Feste, bollicine… e il giusto bicchiere

Feste, bollicine… e il giusto bicchiere

LUCCA, 09 dicembre – E’ il vino della festa per eccellenza, e anche a non voler essere banali il fascino delle bollicine nel bicchiere resta un piacere, anche solo da un punto di vista puramente estetico, difficilmente eguagliabile.

Questo però certamente non significa che uno spumante valga l’altro, e neppure, contrariamente a quanto molti pensano, che gustarsi una buona bottiglia di champagne – tanto per prendere come esempio il più celebre metodo classico – sia necessariamente un lusso da concedersi in poche occasioni.

Sia che pensiate di regalarlo, offrirlo, semplicemente berne un bicchiere, appena un po’ di tempo in più dedicato alla ricerca del vino giusto può essere ricompensato da qualche interessante scoperta (da apprezzare anche al di là di feste e cenoni).

L’universo delle bollicine è vastissimo per qualità, prezzi, tipologie, possibilità di abbinamento… e naturalmente il gusto personale è un parametro inderogabile. Oltretutto il ventaglio di etichette disponibili in commercio si è ampliato enormemente negli ultimi anni. Approfittiamone e non prendiamo la prima bottiglia a disposizione sugli scaffali del supermercato. Allo stesso prezzo di uno champagne prodotto da qualche grande azienda che distribuisce milioni di esemplari di qualità tutto sommato non entusiasmante, si può scovare qualcosa di veramente eccellente cercando tra i vignaioli indipendenti di cui fortunatamente la regione dello champagne è prolifica.

Se non avete la possibilità di farvi un bel viaggio da quelle parti e procurarvele direttamente sul posto (portandovi via, oltre a qualche ottimo affare, anche un bel bagaglio di ricordi indimenticabili di vigne a perdita d’occhio, antiche cantine sotto volte di pietra, lunghe chiacchierate con veri artisti del vino), provate per esempio l’eleganza di un blanc de blancs (vale a dire chardonnay in purezza) di Larmandier-Bernier, un grande champagne, prodotto con metodi biodinamici, profondo e morbidissimo, a meno di quaranta euro. Oppure, restando nella stessa fascia di prezzo, se preferite la potenza e il carattere del pinot nero, il maestoso brut di Marie Noelle Ledru, viticoltrice di Ambonnay ormai mitica per gli appassionati del genere. A meno di trenta euro (come nemmeno i “peggiori” champagne della grande distribuzione) si trovano cose piacevolissime come il blanc de noirs di Henri Chauvet o la cuvée classica di Moutard. Bisogna cercare ma si trovano, considerate anche che molte enoteche sono provviste di sito internet dove è possibile consultare il listino dei vini in vendita, se non acquistarli on-line.

Tra le bollicine italiane incontriamo sempre più frequentemente dei metodo classico di livello altissimo, e ottimi prodotti a costi competitivi. Forse imbattibile per rapporto qualità prezzo il Franciacorta satén di Mirabella (sotto quindici euro). Ma anche fuori dalle zone più conosciute, è interessante sperimentare realtà emergenti come quella dell’Oltrepò Pavese. Per fare solo un esempio, Caseo produce una cuvée base che si può trovare in qualche enoteca a dieci euro, e per poco di più un blanc de blancs e un pas dosé (senza aggiunte zuccherine, quindi molto secco) che colpiscono per intensità e persistenza.

Infine, forse non tutti sanno che proprio qui vicino, sulle colline di Montecarlo, la Fattoria Montechiari produce un metodo classico, il “Donna Catherine”, eccezionale per la finezza, la delicatezza di profumi e per il meraviglioso colore rosa pallido. Per il momento esperimento unico e riuscitissimo nel panorama vinicolo della zona, da provare.

Qualunque sia la preferenza, una viva raccomandazione: lo spumante metodo classico solitamente non è un vino da dessert (a meno che non parliamo, ad esempio, di un Asti). Bere champagne con il panettone uccide sia lo champagne che il panettone. Se non optate per le bollicine a tutto pasto (scelta azzeccatissima, esistono bollicine giuste praticamente per ogni abbinamento, dalle ostriche alla bistecca), allora meglio come primo vino, all’aperitivo, all’antipasto, o da sole per un brindisi.

Un’ultima cosa. So che su tutti i manuali tecnici troverete che il bicchiere giusto per lo spumante è la flute. Ci sono specifiche motivazioni per questo, legate alla concentrazione degli aromi, alla distribuzione delle papille gustative sulla lingua… Tuttavia mi permetto di dissentire: soprattutto se siete di fronte a un grande vino spumante, francese o italiano che sia, un vino dotato di struttura e personalità, concedetegli un calice ampio, che lo lasci libero di aprirsi e di esprimere tutto il suo potenziale.

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