Andrea Lucchesini al Giglio per ‘Lucca in musica’

Andrea Lucchesini al Giglio per ‘Lucca in musica’

LUCCA, 24 marzo È Andrea Lucchesini il prossimo ospite di “Lucca in musica”, la rassegna organizzata da Associazione Musicale Lucchese e Teatro del Giglio, dedicata quest’anno a Chopin e Schumann nel 200° anniversario della nascita dei due autori romantici. Il pianista toscano si esibirà stasera, alle ore 21, al Teatro del Giglio, insieme all’Orchestra da Camera di Mantova diretta dal maestro Julian Kovatchev. In programma il Concerto in Mi minore per pianoforte e orchestra di Fryderyk Chopin e la Seconda Sinfonia in do maggiore op. 61 di Robert Schumann.

Formatosi alla scuola della grande pianista Maria Tipo, Andrea Lucchesini si è imposto all’at­tenzione internazionale nel 1983 con la vittoria al Concorso Dino Ciani, presso il Teatro della Scala di Milano. Il suo repertorio va dalla musica da camera – in cui si cimenta spesso in coppia con il violoncellista Mario Brunello – agli autori contemporanei (molto apprezzata la sua recente incisione dell’opera per piano solo di Luciano Berio). Dal settembre 2008 è direttore della Scuola di Musica di Fiesole e nel giu­gno 2008 è stato eletto Accademico di Santa Cecilia.

L’Orchestra da Camera di Mantova è un’orchestra storica che nel corso della sua lunga vita artistica ha collaborato con i più grandi direttori e con solisti di fama internazionale.

Il maestro Julian Kovatchev, che da circa sette anni si è trasferito a Lucca, ha studiato direzione d’orchestra a Berlino con Herbert Ahlendorf e successivamente con Herbert von Karajan mentre, come violinista, si è formato nelle file dei Berliner Philharmoniker.

Il costo dei biglietti va dai € 20,00 dei primi posti al € 15,00 dei secondi posti. Riduzioni speciali sono previste per i soci dell’Associazione Musicale Lucchese, gli abbonati alla Stagione Lirica, Prosa e Danza del Teatro del Giglio e i giovani fino a 25 anni.

Per informazioni: Biglietteria Teatro del Giglio 0583 465320 oppure Associazione Musicale Lucchese 0583 469960.

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  • Admin
    25 marzo 2010, 23:52

    Torno ora ora dal Giglio dove ho assistito alla performance di Lucchesini, Kovatchev e l’Orchestra di Mantova.
    Alcune note di apertura: un caldo bestiale in sala, roba assolutamente non giustificata se non dalla età media del pubblico in sala (persone non esattamente giuovincelle, dunque di pressione bassuccia anzichenò, dunque inclini a ben sopportare il caldo). Allestimento del palco sciatto da fare paura, con una barriera bianca sul fondo (un resto di camera da musica? la parte mancante l’hanno rubata o è scomparsa nei magazzini del ciarpame del teatro?). Acustica come sempre sorda e secca.
    E proprio l’acustica è sembrata farla da padrone nella intera performance, obbligando solista, direttore e orchestra a sonorità sempre tese e assolutamente veloci e snelle (esempi preclari il rondò finale del concerto, davvero scevro da ogni abbandono anche nella parte centrale cantabile e i tempi estremi della sinfonia di Schumann, presi veramente a velocità incomprensibili, a scapito non solo della sonorità ma spesso anche dell’articolazione – specie nei fiati, gli archi molto meglio – e nell’intonazione, con trombe davvero in serata no).
    Il resto è stato bellino ma dimenticabile: un concerto chopiniano che Lucchesini ha snocciolato con una precisione encomiabile e con una freddezza veramente spettacolare, unico abbandono la Romanza centrale, dove un po’ di canto si è sentito. L’orchestra e il direttore sono stati diligenti e precisini, suono comunque sordo e ovattato, zero armonici. Il Giglio, senza camera da musica, è proprio “luogo di lagrime”, come direbbe Scarpia, e non di musica sinfonica.
    Si arriva poi alla Seconda di Schumann, conosciuta anche come la “sinfonia dei ribattuti” visto l’uso smodato che il compositore tedesco fa della tecnica, usata negli strumenti a fiato, di eseguire gli stessi suoni più volte, in rapida successione. Ahime, vista la tecnica usata, più i tempi sono veloci e smodati, più si perde il dettaglio spettacolare della partitura schumaniana. Hai voglia a farci vedere che l’orchestra suona come una stravelocissima macchina infernale – ripeto, i violini primi erano veramente notevoli ed intonati, il resto meno -: a noi interessa Schumann e la sua musica. Nonchè l’interpretazione della stessa. Manca assolutamente il senso cosmico delle crisi bipolari del compositore, senso che proprio nella Seconda nasce e cresce in modo assoluto, basta leggere le biografie del bardo di Zwickau: i crescendo, gli immensi sforzando, i suoni forti e romantici, Sturm und Drang, latitano proprio. Il direttore appiattisce tutto in un mezzo forte/forte che sinceramente ha poco di Karajan (visto che Kovatchev fu allievo del Fu, il quale aveva ottimi rapporti con la Bulgaria tanto da venir insignito dell’ordine dei santi Cirillo e Metodio per meriti a quel paese)e più di routine bella e buona.
    Il gesto è comunque preciso, i piedi sono fissi a terra sempre nella stessa posizione e la tecnica è tutta di movimento di ginocchio (la tecnica direttoriale “sciistica” che appunto Karajan sperimentò ed usò con i suoi allievi). Le sortite dei fiati sono abbastanza precise, trombe a parte, ma è l’idea di fondo della sinfonia più bella e difficile di Schumann che manca. E manca proprio nella testa del direttore. Sicuramente un ottimo violinista, come ci indica appunto al cura maniacale del fraseggio degli archi, ma di certo uno che conosce poco la storia della sinfonia n.2, le angosce che ad essa stanno dietro, il suo modus interpretativo. Unica eccezione l'”adagio espressivo”, di tinte e nuances veramente belle. Forse il pezzo a cui si addice alla perfezione il passo impresso dal direttore e il suo fraseggio, a tratti persino appassionato. Il finale, l’apotesie gloria della sinfonia (con il famoso corale che sembra predirci l’arrivo di Brahms), è appiattito sul tempo troppo veloce e tutti i dettagli si perdono in una corsa verso gli ultimi colpi del timpano (peraltro eseguiti, almeno nella penultima battuta, con incertezza dovuta al gesto del direttore) e l’accordo finale.
    In sintesi, secondo me: orchestra buona, ma in loco – e ce ne scusino i Lumbard – si trova altrettanta qualità e abilità – da notare però finalmente un giusto equilibrio tra archi, con 10 primi e 9 secondi violini, e fiati: un totale di circa 55 esecutori, finalmente un’orchestra bilanciata), pianista ottimo, comme d’habitude, ma freddino – il bis con un preludio del Polacco ha lasciato i freddolosi ascoltatori felicini ma non troppo – e direttore un po’ esteriore e poco incline a cercare il senso nella musica che ha diretto. Perchè, dico io, quando si eseguono dei Romantici, non si cerca di essere davvero un po’ romantici anche dalla parte degli esecutori?
    Geheimnis…

    RISPONDI

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