“Welcome”: un atto di accusa e una storia d’amore

“Welcome”: un atto di accusa e una storia d’amore

Di “Welcome” mi ha profondamente colpito l’inizio. Mi è parso epico. Porto di Calais. Un gruppo di clandestini afgani. Vogliono attraversare lo stretto. Costo 1000 euro dentro un camion. Per ingannare i detector, alla frontiera, devono mettere la testa dentro un sacchetto di plastica. Rischio soffocamento.

Tutto questo è reso palpitante ed infine epico dalla forza del contrasto tra oggettività e soggettività. Da una parte la panoramica infernale del porto pieno di luci, di camion e di polizia, e dall’altra l’anima nascosta, tesa e disperata di clandestini pronti a tutto pur di attraversare quel confine…

Tra questi il protagonista, Bilal, un ragazzo curdo di 17 anni scappato dall’Iraq in guerra per raggiungere a Londra la sua ragazza, Mina, di cui è perdutamente innamorato…

L’unica possibilità che rimane al ragazzo è folle: attraversare la Manica a nuoto.

Ecco snodarsi una seconda storia : l’istruttore di nuoto,che vive invece l’intollerabile dolore di essere stato lasciato dalla donna che ancora continua ad amare; e che trova nella vicenda del ragazzo la proiezione del suo dolore ed insieme un modo di riscattarsi di fronte a se stesso e soprattutto alla donna, che lo aveva rimproverato per la sua “indifferenza” verso gli “stranieri”.

Qui interviene il terzo fattore essenziale del film: le leggi razziste francesi che si abbattono non solo sui sans papier, ma anche su quei cittadini che, aiutando in qualche misura un clandestino, rischiano fino a 5 anni di galera.

“Welcome” diventa, quindi, una rivolta ed un atto d’accusa, che vira verso il poetico. Qui ci sono anche le ragioni del grande successo che Welcome ha ottenuto in Francia (più di 10 milioni di euro di incasso e diversi premi): una storia palpitante sull’oggi e un film politico, ma prima ancora etico, che sta dalla parte giusta, che crea identificazione o comunque partecipazione. Tanto più in Francia , la cui tradizionale tolleranza e libertà è in questo momento violata a causa del vergognoso atteggiamento che lo Stato sta utilizzando nel rapporto con gli emigrati.

Non ho mai fatto un film per ragioni politiche ma se questa legge cambiasse anche grazie a Welcome, sarebbe davvero un motivo d’orgoglio” ha dichiarato Philippe Lioret.

Questo, oltre che il suo pregio, può esserne il limite: l’essere, cioè, Welcome una pellicola chiara, senza quella ambiguità, che viene dalla complessità. Il film è, infatti, quasi privo di misteri. Ciò che si vede è. L’unico mistero è forse l’amore del ragazzo e dell’istruttore per le rispettive donne. Questo sentimento è radicale e li fa agire oltre ogni calcolo ragionevole. L’istruttore sfidando le leggi e la polizia, il ragazzo sfidando l’impossibile o quasi: l’attraversamento della Manica, lui neppure provetto nuotatore, d’inverno tra il freddo e la forza delle onde.

da: www.lalineadellocchio.it

Titolo originale: Welcome

Regia: Philippe Lioret

Cast: Vincent Lindon, Firat Ayverdi, Audrey Dana, Derya Ayverdi, Thierry Godard, Selim Akgul, Firat Celik, Murat Subasi, Olivier Rabourdin

Nazione: Francia

Anno: 2009

Durata: 110’

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