella si, ma anche no. Se un fotografo stesso si priva della capacità di rendere suggestive le immagini si fa un autogol, quello che resta è ben poco, registrare e non interpretare non basta, mancasempre qualcosa: una visione personale. 

Vedete bene come la fotografia successiva dei campi di grano giochi con un linguaggio simile, con i covoni a prendere il ruolo dei palloni volanti, sempre covoni di grano restano, ma potrebbero essere anche qualcos’altro. E questo potrebbe è fondamentale. 

Ci sono altre due fotografie nella gallery, ma di queste non vi dico niente, non perché non mi piacciano o non ci sia niente da dire, ma perché preferisco lasciarvele vergini in modo che ognuno possa osservarle direttamente senza filtri. 

Giovanni Del Brenna è nato a Genova nel 1974. 

Cresciuto a Rio de Janeiro, si è successivamente trasferito in Italia dove si e’ laureato in ingegneria meccanica presso il Politecnico di Milano. 

Nel 2002 ha completato un anno di studio presso lInternational Center of Photography di New York, è entrato a far parte dell’agenzia Grazia Neri ed è stato assistente diJames Nacthwey fino al 2004.

Il suo lavoro e’ stato esposto a New York, Milano e Lisbona, pubblica ed ha pubblicato regolarmente su riviste quali Geo, Amica, Stern. 

E’ stato nominato New Photographer settore Advertising nel 2007. 

Adesso sta completando un progetto iniziato sulle città nel 2002.  

sito agenzia      : luzphoto.com

blog personale: uselessphotos.blogspot.com

Leggi la prima puntata: introduzione.

Leggi la seconda puntata: tempi e diaframmi.

Leggi la terza puntata: il reportage.

Leggi la quarta puntata: il “reportage underground”.

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1 commento

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1 Commento

  • Admin
    28 marzo 2011, 11:09

    C’è sempre un delicato lirismo in ciò che scrivi,qualunque cosa tu scriva.Come dire…niente di ciò che leggo rimane fuori da me , tutto entra a far parte del mio cuore e della mia mente.La chiarezza con cui ti esprimi fa capire, riflettere, pensare,fantasticare.Insomma se mai avessi smarrito anima e sensibilità tu me la faresti ritrovare!
    Grazie Filippo
    Gabri

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