“La prima cosa bella” di Paolo Virzì

“La prima cosa bella” di Paolo Virzì

Si piange e si ride continuamente, spesso contemporaneamente, in questa commedia quasi perfetta che Paolo Virzì, tornando all’amatodiata Livorno come un tempo Allen a Manhattan, ci regala tredici anni dopo “Ovo sodo”, di cui “La prima cosa bella” richiama ambientazione, certi personaggi e molte situazioni.

Con moltissimi riferimenti autobiografici ed il contorno di una serie illimitata di straordinari bozzetti livornesi, viene ricostruita, attraverso una serie di flash back, quarant’anni di storia di una famiglia centrata su una madre (Anna) troppo corteggiata e ingenuamente ambiziosa per essere affettivamente stabile.

Le vicende travagliate dell’infanzia dei due figli di Anna, recuperate dai flash backs del melanconico Bruno, costretto al capezzale della madre dalla sorella, ma soprattutto dalla sua preconscia necessità di fare chiarezza rispetto al suo male di vivere, sono quanto di meglio il cinema ci ha offerto nel descrivere che cosa realmente accade a molti, troppi figli di separati.

Inadeguatezze affettive, sentimenti di vuoto, vani tentativi di negazione, la costante tentazione tossico-anestetica ed il sarcasmo come difesa sono le tracce dei troppi dolori subiti nell’infanzia.

Virzì, citando esplicitamente (sul set de “La moglie del prete”) e implicitamente (la strada di Calafuria), Dino Risi, rinverdisce i fasti della commedia all’italiana, attualizzandone i contenuti e infarcendola di garbati riferimenti psicosociali, riportandola paradossalmente ad una dimensione internazionale, nonostante l’impianto bozzettistico provinciale. Il meccanismo implacabile della sceneggiatura, sebbene non originalissimo ed a tratti un po’ troppo aggiustato per garantire se non un lieto fine, almeno la sensazione di una speranza sempre aperta per tutti i personaggi, coinvolge emotivamente lo spettatore senza dargli tregua; raramente abbiamo assistito ad una sala piena di persone soddisfatte di aver pagato il biglietto.

Bravissimi tutti gli attori, in particolare Stefania Sandrelli, in un ruolo per lei congeniale e in parte autobiografico. Virzì è bravissimo nel dirigere anche tutte le figure minori nel dare corpo a personaggi ben delineati e rintracciabili dagli spettatori che hanno passato i quaranta nella propria memoria.

Non si può non augurare a questa pellicola il successo che merita e compiacersi del fatto che il cinema italiano non è più per niente il fanalino di coda della cinematografia mondiale.

La prima cosa bella

di Paolo Virzì

con Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Claudia Pandolfi, Marco Messeri, Aurora Frasca, Giacomo Bibbiani, Giulia Burgalassi, Francesco Rapalino, Isabella Cecchi.

Sceneggiatura e soggetto: Francesco Bruni, Francesco Piccolo, Paolo Virzì

Montaggio: Simone Manetti

Fotografia: Nicola Pecorini

Scenografia: Tonino Zera

Costumi: Gabriella Pescucci

Musiche: Carlo Virzì

Italia 2009. Durata: 116 minuti

Recensione a cura de “La linea dell’occhio”

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