Intervista al Maestro Gustav Kuhn

Intervista al Maestro Gustav Kuhn

Qual è la storia dell’Accademia di Montegral?

Ho fondato l’Accademia Montegral perché pensavo fosse una diversa strada culturale. L’idea era di fare un centro per quelli che hanno le stesse idee della vera cultura musicale, per potersi incontrare e parlare, prendere contatti, sviluppare idee. La stupidità, il potere, trovano facilmente i posti, mentre la sensibilità, la vera arte, no. Per questo ho fondato l’Accademia e ho trovato questa struttura del convento nel 2000. E’ una vecchia idea che avevo da quando ero a Roma negli anni ’90. Ma a quel tempo era solo un’idea: poi serve una struttura. Grazie ai Padri Passionisti è nata questa possibilità nel nuovo millennio.

Come si svolge la vita dell’Accademia?

Come in un’Accademia Socratica: quelli che sanno un po’ o hanno delle idee, sono qui, insieme ad altri che vogliono imparare e ascoltare. E in questo modo proviamo a cercare la Verità. Si tratta di un’Accademia dell’Arte e dello Spirito. Non ci sono unicamente musicisti ma anche psicologi, politici e musicologi e non solo.

Quali sono gli appuntamenti dell’Accademia?

L’attività dell’Accademia si svolge durante tutto l’anno. In particolare abbiamo a Natale una messa di mezzanotte cantata, così come la messa di Pasqua; in febbraio prepareremo il Festival di Erl, mentre a maggio organizziamo un piccolo festival di musica da camera. Quasi ogni mese inoltre facciamo un grande incontro di musica di una settimana circa. Inoltre abbiamo sempre corsi e audizioni.

Secondo Lei qual è il ruolo dell’Arte nella società di oggi?

Nella società di oggi contano i soldi, il potere: abbiamo visto il disastro di Copenhagen. Noi non siamo così scemi da dire che i soldi non contano nulla, però l’uomo non deve essere circondato dal potere, ma dall’amore e basta.

L’Arte può dare un esempio?

Con il campo di concentramento di Auschwitz abbiamo visto l’uomo ridotto a un punto terrificante, ma appena i sopravvissuti dei lager ne sono usciti hanno cominciato a fare teatro e mostre. Non è un caso che noi siamo in un monastero con la nostra attività: vogliamo portare verso altri orizzonti. Ciò che provano i Padri Passionisti con la religione, noi lo proviamo con la musica.

L’Arte di oggi è ancora distaccata dalle grandi masse del pubblico.

E’ una situazione problematica ma credo che ci sarà una ripresa. Anche in Italia il fascismo ha distrutto totalmente lo sviluppo culturale normale. Dopo la seconda guerra mondiale solo una certa cultura contava, e chi era culturalmente con il fascismo veniva distrutto. Con uno dei miei maestri, Bruno Maderna – l’altro era Herbert von Karajan – ho capito che fino agli anni ’70 la cultura era cultura di antifascismo. Ora siamo in una fase in cui possiamo incominciare tutto di nuovo. Credo che fra 20, 30 anni, avremo una nuova musica interessante.

Quindi cosa pensa dei compositori dei giorni nostri?

Non si può fare il compositore se non si conosce niente. Le varie accademie, le strutture, non insegnano più la composizione ma sono ferme al classico insegnamento strutturale. Apro le partiture e devo dire: “stupido, assurdo, non ha un senso musicale.” Il pubblico oggi è nel panico e dice di non capire niente di arte contemporanea. Alcune cose sono belle, altre no, ma la gente non ha il coraggio di dire che una cosa è brutta. Nessuno dice le cose come stanno. Si devono fare delle strutture nelle quali si trovi il coraggio di dire di no. 

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