Un bicchiere di Brunello, una mattina di settembre

Un bicchiere di Brunello, una mattina di settembre

MONTALCINO (Siena), 21 dicembre – Siamo arrivati una mattina di settembre, luminosa e fredda. La casa, sul versante nord est della collina che porta a Montalcino, era nascosta nel verde e praticamente invisibile finché non si era davanti all’entrata. Ci aspettava, seduto nella sua veranda, un signore dall’aria distinta, sulla cinquantina, alto, capelli grigi, vestito come un cacciatore. Un cane stava tranquillamente accucciato ai suoi piedi.

Dopo averci salutati ci ha accompagnati a visitare quella che sembrava un po’ difficile definire “azienda”, visto che consisteva in poco più di due ettari di vigneto e pochi metri quadrati di cantina. Ci ha lasciati passeggiare tra le vigne, descrivendoci le caratteristiche del terreno, la peculiarità del microclima. Ci ha illustrato la composizione del suolo portata allo scoperto in una parete della cantina. Ci ha fatto assaggiare dall’albero i fichi maturi. Ci ha mostrato come controllava la fermentazione del mosto semplicemente sentendo con la mano la temperatura sulla parete delle vasche di cemento. Ci ha raccontato come, nel 2002, annata per molti produttori rovinata dalle piogge, fosse riuscito a salvare le uve perché con così poche vigne è bastato chiamare a raccolta gli amici per ultimare la vendemmia nell’arco di una giornata.

Alla fine questo signore gentile ci ha fatto sedere alla sua tavola, dove ha portato dei grandi calici di cristallo e una bottiglia del suo Brunello. Insieme a lui abbiamo osservato il colore del vino alla luce dorata che filtrava attraverso le tende della finestra. Abbiamo sentito il profumo aprirsi nel bicchiere e lentamente cambiare, prima più trattenuto, poi sempre più maturo e complesso. L’abbiamo assaggiato, poco per volta, tenendolo in bocca, concentrandoci sulle sensazioni, mentre il nostro ospite ci guidava alla scoperta del suo vino, di tutte le sue sfaccettature, con quel suo modo di parlare pacato che però rivelava, oltre alla sapienza tecnica, una grande passione per il proprio lavoro.

Ci ha detto che per lui quello era il miglior vino del mondo. Ci ha detto che per apprezzare appieno le potenzialità di quella bottiglia avremmo dovuto lasciare il vino nel bicchiere e riassaggiarlo il giorno dopo. Intanto odori e sapori continuavano a evolversi regalandoci di minuto in minuto qualcosa di nuovo. Nessuno sembrava avere fretta.

La degustazione di quel bicchiere di Brunello è durata almeno due ore, e rimane una lezione indimenticabile su un principio da tenere sempre presente se si vuole davvero conoscere e apprezzare un vino (e non solo): prendersi tutto il tempo necessario.

Il Brunello era Il Paradiso di Manfredi.

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1 Commento

  • Admin
    30 dicembre 2010, 18:33

    Belle parole. Ma la foto che accompagna le parole non è della cantina del Paradiso di Manfredi( infatti nella cantina di invecchiamento del Paradiso di Manfredi si trovano solo botti di grandi dimensioni). saluti e buone cose.

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