Il fattore h

Il fattore h

LUCCA, 12 Dicembre. Come si valuta la ricerca? Come vedremo nel seguito, una domanda la cui risposta non è affatto scontata. Una domanda che ci porterà a parlare del fattore h. Ma cosa vuol dire? Andiamo per gradi.

Il processo di valutazione si attiva, ovviamente, con la scoperta del ricercatore. Fatta la scoperta il ricercatore, per rispondere all’esigenza di comunicare alla comunità scientifica i suoi risultati scrive, eventualmente assieme ad altri colleghi, un articolo (qualche pagina tipicamente) che viene inviato (sottomesso) ad una rivista scientifica. Ne esistono innumerevoli. Da quelle più prestigiose come Science, Nature, Cell, Physical Review Letters a quelle meno lette e meno rinomate.

Quando l’articolo è ricevuto dalla rivista gli editori della rivista dopo una breve lettura del lavoro lo rifiutano se intravedono delle debolezze significative o se ritengono che la qualità non è quella richiesta dal prestigio della rivista (per esempio Science o Nature rifiutano in questo modo più dell’80% dei lavori che gli vengono mandati ogni settimana). In pochi giorni questa risposta negativa viene comunicata al ricercatore. Altrimenti l’articolo viene inviato a due o più ricercatori anonimi che agiscono da arbitri (referee). Leggono con cura il lavoro e scrivono un giudizio, spesso chiedendo cambiamenti e chiarimenti. Questo processo dipeer-review può durare mesi e alla fine l’articolo viene rifiutato o finalmente accettato per la pubblicazione.

Il ricercatore vede gratificato il suo lavoro e le sue scoperte dalla pubblicazione del suo articolo su una rivista internazionale. Quindi si potrebbe pensare, per valutare la ricerca basta guardare quanti articoli sono stati pubblicati dal ricercatore e in quale rivista scientifica.

Non occorre molto per capire che questi parametri sono troppo superficiali e che è necessario un parametro che valuti a posteriori e con più accuratezza la qualità della ricerca svolta. Ma come?

La comunità scientifica internazionale guarda con sempre maggiore attenzione al parametro delle citazioni (citation index). Cioè quante volte in un certo intervallo di tempo, l’articolo pubblicato è stato citato in altri lavori anch’essi pubblicati su riviste scientifiche. Più l’articolo è stato citato più si suppone che il suo impatto e qualità siano grandi. Per un articolo piuttosto insignificante  il numero di citazioni dopo 4-5 anni può essere zero o pochissime. Per un ottimo articolo anche cinquanta. Per un articolo di grandissimo impatto anche diverse centinaia.

Oltre al “dove è stato pubblicato” importante per la valutazione è il parametro del “quanto è stato citato”. Perfetto, si direbbe. Ma chi conta le citazioni? Stiamo parlando di decine di migliaia di ricercatori. Milioni di articoli! Ma anche questo problema è stato risolto.

Per contare il numero di citazioni di un articolo è stato creato nel web un gigantesco archivio elettronico (ISI WEB OF KNOWLEDGE) in cui sono stati inseriti tutti gli articoli pubblicati su riviste scientifiche da circa il 1910 ad oggi. Non solo. Il sito fornisce per ogni articolo la lista di tutti gli articoli che lo hanno citato e che possono essere direttamente consultabili con un semplice click (il sito è ovviamente a pagamento). Si possono fare ricerche nominative e per un dato ricercatore vedere quanti articoli ha pubblicato, quanto sono stati citati, e fare diagrammi del numero di citazioni in funzione del tempo. Un modo molto diretto per valutare la qualità del ricercatore.

Ma questo è sufficiente? E’ sufficiente, come parametro, il numero totale di citazioni? Evidentemente no. Basta pensare alla seguente domanda: è più bravo un ricercatore che ha 10 articoli ognuno citato dieci volte o un ricercatore che ha un solo articolo citato 100 volte? Un bel dilemma. D’altro canto questi criteri sono di fondamentale importanza durante la fase di reclutamento di un ricercatore in una università o centro di ricerca (almeno all’estero, in Italia si dice, contano anche il grado di parentela, l’età e il sesso…).

Ed eccoci finalmente al fattore h.

Nel 2005 un fisico americano, Jorge Hirsch, professore alla Università della California a San Diego, un po’ deluso dal metodo di valutazione della sua Università e desideroso di identificare un metodo oggettivo di valutazione, inventò un indice della qualità di un ricercatore. Il famigerato fattore h. 

Il fattore h è in poco tempo diventato l’indice universale della qualità di un ricercatore, più accurato dei parametri “articoli pubblicati” e “numero di citazioni”. Come funziona? Ecco la criptica definizione.

Un ricercatore ha un fattore h se un numero h tra i suoi articoli pubblicati ha un numero di citazioni almeno pari a h.

Facciamo un esempio: h=10 significa che tra gli articoli pubblicati dal ricercatore ce ne sono 10 con un numero di citazioni maggiore o uguale a 10. Il ricercatore magari ha pubblicato 100 articoli ma solo dieci hanno un numero di citazioni maggiore o uguale a 10. Gli altri sono citati meno. Il suo fattore h è 10. Più il fattore h è grande più il ricercatore è bravo. Un ottimo ricercatore ha il suo fattore h che incrementa di uno ogni anno. I grandi scienziati riescono a raggiungere a fine carriera un fattore h di 60 o oltre.

Con sorpresa dello stesso Hirsch, il suo fattore h è diventato lo standard della valutazione del ricercatore. Avere un alto fattore h rappresenta il sacro graal del ricercatore.

Il giochetto del fattore h è tutto sommato positivo ma occorre, come in tutte le cose, moderazione. Spesso questa valutazione super-parametrizzata diventa una gabbia. Un po’ come succede per la televisione dove il grande fratello vince su programmi di cultura e approfondimento perché il suo audience è maggiore. L’audience è senz’altro un parametro molto utile ma se usato in modo eccessivo causa il peggioramento della qualità dei programmi come ben dimostrato dalla televisione Italiana. Il fattore h è utile e un valido indice di valutazione a patto di non usarlo in modo eccessivo.

Ma per la valutazione della ricerca Italiana questo pericolo, al momento, non sembra essere all’orizzonte.

Inserisci il tuo commento

La tua e-mail non verrà pubblicata. compila tutti i campi obbligatori*

Se pubblichi stai dando il consenso alle regole di base , ai termini del servizio e alla normativa sulla privacy
Annulla

.

Newsletter


WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com