La magia e la forza dell’immaginazione al cineforum Ezechiele con “Nel paese delle creature selvagge”

La magia e la forza dell’immaginazione al cineforum Ezechiele con “Nel paese delle creature selvagge”

LUCCA, 1 febbraio – La magia e la forza dell’immaginazione domani sera al Cineforum Ezechiele 25,17. Alle 21,30 al cinema Italia, per le prime visioni, viene proiettato “Nel paese delle creature selvagge” di Spike Jonze (Usa 2009, 101’) con Catherine Keener e Max Records.

“Quella sera Max si mise il costume da lupo e ne combinò di tutti i colori“, si apre così “Nel paese dei mostri selvaggi”, il libro cult di Maurice Sendak (1963, edizione italiana Babalibri), scrittore e illustratore americano di fiabe.  “Partire per imparare a conoscere la paura”, secondo i fratelli Grimm, è l’imperativo che spinge il piccolo Max, nove anni, a intraprendere un viaggio immaginario, oltre le pareti della sua cameretta, dove la mamma lo ha cacciato a letto senza cena. Il film di Spike Jonze incanta con un naturalismo estremo fatto di sabbia e rocce, alberi e acqua negli immensi scenari del Sud Australia. Max è pieno di rabbia, odia gli “estranei” che gli invadono casa, i fidanzati di sorella e madre, si sente solo e, indossato il suo costume da lupo, si scatena in vendette violente. Definito dalla mamma “mostro selvaggio” le grida contro: “E io ti sbrano”. Poi la fuga nell’aldilà del sogno, nella foresta e lungo il fiume che lo porterà nella terra di giganteschi e infelici bestioni, peluche dalle corna di capra e il becco da uccello che lo incoronano re.

Mercoledì, sempre alle 21,30 per le prime visioni, sarà proiettato “Lebanon” di Samuel Maoz (Israele 2009, 93’) con Oshri Cohen, Michael Moshonov, Leone d’oro Mostra Cinema Venezia 2009.
Lebanon non è solo una pellicola antimilitarista: non descrive la guerra, ci entra. Ci cala, per la quasi totalità del film, in quella sorta di tomba cingolata che è il carro armato, ossia un luogo angusto, buio, sporco, viscerale, insomma il ventre della bestia o la pancia del Leviatano. Vi sono rinchiusi quattro militari israeliani, di leva, in missione in Libano nella guerra del 1982. Il buio e gli spazi chiusi, ovviamente, sono scelte stilistiche in qualche modo suggerite dalle ristrettezze del budget, ma ciò non toglie che la claustrofobia e l’oscurità in cui è immerso Lebanon assuma toni asfissianti e allucinanti quanto gli incubi di Folman, dipingendo a fosche tinte il riemergere di un rimosso che ha lasciato cicatrici nella coscienza di una generazione, e facilmente estensibile, nella sua astrazione, al trauma di ogni guerra.

Info: 3477377003

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