Attrice, mamma e “soap-operaia”: intervista a Lavinia Biagi

Attrice, mamma e “soap-operaia”: intervista a Lavinia Biagi

LUCCA, 17 febbraio – Intervistiamo Lavinia Biagi, attrice di cinema, teatro e tv, nata a Lucca nel 1974, che da molti anni vive a Roma: sarà al Teatro San Girolamo il 30 marzo, con Porta Chiusa di Jean-Paul Sartre. Al telefono la voce di Lavinia è chiara e solare. Ci racconta con entusiasmo della sua vita tra tv, teatro e cinema, e del suo amore per la recitazione da sempre coltivato con tenacia, insieme a quello più nuovo e totale per Francesco.

Le sue esperienze nel mondo dello spettacolo sono varie e numerose: soprattutto in tv e al cinema (solo per citarne alcune, ricordiamo le fictionCentovetrine e Don Matteo, e i film Manuale d’amore e il recentissimo Il padre e lo straniero). Com’è realmente, lavorare sul set? Cosa accomuna e cosa differenzia le varie esperienze?

“Scherzando, noi attori a volte ci definiamo i ‘soap-operai’: per le fiction pensate per la fascia del mezzogiorno, il ritmo è frenetico! Ti danno il copione il giorno prima, poi entri sul set e hai trenta minuti per fare tutto, tra prova camere e registrazione: il tempo per recitare è pochissimo, a volte ti senti spiazzato e magari capita anche che qualcuno non si sia nemmeno ancora letto la parte… Per fortuna, molti sono attori di gran mestiere: spesso improvvisano, modificano e talvolta è anche un bene, se ne guadagna in immediatezza. Naturalmente, ci sono anche le situazioni opposte: per esempio, con Luca Bastianello (Federico di Centovetrine) ci incontravamo prima di girare e ho potuto svolgere sempre un buon lavoro attoriale sul copione, più meditato e curato.

Il clima che si crea sul set, comunque, dipende tutto dai caratteri delle persone con cui si lavora. Meraviglioso è stato lavorare con Terence Hill, in Don Matteo. Lui è una persona squisita, che ti prende le mani e ti ringrazia alla fine del lavoro, sempre pieno di attenzioni: pensa che ogni giorno faceva arrivare da Gubbio dei vassoi di cantuccini apposta per tutti noi del set. Io poi, ci aggiungevo un’emozione in più: quando lo guardavo negli occhi pensavo “Oddio… Trinità!” e mi ricordavo di quando da piccolina mio papà mi portava al cinema (ce n’era uno piccolo in Piazza Santa Maria, che ora non c’è più) per i film con Bud Spencer e Terence Hill… sono stata a tu per tu con un mito dell’infanzia, e che soddisfazione poterci recitare insieme!”

Lucca: la sua formazione teatrale parte da qui? Come nasce e come si sviluppa la sua carriera? Ha sempre lavorato come attrice?

“No, recitare non è stato il mio unico lavoro: ne ho fatti mille. Per mantenermi ho fatto la cameriera (anche al Caffè delle Mura), l’autista, la telefonista nei call center…

Ho iniziato la mia formazione a Lucca, con Fabrizio Buccianti e Paola Dalla Porta, però già con la convinzione di andare a Roma. Lì ho poi ho seguito i corsi dell’accademia (Accademia Pietro Sharoff, n.d.r.), i laboratori di ‘Prima del Teatro’ con Karpov e vari stage… e poi sono diventata mamma! Francesco ora ha nove anni. Fino al quarto mese di gravidanza, ho continuato a recitare in teatro, ma poi, visto che in quello spettacolo interpretavo il ruolo di una vergine francescana, non era più il caso di continuare…

Subito dopo la nascita di Francesco, non ho lavorato come attrice, per dedicarmi a lui e alle sue esigenze. Poi, dal 2004 ho ripreso i contatti con l’agenzia e ho iniziato di nuovo l’attività, seguendo il mio istinto e la passione per questo mestiere. E Francesco con me! Finché non ha dovuto andare a scuola, è stato con me nelle tournée: imparava le battute, si divertiva moltissimo con le troupe, sonnecchiava dietro le quinte insieme ai vigili del fuoco a teatro e ha vissuto con me le esperienze dei set. I viaggi con lui sono stati l’avventura più bella, ci hanno unito moltissimo e li abbiamo vissuti intensamente”.

Ci parli di “Porta Chiusa”, lo spettacolo in cui la vedremo protagonista…

“A questo spettacolo sono molto legata: ne avevo già recitato alcune scene per un saggio ed è stato bello tornare a lavorarci con il regista Roberto Negri, con cui siamo amici da ormai dieci anni. Lo spettacolo ha una messinscena forte, primitiva, i personaggi sono intensi e sanguigni… è il solo spettacolo a cui non ho portato Francesco, proprio per la potente sensualità delle scene. In Porta Chiusa, si lancia uno sguardo su certe miserie umane, tristi meschine verità che a vedersele davanti quasi si vorrebbe riderne. Siamo quattro attori, tre sempre in scena, e io interpreto Estella: è una grande soddisfazione, perché a differenza della tv e del cinema, in cui mi affidano sempre ruoli piagnoni, di signora triste, Estrella è un personaggio finalmente più forte”.

Torna a Lucca, la sua città natale: come la vede, da persona che ci è nata ma ha sempre vissuto altrove per studio e lavoro?

“Adesso che ho trentasei anni e un bambino forse ci tornerei… (ride). Ci torno volentieri, c’è la mia famiglia, a cui sono legata, e i primi passi nella recitazione li ho mossi a Lucca. Ma ascoltando i racconti delle persone che conosco e hanno scelto di restare, sento come hanno difficoltà a potersi realizzare. Finisce che devono ripiegare sulla strada delle amicizie per ottenere qualcosina, adattarsi, alla fine rinunciano a quello desideravano… Io non avrei potuto crescere così. Per me, è sempre stato fondamentale vivere con passione di ciò che si vuol vivere, credendoci fermamente. Dunque, trasferirmi a Roma, spinta dal voler realizzare una carriera nel mondo della recitazione, è stato naturale. Oggi recitare è finalmente il mio solo lavoro: vivo di recitazione, combinando il lavoro in tv e al cinema con quello a teatro e sono orgogliosa di questo. Torno con soddisfazione a portarne i frutti nella mia città”.

(Al termine dell’intervista, Lavinia ci chiede di ricordare che lo spettacolo è in cartellone per una sola serata e nel piccolo teatro San Girolamo: i posti sono pochi, converrà prenotare presto i biglietti).

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Porta chiusa

Teatro San Girolamo 
mercoledì 30 marzo 2011 ore 21

di Jean Paul Sartre
con Roberto Negri, Lavinia Biagi,Paola Tarantino, Miguel Ceriani
musiche originali Gianni Saponara
regia Roberto Negri

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