Giò Piccione e le riflessioni sull’urbanistica, tra presente e passato

Giò Piccione e le riflessioni sull’urbanistica, tra presente e passato

LUCCA, 29 novembre – Vi ascoltavo dibattere, nei giorni scorsi. Ascoltavo i vostri discorsi. Ne ho grugato anche con alcuni amici. E sono arrivato alla conclusione che noi colombi siamo creature semplici. Che non ci complichiamo troppo la vita.
Allora ho pensato di scrivere le mie riflessioni che, alla fine, sono solo i pensieri di un volatile. Seppur opinionista, sempre un pennuto rimane.
Eppure secondo me, le città evolvono. Cambiano. Si modificano. Si adattano al tempo a coloro che ne devono usufruire. Sono le città che servono coloro che le vivono, non viceversa.

Non si può pensare di sospendere il tempo all’interno di un qualsiasi nucleo urbano, affinché questo resti immutato e immobile. O pensare di mettere una città sotto la campana di vetro, così che niente intervenga a modificarla.

Ovvio: questo non significa essere legittimati a compiere qualsivoglia scempio urbanistico. Anzi, si deve preservare, senza, però, congelare.

La vera sfida non è quella di imballare i monumenti, le strade, le piazze sotto una pellicola e riporle nel congelatore del tempo, ma al contrario far sì che il tempo passi, portando con sé i suoi naturali cambiamenti in modo che questi ultimi si integrino in maniera corretta, non invasiva e non deturpante con quello che si vuole conservare.

La vera sfida è prendere il buono di ogni epoca e migliorarlo. E’ catturare le esigenze che emergono e far sì che divengano complementari a quella forte istanza di conservazione del bene che abbiamo.

Sarebbe forse perfino troppo facile dire ‘no’ a tutto quello che viene a modificare assetto e aspetto di secoli fa: in questo modo non si rischierebbe di cambiare niente e non si farebbe nemmeno un eccessivo sforzo. Certo, forse sarebbe anche più economico, perché metterebbe al riparo, pubblico e privato, dal dover armonizzare presente e futuro. Ma che senso avrebbe?

Vista dall’alto, svolazzando, Lucca non è poi così male: è riuscita, nel tempo, ad assorbire le innovazioni, facendole proprie. Certamente ci sarebbe molto da migliorare, ma non si può comunque pensare di fermare il tempo e proclamare che niente debba cambiare. Il rischio di certe affermazioni, sebbene motivate e giunte da personaggi di spessore, non aiuta quello che, invece, dovrebbe essere il punto focale della discussione.

Credo invece che si dovrebbe discutere sul come rendere sempre più parte integrante quello che è il ‘contemporaneo‘, per poter, in qualche modo, anticipare quello che sarà. 

Ha senso rimpiangere sempre ciò che non è più? E’ sbagliato guardare al passato come se fosse sempre e comunque migliore del presente. In fondo, lo è solo perché conosciamo già la fine della storia, mentre del presente possiamo solo intravedere gli effetti.

Mi domando, come sarebbero oggi le nostre città se i nostri – anzi i vostri – antenati si fossero fermati a mantenere solo quello che avevano avuto, a loro volta, in eredità da coloro che li avevano preceduti?

In fondo, il nostro passato, è stato il presente di qualcun altro. E se ‘qualcun altro’ si fosse fermato a voler solo conservare e non a far crescere, cosa avremmo oggi?
Avremmo, o meglio avreste, una Lucca ancora delle dimensioni, mura e strade di quella romana. Non ci sarebbero stati gli ampliamenti che hanno portato alla Lucca medievale e, poi, a quella rinascimentale.

La differenza, a mio avviso, sta nel fatto che, rispetto forse ai nostri antenati, oggi vi sono conoscenze e capacità tali da permettere di conservare, evolvendo.
E perché non approfittarne, quindi? Invece di stigmatizzare una città che cammina e magari mette degli ombrelloni per parare il sole ai turisti che mangiano un gelato in una delle piazza di maggior richiamo, perché non dare soluzioni compatibili, accettando la presenza dei turisti, dei bar, dei locali e cercando di far vivere questi ‘scampoli di tempi moderni‘ con quel passato che si vuole preservare?

Forse perché sono un piccione e, lo dicevo, noi siamo animali che non amano complicarsi troppo la vita, trovo tutto questo abbastanza autolesionista: invece di prendere il buono di quello che era e di ciò che è, per rendere migliore quello che sarà, voi umani avete il gusto di rimpiangere sempre il passato. Fosse come fosse, purché passato, diventa sempre una cosa da preferire a quanto si ha.

Siamo sicuri che sia sempre così? E siamo altrettanto sicuri che non sia meglio, a volte, pensare al futuro invece che guardare solo indietro?

A volte, lo ammetto, è difficile per un piccione, comprendere la logica umana…

Giò Piccione
(*) Opinionista volatile de LoSchermo.it
Campanile
Piazza San Michele
Lucca

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