La rinascita dei vini lucchesi

La rinascita dei vini lucchesi

LUCCA, 2 dicembre – Non è trascorso poi molto tempo da quando i vini prodotti in lucchesia  apparivano quasi inevitabilmente destinati al consumo locale e di scarso interesse, praticamente assenti nelle enoteche al di fuori della provincia, sconosciuti all’estero,  sostanzialmente ignorati dalle guide specializzate e dalle manifestazioni enologiche.

Certo, la Strada del Vino delle Colline Lucchesi, di Montecarlo e della Versilia (la Versilia recentemente inserita) può vantare una storia antica e nobile, ma forse troppo a lungo ha sofferto della carenza di quell’ossigeno indispensabile che deriva dall’impegno costante nella ricerca e nel perfezionamento delle metodologie produttive.

E’ interessante allora osservare quello che si sta verificando negli ultimi anni.

Non si tratta soltanto dei riconoscimenti ufficiali o della conquista di mercati che finora apparivano fuori portata. Si tratta prima di tutto di una evidente e progressiva crescita qualitativa, accompagnata dal ritrovato slancio “creativo” di produttori coraggiosi che hanno saputo correre il rischio di uscire dagli schemi e attendere con pazienza i risultati del proprio lavoro. Perché quello del vino è un mondo lento, nel quale devono necessariamente passare anni prima di vedere un progetto tradursi in risultati concreti. E non è detto che tali risultati trovino subito la risposta che meritano, soprattutto quando non seguono la comoda scia delle mode del gusto.

Quello che possiamo apprezzare adesso è il frutto di un processo iniziato più di dieci anni fa, nel corso degli anni novanta, quando quasi in parallelo alcune persone provenienti da realtà diverse, ma con la passione comune del vino, hanno deciso di intraprendere un percorso nuovo e allo stesso tempo antichissimo, perché legato alla riscoperta del “terroir” e delle sue potenzialità. E questo significa essenzialmente non cercare di somigliare a qualcos’altro, ma capire e valorizzare proprio questo clima, queste colline, questo terreno. Molte delle aziende, spesso piccole, familiari, che hanno preso parte al processo di rinnovamento di cui sto parlando, hanno abbracciato una filosofia produttiva più sensibile e rispettosa dei caratteri peculiari del territorio, che si parli di biologico, biodinamico, comunque naturale. E il risultato non poteva che essere un panorama di vini diversi fra loro, ognuno con il carattere, il sapore, il profumo del luogo da cui provengono.

E allora incontriamo l’eleganza naturale dei vini di Tenuta di Valgiano, ormai una solida certezza da quando l’enologo Saverio Petrilli, figura di riferimento per quanti credono nei principi dell’agricoltura biodinamica, ha preso in mano la conduzione tecnica dell’azienda e, coniugando l’indiscutibile professionalità con la passione per il proprio lavoro, ha saputo far emergere il valore latente di questi bei vigneti esposti a sud.

Sicuramente risultati superbi come quelli ottenuti con i vini di Valgiano sono stati stimolo e esempio. Anche territori considerati a lungo inadatti alla produzione vinicola, come quello della Garfagnana, hanno scoperto una propria personale vocazione. Aziende quali Podere Concori o Macea, con la crescita progressiva, entusiasmante della qualità dei loro vini, dimostrano come l’attenzione alle risorse proprie di un terroir possa più di tante forzature. E come sempre dietro a questi risultati ci sono le persone – Gabriele da Prato per Podere Concori, Antonio e Cipriano Barsanti per Macea – persone capaci di “ascoltare” la biodiversità di quelle terre, riscoprendo vitigni autoctoni, assecondando la natura dei terreni e la loro specifica situazione climatica.

E’ sempre con passione e intelligenza di vigneron che a S. Martino in Vignale Giuseppe Ferrua ottiene con la sua Fabbrica di S. Martino vini che escono dagli standard per esprimere una personalità propria, di anno in anno diversa, capace di evolversi nel tempo, come ci si dovrebbe aspettare da ciò che è vivo prodotto della terra.

Giampi Moretti per Terre del Sillabo, che, ancora una volta, grazie alla comprensione di uno specifico territorio e alla volontà di mettere in luce proprio le peculiarità che lo rendono unico, ha saputo trovare la giusta espressione per i suoi vigneti esposti alle correnti fresche della Val Freddana ricavandone eccellenti chardonnay e sauvignon.

L’elenco potrebbe continuare e non cessa fortunatamente di ampliarsi.

Dunque, se già non li conoscete e apprezzate, provate, assaggiate senza pregiudizi questi vini lucchesi, gustatevi la loro unicità.

Perché un bicchiere di vino può contenere tutto un mondo.

2 commenti

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2 Commenti

  • Admin
    3 dicembre 2010, 12:24

    “Quello del vino è un mondo lento”: articolo bellissimo, ben strutturato, di facile lettura anche per i profani e pure a momenti poetico.COMPLIMENTI!

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  • Admin
    3 dicembre 2010, 15:33

    Fantastico. Però ora troviamo il modo di conciliare tutto ciò con gli stili di vita moderni, e sennò articoli come questo è roba da galera, ché poi istigate la gente e la gente s’imbriàa e si stianta nei lecci con la Golf (o la Vectra) e voialtri giornalai a godere coi dispacci e le agenzie e le statistiche sulla mortalità stradale, e a mettere in zuca alla gente idee sul genere “bere al sabato è male ma per il resto amen, un bicchierino non ha mai ammazzato nessuno” che così mi tocca girare il lunedì mattina e fare lo zigo zago tra i birilli, e paio briao anche io.

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