Diabolik e Martin Mystère dal fumetto al videogioco

Diabolik e Martin Mystère dal fumetto al videogioco

LUCCA – Stamani (3 novembre) in San Girolamo Artematica e Leader con Alfredo Castelli hanno raccontato al pubblico come personaggi storici del fumetto si adattano alla realtà videoludica, in particolare Diabolik e Martin Mystère.

Martin Mystère

Fin dalla comparsa nel mondo dell’intrattenimento dei videogiochi, il mondo del fumetto è stato un contesto privilegiato da cui attingere personaggi e storie. Entrambi i mezzi di comunicazione permettono infatti al fuitore una forte identificazione con gli eroi rappresentati.

A raccontarlo questa mattina in San Girolamo c’erano Artematica, software house che ha sviluppato giochi come Diabolik, The Original Sin e Martin Mystère, Operazione Dorian Gray, Leader, distributore dei titoli, e Alfredo Castelli, padre e autore di Martin Mystère.

Per motivi generazionali non sono un appassionato di videogiochi – ha esordito Castelli -, ma non posso certo ignorare il loro forte legame con l’ambiente del fumetto. Basti pensare i primi anni ottanta, quando sullo schermo delle vecchie consolle da bar venivano importati supereroi come Popeye e Superman”.

“Addirittura in molti casi si verificava anche il processo inverso, con personaggi di videogams che diventavano protagonisti di storie a fumetti”.

Diabolik e Martin Mystère insieme a Dylan Dog, sono stati utilizzati in Italia, fin dagli anni novanta, per produrre adventure distribuite in allegato con riviste di settore. La qualità dei titoli tuttavia era decisamente di basso livello: “All’epoca – racconta Cangini di Artemedia – lavoravo per le software house che producevano quei titoli e, anche a causa del basso budget, si tentava di produrre un titolo al mese. Un videogioco però è una realtà molto complessa – continua – e il lavoro che c’è dietro già a quell’epoca era molto più ampio. Oggi poi sarebbe impensabile, con la tecnologia attuale un videogame richiede addirittura anni di sviluppo”.

Quindici anni fa – incalza Castelli – i caratteri identificativi dei personaggi venivano sovente storpiati. Oggi questo non succede e vengono realizzati veri e propri prodotti di eccellenza. Anche io talvolta sono ‘invidioso’ del livello di dettaglio dei disegni raggiunto”.

Ma come si sposano due personaggi come Diabolik e Martin Mystère con la realtà ludica? Su questo punto Castelli offre un’analisi a tutto tondo: “Diabolik è un personaggio certamente più facile da rappresentare, sia sulla carta che sullo schermo. Infatti – continua – è dotato di una caratteristica fondamentale per quanto riguarda la caratterizzazione: la tuta. Martin Mystère invece è quasi banale, un uomo qualunque. Questo forse, commercialmente parlando, fu un mio errore, ma lo volevo così”.

Rappresentare il mondo di Diabolik e Martin Mystère in un videogame – puntualizza Cangini – presenta problematiche del tutto diverse. L’ambientazione di Diabolik, ad esempio, è del tutto fantasiosa, per cui in fase di sceneggiatura bisogna dare particolare attenzione alla localizzazione per renderla credibile. Inoltre – prosegue – Diabolik non fa mai battute, per cui va cercata una via alternativa per sdrammatizzare. Per quanto riguarda Mystère – incalza -, la scommessa è ancora più affascinante perché, come diceva Castelli, la sue storie non presentano caratteristiche tipiche. Infatti si è scelto proprio Operazione Dorian Gray perché è una storia con forte personalità”.

Se l’utilizzo di personaggi affermati consente ai videogiochi di ottenere una maggiore visibilità, a volte è vero anche il contrario: “Se cerco Martin Mystère su internet – racconta Castelli – sui motori di ricerca trovo prima il personaggio trattato sotto il profilo videoludico piuttosto che fumettistico. Quindi è un anche un modo per farlo conoscere, visto che, pur essendo un prodotto di cui sono certamente orgoglioso, è sempre rimasto un po’ di nicchia. Diabolik invece – prosegue – è fortemente caratterizzato e poi, questo è uno dei suoi punti di forza, è tutto sommato decisamente borghese: si alza la mattina, fa il suo colpo, poi torna a casa, mangia la minestrina con Eva e si mette un golfino a collo alto che ormai nessuno indossa più. Chi è più borghese di lui?”.

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