Dispersi in Russia: Respighi spiega come avviene il ritrovamento e la riconsegna dei piastrini

Dispersi in Russia: Respighi spiega come avviene il ritrovamento e la riconsegna dei piastrini

MILANO, 20 febbraio – Dopo la pubblicazione di “Una piastrina per ricordare”, continuano, incessanti, ad arrivarci richieste di parenti di dispersi nella campagna di Russia. Alcuni giorni fa vi abbiamo raccontato, attraverso la viva voce di Antonio Respighi, come è avvenuto il ritrovamento dei piastrini (questo il termine tecnico, ndr). Oggi, come promesso, ci faremo raccontare cosa è successo e cosa succede dopo il ritrovamento di questi ultimi.

“Rientrati in Italia ci siamo subito messi al lavoro. Per prima cosa abbiamo dovuto pulirli con vari metodi artigianali facendo molta attenzione perché alcuni piastrini erano in condizioni pietose e quindi abbiamo pure dovuto in parte “ricostruirli”. Poi abbiamo raccolto tutte le informazioni che vi erano scritte ma nella maggior parte dei casi le parole erano rovinate dal tempo, spesso mancano lettere o ci sono crepe in prossimità di nomi o informazioni fondamentali al riconoscimento della persona. A causa di questi problemi dobbiamo iniziare a fare ipotesi e ricerche che mia moglie svolge in rete. Si buon capire però, per esempio che se si tratta di un cognome molto diffuso  il ritrovamento dei dati è molto complicato. Individuata la persona il piastrino viene catalogato, messo in una bustina di plastica con una scheda su cui sono riportati fedelmente tutti i dati e inserito in un raccoglitore in ordine alfabetico.”

Riconosciuta la persona lei fa una cosa particolare: non la consegna direttamente ai parenti, ma al sindaco…
“Si, io sono stato sindaco per alcuni anni e quindi ci tengo a muovermi in una maniera istituzionale perché voglio che la riconsegna sia un momento di incontro e conoscenza. Deve essere un messaggio per la comunità.Questi ragazzi sono stati mandati a morire in pompa magna e devono tornare con i dovuti onori. Il sindaco deve coinvolgere gli studenti a cui spesso faccio leggere le lettere che i soldati scrivevano dal fronte. Inoltre richiedo espressamente che il piastrino non sia consegnato in un cofanetto, seppur elegante, perché quello verrà chiuso in un cassetto e dimenticato; il piastrino deve essere incorniciato e con una spiegazione così che tra 20 anni uno sappia di cosa si tratta e ricordi. Abbiamo fatto più di 150 riconsegne e a tutte c’è la stessa emozione. È tornato a casa dicono i parenti.”

La sua missione sembrerebbe finita qui, ma…
“Si sembrerebbe ma non è così:io mi faccio consegnare dai parenti fotografie, lettere, gli faccio scrivere una breve biografia che poi andrà nel mio archivio”.

Conserva tutto Respighi. Cerca ogni frammento di ricordo per cercare di salvarlo. Non solo i dati fondamentali ma anche i particolari, le reazioni e le emozioni, le passioni di quei ragazzi andati a morire nel freddo nelle lande russe.  Ma anche quelle dei loro parenti, delle madri sopratutto: c’è chi dopo aver saputo “la notizia” non ha mangiato per 8 giorni, chi andava tutte le sere al treno nella speranza di vederlo arrivare, chi ha lasciato la porta aperta (estate e inverno) e chi si è vestita, per sempre, di nero.

“Per il momento tutte queste storie le archivio ma poi, in futuro, vorrei farvi un lavoro…forse un libro…”

C’è un altra parte importante del suo lavoro. Ce la può illustrare?
“Si invio in Russia i frutti del mio lavoro così sono riuscito ad avere altre piastrine. Si sono fidati di me la prima volta anche perché sul camper su cui viaggiavo c’era il simbolo dell’Associazione Nazionale Alpini. In Russia vi è un commercio sulle reliquie di guerre ma io dico vendete gli oggetti anonimi non i piastrini, andate a vendere sulla Piazza Rossa le baionette ma i piastrini dateli a me perché sono l’unica cosa che può tornare ai parenti. Anche loro si sono molto emozionati e mi sono arrivate, sempre dalla Russia, altre lettere di persone in possesso di piastrini che me li vogliono consegnare. Ora, inoltre, incominciano a arrivarmi anche dall’Italia”.

Signor Respighi, in questi giorni le passeremo tutte le richieste che abbiamo ricevuto dai nostri lettori e continueremo a mandarle quelle che ci arriveranno, ma lei nel frattempo cosa può dire alla comunità de LoSchermo.it?
“I dispersi sono migliaia e le piastrine che ho pochissime, quindi le possibilità che i loro parenti siano tra quelle per ora in mio possesso sono pochissime (questo non impedisce che lo siano per le altre che mi arriveranno), però ho iniziato a proporre una cosa a costoro: datemi anche le vostre informazioni spesso lo dico ai nipoti perché le mogli, i figli dei soldati dispersi sono vecchi e spesso sanno poco del loro caro allora io cerco di ricostruire attraverso le poche informazioni in mio possesso la storia di questo personaggio dove ha combattuto, dove è stato, in quale reggimento era inquadrato, dove si hanno ultime sue notizie. Anche questo può essere un modo per farlo ‘tornare a casa'”.

Leggi anche: “Una piastrina per ricordare” e “Italiani dispersi sul fronte russo, segnalati a Respighi gli appelli dei lettori de LoSchermo.it”

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