“Verità e potere non coincidono mai”: Saviano e Onida parlano alla manifestazione per la libertà di stampa davanti a 300mila persone

“Verità e potere non coincidono mai”: Saviano e Onida parlano alla manifestazione per la libertà di stampa davanti a 300mila persone

ROMA – L’informazione libera viaggia prima di tutto on line, secondo il costituzionalista Valerio Onida, che oggi (3 ottobre) dal palco di piazza del Popolo – dove si sta svolgendo la manifestazione nazionale per la libertà di stampa – ha detto che però “il gap tecnologico accresce il gap informativo, perché non tutti i cittadini sanno utilizzare internet”. Al suo intervento è seguito quello di Roberto Saviano, che ha ricordato che “verità e potere non coincidono mai”. Di fronte a loro una folla di circa 300mila persone, che ha invaso la centrale piazza romana e una parte di via del Corso. Il tutto è iniziato alle 15,30 con un minuto di silenzio per le vittime di Messina.

Articolo aggiornato alle 18,15 con gli interventi di Sergio Lepri (ex direttore ANSA) e del rappresentante di “Reporters sans frontières” e alle 18,45 con le dichiarazioni dei politici

All’interno il video del discorso pronunciato oggi a Roma da Roberto Saviano

Valerio Onida

Così come ha recitato lo slogan della manifestazione: ”No all’informazione al guinzaglio”, gran parte del mondo dell’informazione è scesa questo pomeriggio in piazza a Roma per ribadire il clima ”pesante” in cui si trova ad operare, come ha sottolineato anche dal palco di Piazza del Popolo il segretario della Fnsi Franco Siddi e la volontà, comunque, ”di non lasciarsi imbavagliare”.

Quasi un grido d’allarme quello della categoria dei giornalisti, raccolto oggi da quasi 300mila persone che hanno deciso di invadere la centrale piazza romana, ma anche tratti di via del Corso e delle strade limitrofe provocando non pochi disagi al traffico cittadino.

Una manifestazione organizzata dal sindacato dei giornalisti, quella odierna, alla quale hanno aderito anche numerose sigle della società civile e del sindacato e che ha trovato coronamento, poi, con la saldatura con un’altra manifestazione, quella degli studenti e dei precari della scuola che hanno preso la parola.

“Il gap tecnologico accresce quello informativo, perché non tutti i cittadini sono in grado di utilizzare Internet – ha detto nel suo (applaudito) discorso dal palco di piazza del Popolo il presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida –. Molti giornali rappresentano oggi gruppi di potere, e quindi scambio di favori, mentre la stampa deve stare fuori dai giochi di potere. Oggi il duopolio (politica+economia) che controlla i grandi gruppi editoriali è aggravato dall’anomalia di Berlusconi e lo stato cpomplessivo dell’nformazione è sofferente e fragile. Dobbiamo rassegnarci? No, perchè amnche la nostra società dispone di risorse, come dimostrato oggi e la consapevolezza ci può ancora salvare”.

Dopo di lui è salito sul palco un visibilmente emozionato Roberto Saviano. Imbarazzato e (forse) intimorito da tutta quella folla ha poi iniziato il suo discorso:

“Dove trovo il coraggio di parlare ora – ha detto lo scrittore –? Non sono abituato a tanti visi e a tanto sole. All’estero mi hanno chiesto come è possibile riunirsi per la libertà di stampa in un paese democratico. Rispondo subito: qui la libertà è lenita nel privato, che viene usato come arma per tacere. L’Italia è il secondo paese dopo la Clombia sotto protezione. Paghiamo le nostre parole con la vita e la quotidianità. Nel Sud, soprattutto, è visto come un problema marginale. Una parte del Paese necessita di massima libertà di espressione sul tema della legalità, che deve premessa del dibattito politico, non il risultato di esso. Questo tema non deve dividere. Molti coleghi italiani e stranieri sono caduti sognando per il loro Paese la libertà di stampa Europea. Se noi compromettiamo questo, compromettiamo il loro sacrificio. Il mio ultimo pensiero va a Messina, un disastro frutto non della natura ma del cemento. Probabilmente, la parola avrebbe evitato una catastrofe del genere. La parola deve essere vera. Oggi trovandoci qui dimostriamo che il Paese tiene alla libertà di stampa e la paga sulla sua pelle. Verità e potere, ricordiamolo, non coincidono”.

Fra gli interventi che sono seguiti citiamo anche quello di Sergio Lepri ex direttore ANSA (dove ha lavorato per 30 anni dei suoi 65 anni di giornalismo):

“Sono cresciuto sotto il Fascismo – ha dichiarato –, so bene cosa significa la stampa asservita al potere, ascoltare una voce e non sentire la propria. L’articolo 21 è il più bello della Costituzione, difende la libertà di stampa, ma non quella dell’informazione. I giornalisti dovrebbero essere responsabili, onesti e imparziali. Penso ai giornalisti del servizio pubblico, quelli della Tv che raggiunge la maggioranza degli italiani, coloro che non leggono la stampa, la tv come unico organo che orienta le loro scelte politiche. Abbiamo ancora spazio di libertà, anche se attualmente c’è un tentativo di cambiare l’art. 21 della Costituzione. E poi c’è il grido di questa piazza. Impegniamoci tutti a non soffocare le voci libere e spero che il grido di questa piazza si diffonda in tutte le piazze d’Italia”.

E’ stata poi la volta del rappresentante di  Reporters Sans Frontières, che ha detto che “Questa è la manifestazione più di grande di tutto il mondo per la libertà di stampa. L’Italia sarà presto dichiarata l’ultimo Paese in Europa in quanto a libertà di stampa. Il primo motivo è il conflitto di interesse del Presidente del Consiglio con quello di editore. Il secondo motivo è la forza della pressione politica su media pubbici. Il terzo motivo è he il Presidente del Consigio chiede di non fare pubblicità sui giornali che parlano male di lui; questo succede solo in Bielorussia. ‘Reporter sans Frontières’ ha chiesto di incontrare Berlusconi senza ricevere alcuna risposta. La prossima settimana è previsto un dibattito al Parlamento Europeo sulla libertà di stampa in Italia, ma la soluzione deve venire da voi. Non siete soli, ci sono manifestazione anche a Parigi sulla situazione della libertà di stampa nel vostro Paese”.

E sempre sulla manifestazione hanno rilasciato commenti anche i politici, alcuni dei quali come sempre concentrati sulle dichiarazioni del Premier, che aveva definito l’iniziativa “una farsa”.

“Berlusconi ha parlato di farsa? Dà fastidio al premier che ci sia tantissima gente di diverso orientamento politico che è venuta in piazza a manifestare per la libertà di espressione” ha osservato Dario Franceschini parlando con i cronisti alla manifestazione. Al Cavaliere ha replicato anche Massimo D’Alema: “E’ sempre di cattivo gusto insultare i cittadini soprattutto quando si mobilitano così numerosi. Semmai, occorrerebbe capire perché sono qui e cosa chiedono. Berlusconi insulta tutti, insulta i magistrati, l’opposizione, i cittadini. Forse sarebbe meglio che si calmasse un po'”.

Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha invece parlato di “una manifestazione inutile, una bufala. Chiunque compri i giornali o vede la tv capisce che c’è una totale libertà di informazione”, mentreRenato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione ha dichiarato “non ho nulla in contrario con la manifestazione di Roma, ma vorrei che fosse consentita, nel nostro Paese, una sorta di ‘tracciabilità’ dell’informazione, in modo che ognuno sappia a chi appartiene il gruppo editoriale che fa un certo tipo di informazione”.

Questo quanto detto invece da Daniele Capezzone, portavoce del Pdl. “Tutti sanno – inclusi i promotori e gli aderenti alla manifestazione di oggi – che non c’é alcuna libertà di stampa e di opinione in pericolo in Italia. Per questo, i giornalisti farebbero bene a considerare che gli italiani non hanno l’anello al naso, e, a maggior ragione dopo il comizio di oggi, sapranno che molti cosiddetti operatori della comunicazione sono solo militanti politici faziosi e di parte, come tali non attendibili”.

Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori, ha invece ribadito che “in questo momento vogliamo riaffermare il diritto all’informazione, fondamentale per la democrazia, che oggi è minacciata. Parlamento e governo fanno sempre più leggi per pochi e per furbi mentre molti stanno male. La manifestazione è per la libertà di stampa e contro il governo Berlusconi che è in totale conflitto di interessi”.

Dal suo stesso schieramento gli ha fatto eco Massimo Donadi: “La libertà di informazione  – ha detto – è sotto stretta vigilanza. C’è un Governo che controlla cinque televisioni su sei e sta cercando di far scomparire dalla televisione pubblica le notizie. Si può dire solo quello che fa comodo al Governo, chi racconta notizie scomode deve chiudere e chi come Idv fa un’opposizione scomoda scompare dai telegiornali. Quella di piazza del Popolo è una manifestazione di libertà. Noi non accettiamo che l’Italia sia 70esima nel mondo per libertà di informazione, perché la libertà di informazione è il cuore della democrazia”.

Secondo Maurizio Gasparri (Pdl), invece,la manifestazione di oggi è pretestuosa, priva di motivazioni, ridicola. È davvero lungo l’elenco dei programmi televisivi di cui dispongono giornalisti, opinionisti e militanti di sinistra: da Santoro a Fazio, dalla Annunziata a Blob e tanti altri anche su La7 e Mediaset. Bisogna aggiungere spazi per rendere più ricco un pluralismo che oggi non c’è”.

Come già anticipato, alla manifestazione si è unito anche il corteo dei precari della scuola. ”E’ bellissimo questo abbraccio” sono state le parole pronunciate dal palco dal segretario generale della Cgil.

E in piazza sono finite, come argomento di protesta, anche le assenze di circa una trentina di deputati dell’opposizione verificatesi ieri in aula al momento del voto sul dl che contiene lo scudo fiscale. Tra la gente è apparso più di un cartello a rimarcare l’episodio.

In particolare, uno sotto il palco: “Dove eravate ieri?” e a seguire i nomi di tutti i deputati assenti dall’aula di Montecitorio al momento della votazione dello scudo Fiscale.

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