“La vita, l’amore e il Burlesque”, Scarlett Martini si racconta a LoSchermo.it

“La vita, l’amore e il Burlesque”, Scarlett Martini si racconta a LoSchermo.it

ROMA, 16 agosto – E’ un afoso pomeriggio d’agosto, in Trastevere, quasi sospeso sull’assenza del solito traffico della gente che lavora e in attesa dell’arrivo del popolo della notte romana. Mentre i baristi stanno iniziando a preparare tavoli e banconi, ad attendermi a un tavolinetto vintage sulla piazza, seduta su poltroncine artisticamente scompagnate (il luogo perfetto per parlare di burlesque – infatti lei è di casa) c’è Scarlett Martini: perfetta dal trucco all’acconciatura, fasciata in un magnifico abito anni ’50 e con una borsetta tempestata di perle al fianco. Sfodera un sorriso affabile e incredibilmente ironico che le illumina il volto di espressività e iniziamo subito la nostra chiacchierata sul significato stesso della parola “burlesque” e su cosa dobbiamo attenderci al “Burlesque Garden”, la tre giorni a tema in programma al Centro Congressi Principe di Piemonte il 20, 21 e 22 agosto. Evento in cui Scarlett, dall’alto della sua direzione artistica, appare come una regina.

Il burlesque: si direbbe che questo sia il momento d’oro.

“In Italia è il momento d’oro, e (alza gli occhi al cielo come per sottolineare meglio il concetto), spero di no, ma come spesso succede si rischia che sia una meteora, qui vi è la tendenza a prendere soltanto l’estetica delle cose, senza considerarne la sottocultura … l’idea del Burlesque Garden nasce proprio dalla volontà di presentare l’intero mondo del brulesque: non solo lustrini e ballerine ma anche tutto ciò che sono l’universo dei tatuaggi, del mondo delle pin-up, dei musicisti… del rockabilly…”.

Come è entrata a far parte di questo mondo? 

(Ride, illuminandosi ancora prima di rispondere): “Per caso! L’avevo visto e me n’ero innamorata, ho detto ‘ah però lo potrei fare anch’io’ e la cosa bella è che lo potrei fare anche io, qualsiasi donna che lo vede può. La cosa fica del burlesque è che non esiste una bellezza canonizzata, canoni fisici particolari, non serve saper ballare , non serve saper cantare. Bisogna essere ‘burlesque’, molto autoironici e con la volontà di mettersi in gioco, una volta che si è auto-ironici bisogna soltanto divertirsi, giocare con i propri difetti, con il pubblico… giocare e divertirsi. Ogni ballerina di burlesque è differente, con una personalità molto spiccata, non è come Miss Italia, qui ognuna ha la sua tipologia, riflette il suo carattere nel personaggio che interpreta”.

Personaggio o persona?

“Dipende. C’è un filtrare dell’uno nell’altro, personalmente c’è una compenetrazione di persona e personaggio ma cerco di tenerle separate (ride di nuovo)… Altrimenti litigherebbero”.

Pensavo che avremmo parlato di sensualità, invece siamo incredibilmente sul terreno dell’ironia. E della sua fusione con l’eleganza.

“Più che ‘eleganza’ direi ‘non-volgarità’: ci possono essere spettacoli che non sono propriamente ‘eleganti’, magari sono super-ironici e quindi sono goffi, clowneschi, ma l’ironia c’è sempre, e soprattutto non c’è la volgarità, cosa che spesso è difficile da far capire, raccontandolo a parole, (Riflette con aria vagamente rassegnata) sicuramente c’è un pregiudizio, quando dici che è una parodia di spogliarello… specialmente un uomo è normale che parta per la tangente, abituati a lap dance e altro. (L’allusione riporta la comicità sul suo volto espressivo e aggiunge) in realtà lo spettacolo piace molto più alle donne che non agli uomini, e anche il complimento del pubblico, ti fa più piacere riceverlo da una donna. In ogni caso è sempre molto inaspettato come spettacolo, puoi restare shockato o appassionarti al genere: non restare indifferente”.

Cosa ama di più del Burlesque?

“La cosa che mi piace di più è il divertimento (e lo avevamo intuito, ndr), essere sempre in giro per l’Europa a fare spettacoli. Si conoscono artisti e personaggi divertentissimi, si entra in contatto con un mondo assolutamente stravagante. Anche la competizione tra le ballerine, all’estero, si sente molto di meno. (Scarlett si ferma un attimo, concentrata, cercando la maniera adatta per raccontare la vita dietro le quinte). Non è come l’ambiente delle ballerine di spettacolo, dove davvero si ucciderebbero e non comandano gli uomini. Nel Burlesque comandano le donne, perché sono imprenditrici di loro stesse: si preparano il costume, creano le serate. Fanno tutto da sole”.

Quanto è importante la scelta del costume?

“Avere costumi molto belli è una cosa che non va sottovalutata (il sarcasmo trapela di nuovo dalla sua voce fresca), soprattutto adesso che si sta allargando il fenomeno. Parecchie ballerine, un po’ improvvisate, si stanno buttando sul burlesque perché pensano sia più semplice. Invece i costumi sono una cosa molto importante su cui bisogna investire tanto, soprattutto all’inizio”.

Come nasce un costume?

“In due modi: prima si sceglie il personaggio e cosa questo personaggio vuole fare. Oppure si vede un costume pazzesco e da lì si crea un personaggio che lo usi”.

Un percorso a doppio senso, quindi?

“Sì, si dice che bisogna prima pensare alla storia e poi creare l’insieme, invece a me, per esempio, capita di sentire una musica e su quella musica creare una storia, delle scene. Secondo me non esiste il ‘percorso standard’ e sicuramente i costumi non sono costumi di teatro e basta: debbono essere d’impatto, molto sfarzosi, molto ricchi (ridiamo entrambe osservando quali meravigliose perle decorino i suoi accessori, anche in occasione di una semplice intervista), ma debbono essere soprattutto facili da togliere, e non si trovano già fatti. A me piace molto realizzarmeli da sola, per averli come voglio io. Si parte da un bustino base e si arricchisce si arricchisce. È la parte secondo me più bella, la preparazione, la scelta delle musiche”.

D’altronde stiamo parlando di una ‘performing art’ molto più vicina all’improvvisazione e al monologo, che al ballo vero e proprio…

“Sì, sicuramente. Lo spettacolo cambia in base al pubblico, poi ci possono essere – e ci sono stati – problemi tecnici: una canzone che si impalla e ricomincia sempre, va in loop e tu non è che interrompi. Giochi, scherzi, sorridi sempre. Oppure non ti si slaccia il bustino e tu stai lì tre ore (mima il gesto), ma non è che puoi dire ‘fermi tutti!’. Continui a sorridere, semplicemente, e a muoverti. Perché si sa, ‘the show must go on'”.

L’impressione è che questa vita la assorba completamente.

“Certo, qualsiasi cosa fai spesso la pensi in doppia versione. Una musica la puoi ascoltare (indica le casse che diffondono a basso volume una melodia jazz), ma poi pensi se funzionerebbe per lo spettacolo. Oppure vedi una ragazza per strada vestita in maniera particolare e magari cogli quell’idea che porta indosso. Cambia un po’ la vita, però è bello, sicuramente anche grazie a tutti gli spettacoli all’estero”.

Ci può parlare del circuito?

“Il circuito Burlesque. La capitale è Londra, da ormai quasi dieci anni e adesso sta prendendo molto piede anche Berlino, dove sono più sul dark cabaret, più sul livello goth“.

E torniamo alla grande questione: colore o dark? Luce o oscurità?

“Dipende dagli stati d’animo. Sono due filoni diversi, però possono anche interagire (aggiunge, come a negare il dubbioso atteggiamento con cui ha risposto). Il gotico è un’altra cosa, però si può fare una performance con Marilyn Manson, dipende dal tipo di serate e dal tipo di pubblico, per delle serate più forti e magari più d’impatto mi è capitato di usare canzoni più forti. E’ bello poi sperimentarsi in varie chiavi. Esiste il personaggio Scarlett Martini, ma a sua volta Scarlett martini interpreta una storia: una volta un marinaio, una volta Cleopatra”.

Perché tutto questo sta diventando di moda adesso?

(Il sarcasmo prende di nuovo il sopravvento e la risposta è lapidaria): “Perché è molto ‘pompato’, perché hanno fatto la scelta di portare, Dita Von Teese a San Remo, che ha comunque, diciamo, portato al popolo il burlescque, anche se non credo nella maniera giusta”.

Per esempio quella è stata un’esibizione per nulla ironica.

“Lei l’ironia non ce l’ha, è il suo stile. Ha scenografie pazzesche e costumi stupefacenti, è bellissima, impeccabile. Lei è perfetta. Però il burlesque non è perfetto, è basato sull’imperfezione e lei è un’icona. Delle volte invece è divertente sbagliare. In Italia, dicevo, purtroppo il burlesque, specie quando passa per televisione, viene snaturato, per cui spesso quando mi chiamano per le trasmissioni, rifiuto, perché non credo che poi sarebbe portato nella giusta maniera”.

La invitano spesso in programmi televisivi?

“Sì, a volte anche per trasmissioni che non c’entrano davvero nulla con quello che faccio”.

Si considera una purista?

“No, voglio far capire: spesso parli di burlesque e senti dire ‘ah sì lo spogliarello’. No, c’è altro. Anzi: secondo me quella è l’ultima cosa che c’è. Innanzi tutto c’è la teatralità, la parte di spettacolo, la musica. E’ quello che cerchiamo di portare a Viareggio; l’anno scorso c’erano soltanto ballerine più ‘classiche’, ma il burlesque è fatto di tanti stili, c’è magari la ballerina più classica, ma c’è quella più fetish quella neo-burlesque, quindi con musiche molto moderne, quella più sugli anni ’50 dove appunto è tutto rigorosamente anni ’50, vari generi, sotto-categorie. A Parigi c’è una ragazza bravissima che fa performances aeree con i cerchi, con uno stile che si può addirittura avvicinare al circo”.

Sta parlando di allargare il ventaglio delle proposte in una gamma più ampia?

“Esatto. Sicuramente, specie da una vetrina come Viareggio, bisogna iniziare da un burleque più classico, e poi ampliare anche con gli altri artisti. Perché ci sono le ballerine e poi ci sono altri artisti, che sono complementari perché l’idea che voglio dare – che poi è come è nato il burlesque in realtà – è quello di uno spettacolo di strada, uno spettacolo dove appunto ‘si prende in giro’. Lo spogliarello poi è nato veramente per caso, è arrivato dopo, prima c’era la parodia e c’era l’ironia. Questa è la cosa, secondo me, essenziale, ed è questo che voglio riportare: una parodia. Uno spettacolo accompagnato da mangiafuoco, da clown, dal tiratore di coltelli. Uno spettacolo di strada. Quindi anche a Viareggio, naturalmente in un’atmosfera più glamorous, molto più teatro – e in un luogo bellissimo, come è appunto il Principe di Piemonte – ci sarà una contorsionista, un ragazzo che gioca con l’hula-hop, che è incantevole. C’è il cantante , il beastmaster tipo capo-circo, la band rockabilly, la band swing, ci sarà davvero tanto spettacolo (spalanca gli occhi). Poi ovviamente ci sarà una special guest importante, una delle ballerine più importanti del mondo, e  sono molto felice della sua presenza”.

Quanta affluenza prevede per il “Burlesque Garden”?

“Speriamo tanta (incrocia le dita). Sicuramente è un circuito per gli addetti ai lavori, un pubblico di appassionati prima di tutto. Però, ad esempio l’anno scorso a Viareggio, c’erano persone che non sapevano di cosa si trattasse, che però, attratte dal manifesto, si presentavano e poi si sono appassionate. Rispetto all’anno scorso abbiamo avuto molte più richieste anche dall’estero per i biglietti, la risonanza del ‘Burlesque Garden’ su scala internazionale quindi c’è, e noi non cerchiamo neanche la vetrina che può essere la copertina di ‘Cosmopolitan’ o cose di questo genere. Per ora stiamo cercando appunto di portarla (la conoscenza del burlesque, ndr) attraverso lo spettacolo, attraverso il passaparola di persone che vengono a vedere lo spettacolo e poi ne parlano piuttosto che andare, appunto, su riviste femminili a promuovere l’evento”.

Praticamente l’opposto della trasmissione televisiva generalista.

“Esatto, adesso puntiamo alla sostanza: persone che lo spettacolo cercano di capirlo oltre che di vederlo. In questo poi sarà bravissimo anche il presentatore, Attilio Reinhardt: sul suo sito (www.burlesque.it) è stato uno dei pionieri del burlesque in Italia. Al festival c’è chi veramente è venuto con i bambini e non ha la minima idea di cosa si tratta. Quindi lui ha il compito di far capire perché succede quello che si vede e in questo è davvero bravo”.

Un vero presentatore per le storie di cui parlavamo prima, quindi?

“Sì, ha scritto da poco anche un libro che presenterà nell’ambito della manifestazione, è davvero bravissimo. Devo dire che sono contentissima del cast, che tra l’altro sta anche crescendo dalla scorsa edizione, nella quale ero stata io a selezionare il gruppo di artisti e ballerine che volevo come start-up. Quest’anno invece, grazie anche all’enorme riscontro che il ‘Burlesque Garden’ ha avuto, abbiamo deciso di creare un festival vero e proprio, una rassegna in cui ciascuno possa mostrare ciò che è, non una competizione. Mi hanno scritto ballerine, anche importanti, dell’altra parte del mondo che mai pensavo potessero sapere della cosa. Alcuni di questi artisti neppure li conoscevo”.

Questo può essere il rovescio della medaglia del palco italiano? Essendo delle “mosche bianche” siete subito visibili e fa cassa di risonanza.

“Sì, ma c’è anche da dire che il livello è diverso. Una serata a Londra è comune, bella, però è una ‘solo’ serata. Qui si tratta non di un locale con una ballerina, quanto di uno spettacolo di teatro, che è una cosa molto diversa. Sono tre ore di spettacolo grande, con una differente preparazione alla spalle. Un festival non è una serata. Là c’è il festival di Londra che è una cosa enorme e bellissima, dura una settimana. Tra l’altro Chaz Royal, producer del London Festival, sarà presente perchè anche lui è rimasto affascinato da ciò che abbiamo fatto: verrà e farà anche da DJ una sera, perché comunque voleva testare la realtà di Viareggio. E anche questo fa piacere, non è proprio come se l’ultimo arrivato si propone di farti promozione. Dà tanta soddisfazione, poiché secondo me le cose, se fatte ad alti livelli, poi pagano. Se invece si va al risparmio, la serata nel localino, con ragazze dai costumi improvvisati (storce il naso con disapprovazione) è solo un modo un modo di usare il burlesque per fare soldi. L’organizzazione di Viareggio prevede anche al termine di ogni spettacolo il dopo festa gratuito per chi ha acquistato il biglietto, con DJ quali Chaz Royale, Andy Wolly. E feste sulla spiaggia, ancora stiamo decidendo la location, forse lo stesso Principe di Piemonte. Sarà sicuramente molto bello”.

Com’è stato inserirsi nel Carnevale di Viareggio?

“Ci sono entrata, fortunatamente, con molta incoscienza, non sapendo della grandezza della cosa e senza immaginarmi un impatto così forte sulla città. Questo approccio ha aiutato perché mi ha tolto molta ansia”.

Della serie: alla fine siamo al Carnevale?

“Esatto, poi quando ti ci trovi dentro ti accorgi che è davvero una macchina enorme e sfilare come ospiti con tutti gli artisti del ‘Burlesque Garden’ sul carro principale è stato entusiasmante! Anche il ‘Burlesque Garden’ di agosto sarà patrocinato dalla Fondazione Carnevale, nonostante, per una questione di date, non siamo riusciti ad inserirci nel carnevale estivo”.

Vi siete quindi emancipati, in qualche modo, assumendo il ruolo di evento di spicco?

“No, sicuramente i carri sono la cosa più importante, ma sarebbe molto bello se fosse vero. Però hanno molte cose in comune il burlesque ed il carnevale. La burla, il travestimento, recitare una parte, i costumi. Il burlesque è un carnevale che dura tutto l’anno, è un bel connubio. A febbraio sicuramente ci sarà la prossima edizione all’interno del carnevale quindi poi vediamo e speriamo”.

Ultima domanda: perché “Garden”?

“Forse perché vedo troppo avanti e c’era già l’idea di una stagionalità! Poi nel burlesque ci sono molti artisti come nel giardino ci sono molte piante molti fiori. L’idea era di nominare uno spettacolo che cambia a secondo delle stagioni. È lo stesso concept, ma ad agosto sarà diverso da febbraio. Mi piaceva l’idea di qualcosa che lasciando lo stesso nome cambia e si modifica rimanendo se stesso. Le varie fioriture di stagione”.

Inserisci il tuo commento

La tua e-mail non verrà pubblicata. compila tutti i campi obbligatori*

Se pubblichi stai dando il consenso alle regole di base , ai termini del servizio e alla normativa sulla privacy
Annulla

.

Newsletter


WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com