Roma, 3 ottobre: immagini e sensazioni dalla manifestazione per la libertà di stampa

ROMA – La libertà di stampa, nella nostra nazione, è stata da sempre sistematicamente limitata e per contestare questo fatto una folla di cittadini si è riversata ieri (sabato 3 ottobre) in Piazza del Popolo.

Un evento di incredibile portata, vetrina di grido in cui bandiere e volti hanno fatto a gara per ritagliarsi un palcoscenico, colorando la piazza con il proprio timbro e le proprie idee.

Eppure la folla, enorme, incontenibile anche per un luogo che pure è abituato alle moltitudini di persone, era troppo varia per essere ricondotta sotto un’unica bandiera e così variegata da non poter essere classificata in un unico elettorato (anche se “i soliti noti” vorrebbero adesso cavalcarne l’onda per passare a incassare un consenso politico immeritato).

Vecchi partigiani, donne in carriera con tailleur e fili di perle, giovani con figli, ragazzi e quarantenni… tutti uniti nel medesimo ideale.

Straripavano lungo le arterie che conducono alla piazza, intasando i corridoi della metropolitana.

Applaudendo, sollevando cartelli.

Restando tutti, incredibilmente all’unisono, in silenzio in onore delle vittime dell’ennesima tragedia annunciata che l’incuria e l’abusivismo hanno regalato a questa povera Nazione.

Una folla strana, composta di gente che, forse, non dovrebbe avere molto in comune, se non essere cittadini italiani profondamente stanchi della negazione del diritto di critica al potente, o ai potenti di turno.

Però, guardandosi intorno, tra i cittadini finalmente determinati a “farsi vedere” e “farsi sentire” in mezzo alla “bolgia” dei manifestanti – che ha fagocitato anche decine di turisti stranieri inacautamente spintisi in centro per lo shopping – si percepiva con certezza un “buco”.

Tanta decisione, tante parole dal palco, ma nel pubblico tra i 5 e i 20 anni ben pochi erano ad ascoltarle: la generazione cresciuta con la televisione spazzatura non ha percepito alcuna limitazione nel proprio diritto ad un’informazione libera e, di conseguenza, non ha sentito il bisogno di manifestare.

Ma, ovviamente, dire che la manipolazione mediatica forma le menti è “parlare da farabutti”.

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