La responsabilità nel consumo delle informazioni: incontro con Giulio Sensi

La responsabilità nel consumo delle informazioni: incontro con Giulio Sensi

LUCCA, 13 dicembre – La libertà non basta averla, bisogna esercitarla” sostiene il giornalista Giulio Sensi, autore del libro “Informazione, istruzioni per l’usoVademecum per un consumo responsabile di televisioni, giornali, radio e web in Italia presentato domenica 12 dicembre alle 18 presso la Libreria Lucca Libri in Corso Garibaldi.

E’ stato un incontro aperto, più un confronto che una vera e propria presentazione. Quasi un dialogo tra l’esperto della situazione dei media italiani e il pubblico interessato a capire perché l’Italia è considerata un “ Paese parzialmente libero” sul piano dell’informazione.In democrazia avere accesso a una buona informazione è un diritto per il cittadino, che a sua volta ha il dovere di non subirla.

L’informazione non va subita – afferma Sensi – è necessario scegliere in maniera critica. Quando un giornale diventa la Verità è un problema”.Lo scrittore britannico G. Orwell scriveva: “Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire”. Proprio questo è il punto: l’importanza di non adagiarsi a leggere ciò che vogliamo sentirci dire. Se in Italia destano preoccupazione la malavita e la malasanità, perché non desta preoccupazione anche la malainformazione ?

Perché le parole sporche, le parole cioè di una non libera informazione, di un giornalismo “becero e strillato”, come suggerisce Sensi, fanno meno paura delle violenze e delle inefficienze?

”Le parole sono pietre” diceva Carlo Levi ed è vero, perché possono servire per una lapidazione o per comunicare la solidità morale degli individui. E allora ecco che Sensi fa esempi concreti di questi due usi delle parole nel mondo giornalistico.

Il caso FeltriBoffo può essere preso ad esempio per riflettere se le parole in quel caso siano state usate a dovere, nella giusta misura e con finalità oneste. L’episodio invece riguardante le dimissioni della giornalista Maria Luisa Busi dal Tg1 può far pensare al senso che la libertà d’espressione deve pretendere e al peso che certe parole possono avere sui fatti.

Alla domanda se esistano mezzi d’informazione cosiddetti “indipendenti” la risposta ricavata è che l’indipendenza prima che dei mezzi dovrebbe essere degli individui.

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