Alice nel Paese delle Meraviglie: molto Disney, poco Carroll e Burton

Alice nel Paese delle Meraviglie: molto Disney, poco Carroll e Burton

Il più gotico visionario sognatore al momento operante dietro la macchina da presa, Tim Burton, porta in questi giorni nella sale la propria consacrazione come star con quella che appare quale una vera e propria rivincita personale. La Disney, la stessa Disney che anni or sono gli impose censure ed ostracismo, giudicandolo troppo macabro per il proprio pubblico di giovani ed innocenti bimbi, gli affida l’impresa di riportare sugli schermi un grande classico del proprio repertorio, Alice, trasformando il cartone colorato e ricco di canzoni in un delirio onirico in 3D.

Un’Alice per il pubblico Disney quindi, mediata dallo sguardo di Burton.

La prima porta con sé in eredità il fatto che, per quanto le nuove generazioni cresciute a TV e Playstation possano essere smaliziate e assuefatte alle immagini forti, un bambino è pur sempre un bambino, e quindi si aspetta un lieto fine, un intreccio semplice, oltre ad avere una soglia dell’attenzione piuttosto limitata nel tempo (piacevole novità di questo periodo, una pellicola che neppure sfiori le due ore); un piccolo spettatore si aspetta ciò che i più critici fan di Burton definirebbero “una storiella” e, dato che per le potenti finanze Disnayane il desiderio di un bimbo è da sempre un ordine, questo è esattamente ciò che ottiene.

“Una storiella”, con buona pace di tutti quegli adulti che speravano di vedere Sweeny Todd ed i suoi fiumi di sangue rivaleggiare con La Regina Rossa: questo prima che essere un film di Burton, è una pellicola pagana per essere fruita dai bimbi, con tutti i limiti che il genere impone.

Il secondo componente del nostro duetto, Tim, porta con sé il suo sguardo, il che significa che nulla di ciò che state per vedere (anzi di ciò in cui vi immergerete – nel caso del perfetto 3D) è come lo avete immaginato, o come lo ricordavate. Alice non è più una bimba dal grembiule inamidato, anzi non è proprio più una bimba, il Paese delle Meraviglie è il luogo più cupo e senza sole che possiate immaginare, ove diffidare di chiunque sorrida, ove le teste mozzate sono diventate così tante da poter costruirci dei ponti, la speranza è qualcosa che nessuno ricorda neppure, ed ovunque si scorgono tracce di aridità, di fanghiglia, di squallore, il tutto talmente profondo, talmente coinvolgente, in un caleidoscopio di colori e forme talmente incredibile, da non poterlo definire in alcun altro modo, nella sua incomparabile tristezza, se non bellissimo.

Verrebbe da chiedersi a questo punto cosa sia rimasto di Lewis Carroll, in questa trama estrapolata dal missaggio dei suoi due romanzi più famosi, in cui personaggi nuovi e vecchi vengono decontestualizzati e ri-inseriti in un nuovo universo. Di Carroll, dei suoi molteplici giochi matematici e delle sue curiose equazioni nascoste sotto le parole delle fiabe, una cosa, piccola ma fondamentale, resta: se tutto ciò che viviamo altro non fosse che il sogno di qualcun altro, che ne sarebbe di me al suo risveglio?

In pieno stile Tim Burton insomma, l’unico aspetto fedele al testo originale, è la domanda che rimane meno impressa quando leggi il libro, poiché è senza ombra di dubbio, la più spaventosa.

Alice in Wonderland

Regia: Tin Burton
interpreti: Mia Wasikowska (Alice), Jonny Depp (Il Cappellaio Matto), Helena Bonham Carter (La Regina Rossa), Anne Hathaway (La Regina Bianca), Crispin Glover (Il Fante)

Produzione: Tim Burton, Joe Roth, Jennifer Todd

Musiche: Danny Elfman

Sceneggiatura: Linda Woolverton

USA 2010.
Genere: Fantastico
Durata: 108’

1 commento

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1 Commento

  • Admin
    11 marzo 2010, 02:11

    un film molto, molto, molto deludente. Se avete un bel ricordo di Tim Burton e Johnny Depp, ecco, non rovinatelo: Il film è una sorta di sequel di Alice con una sceneggiatura banale e inconsistente (Linda Woolverton che ha come massimi lavori Il Re Leone e La Bella e La bestia). Ti viene da pensare che Burton e Depp debbano avere grossi debiti da saldare e una schiera di debitori alla porta per vendersi l’anima così male alla Disney con un film che potrebbe chiamarsi Alice contro Alien.

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