“Come mi batte forte il cuore”: sulle tracce del padre, Benedetta Tobagi ricorda gli anni di piombo

“Come mi batte forte il cuore”: sulle tracce del padre, Benedetta Tobagi ricorda gli anni di piombo

LUCCA, 14 gennaio – Benedetta Tobagi, figlia del giornalista Walter Tobagi vittima del terrorismo nel 1980, ha ripercorso ieri sera, nel corso di un incontro svoltosi a Palazzo Ducale, la storia del padre, raccolta nel libro edito da Einaudi “Come mi batte forte il cuore”.

La cosa tristemente divertente in occasioni di riflessione come quella offerta da Benedetta Tobagi, è scoprire come ogni cosa sia collegata. Da un certo momento in poi, in Italia tutto ha ruotato, e ruota tutt’ora, intorno ad alcuni fatti specifici, che tengono in mano le redini del potere.

Tutti lo sappiamo, tutti sappiamo a chi ci si sta riferendo, ma il gesto più eclatante che riusciamo a vedere è un darsi di gomito ammiccante e un commento “Ma tanto si sa tutti quello che è successo”. Nessuno, però, affronta certe verità rivelate, come ha giustamente fatto notare Benedetta Tobagi.

Figlia di Walter Tobagi, ucciso nel 1980 dalla Brigata XXVIII marzo, Benedetta è andata alla ricerca del padre, perduto quando aveva solo tre anni. Durante gli anni che l’hanno condotta a scoprire il vero volto del Tobagi giornalista, si è imbattuta in documenti e rivelazioni che hanno molto da dire sul clima politico italiano durante gli “anni di piombo”.

Che poi non è vero che gli anni Settanta si esauriscono nel clichè degli anni di piombo – dice Tobagi-: c’è stato molto di buono, che è purtroppo andato perso”.

Seguendo le orme del padre, Benedetta Tobagi si è attenuta a un rigoroso equilibrio per ricostruirne la storia e la vita, tanto breve quanto appassionata. 

Sono figlia di mio padre– spiega- e ho agito come avrebbe agito lui. Mio padre era un uomo analitico e realista, animato da una forte dimensione di fede. Una cosa che con difficoltà riesco a capire era la sua fiducia nella provvidenza divina”.

Non è semplice rimanere imparziali, sia perché il terrorismo suscita sempre un qualche moto dell’animo, per cui si tende a parteggiare comunque per qualcuno, sia perché quella che viene ripercorsa è la storia del proprio padre, scomparso senza una giustificazione esauriente.

E’ difficile creare una memoria collettiva del periodo dello stragismo– puntualizza Tobagi- perché ancora mancano dei pezzi di verità. Inoltre è chiara ormai la connivenza che c’è stata da parte di apparati statali con la realtà del terrorismo”.

Il magistrato Fabio Origlio ha poi dipinto un quadro generale dell’evoluzione della risposta legislativa data al terrorismo.

Inizialmente, fino al 1974– spiega Origlio-, la legislazione è stata prettamente repressiva: vennero introdotte aggravanti per la causa di eversione e terrorismo e le forze dell’ordine ottennero grandi poteri. Dalla seconda metà degli anni Settanta, si introduce la cosiddetta ‘legislazione premiale’, ovvero quella serie di leggi che offre sconti di pena a collaboratori e pentiti”.

La legislazione premiale sollevò un’ondata di forte polemica tra gli anni Ottanta e Novanta sull’efficacia e soprattutto la moralità di queste leggi che agevolavano i criminali.

La legislazione perdonistica, però– interviene Benedetta Tobagi- è quella che, con varie modifiche,  ha permesso di combattere le mafie”.

Come il padre, Benedetta Tobagi non è andata in cerca di giudizi di merito, non ha dato assoluzioni o condanna, ha solo cercato di capire “la complessità di un uomo nella complessità di un periodo”.

“Come mi batte forte il cuore” di Benedetta Tobagi.
Edizione Einaudi
pp. 308 € 19,00

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