La nascita del mito è la morte della persona: la Pop Art in mostra a Roma

La nascita del mito è la morte della persona: la Pop Art in mostra a Roma

ROMA – Pop Art! 1956-1968: una carrellata attraverso oltre cento opere, una cinquantina di artisti e poco più di una decina d’anni, per raccontare uno dei movimenti che hanno fatto la storia dell’arte e del costume della seconda metà del XX secolo. In mostra alle Scuderie del Quirinale di Roma fino al 27 gennaio.

“Gioventù” Mimmo Rotella 1962

Corrente di origine inglese, la Pop Art si sviluppa soprattutto negli USA a partire dagli anni ’60, estendendo la sua influenza in tutto il mondo occidentale.

Questa nuova forma d’arte popolare è in contrapposizione con l’eccessivo intellettualismo dell’Espressionismo Astratto e rivolge la propria attenzione agli oggetti, invece che al soggetto e al linguaggio della società dei consumi, quindi all’esteriorità invece che all’interiorità dell’individuo.

La Pop art esprime lo stesso dualismo del mondo della comunicazione.

Se da un lato un prodotto commerciale è esaltato dal bombardamento mediatico per le proprie qualità, dall’altro rimane fondamentalmente un prodotto dozzinale, in quando frutto di una produzione seriale.

Molte delle opere presenti alla mostra adottano una tecnica espressiva totalmente innovativa, l’uso della fotografia, del collage fotografico o delle varie tecniche di stampa, ha il preciso intento di riproporre gli stessi metodi del linguaggio pubblicitario e conseguentemente ne esalta il concetto di serialità e produzione di massa.

Dall’altro lato invece il metodo artistico tradizionale come la pittura di Roy Lichtenstein e dei fumetti giganti, simboleggia un altro aspetto del linguaggio mediatico : la “nobilitazione” del prodotto, buono o cattivo che sia, e la sua esaltazione fino a divenire mito che rende provocatoriamente lo spazio espositivo museale il luogo più adatto a riproporlo.

Nel medesimo tempo si può dire che l’estrapolazione di oggetti di uso quotidiano e l’inserimento degli stessi in questo nuovo contesto, diventa il metodo attraverso il quale l’artista pop focalizza l’attenzione sul bombardamento della comunicazione della massa e sulla sua colonizzazione inconscia: infatti nel momento in cui il prodotto viene decontestualizzato è come se lo stesso messaggio pubblicitario fosse smascherato, privato della sua capacità mimetica negli spazi urbani che occupa abitualmente.

Questa fase di “smascheramento” rappresenta quindi in un certo senso una presa di coscienza dell’inganno pubblicitario, l’esaltazione e nel medesimo tempo la mortificazione del messaggio.

Questo processo di mistificazione e mortificazione ovviamente non esclude il corpo umano ( quello femminile prima di tutto), trasformato in un mezzo per far passare dei concetti e vendere un prodotto o semplicemente esso stesso merce di scambio.

La ripetizione seriale del viso di Marylin da parte di Andy Warhol, ad esempio, innalza la donna a diva e poi a dea, nel medesimo tempo in cui essa si trasforma in un semplice oggetto, e più precisamente un “oggetto di culto”.

L’oggettivazione della persona ne cancella i tratti umani e caratteriali, così che la Marylin star esiste solo ed unicamente come incarnazione di un mito e non in quanto persona.

La nascita del mito è la morte della persona.

Lungo il percorso della mostra troviamo anche diversi artisti italiani come ad esempio Tano Festa, a questo proposito va notato che se il naturale riferimento di un americano come Andy Warhol può essere il packaging delle scatole Brillo o la serigrafia di una scatola di Campbell’s, lo spunto naturale per un italiano nato e cresciuto in un suolo ricco di gioielli artistici è la realizzazione di lavori che hanno come soggetto la reinterpretazione in chiave pop delle opere d’arte italiane più famose.

Gli espositori presenti in mostra:

Franco Angeli, Arman, Richard Artschwager, Evelyn Axell, Enrico Baj, Peter Blake, Derek Boshier, Patrick Caulfield, Mario Ceroli, Christo, Jess Collins, Equipo Cronica, Allan D’Arcangelo, Jim Dine, Antony Donaldson, Erro, Öyvind Fahlström, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Claude Gilli, Raymond Hains, Richard Hamilton, Jann Haworth, David Hockney, Robert Indiana, Alain Jacquet, Jasper Johns, Ray Johnson, Allen Jones, R.B. Kitaj, Gerald Laing, Laszlo Lakner, Roy Lichtenstein, Sergio Lombardo, Fabio Mauri, Jacques Monory, Claes Oldenburg, Eduardo Paolozzi, Pino Pascali, Peter Phillips, Michelangelo Pistoletto, Joseph Raffael, Mel Ramos, Bernard Rancillac, Robert Rauschenberg, Martial Raysse, Gerhard Richter, James Rosenquist, Mimmo Rotella, Ed Ruscha, Mario Schifano, Daniel Spoerri, Harold Stevenson, Peter Stämpfli, Wayne Thiebaud, Joe Tilson, Andy Warhol, Tom Wesselmann

Pop Art! 1956-1968

Roma, dal 26 ottobre 2007 al 27 gennaio 2008

SCUDERIE DEL QUIRINALE

Via XXIV Maggio 16 (00187)

+39 0639967500 (info), +39 06696271 (biglietteria)

info@nullscuderiequirinale.it

www.scuderiequirinale.it

orario: da domenica a giovedì 10.00-20.00; venerdì e sabato 10.00-22.30.

biglietti: Intero: € 10 – Ridotto: € 7.50

curatori: Walter Guadagnino

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