Fuori la politica dalla manifestazione per la libertà di stampa

Fuori la politica dalla manifestazione per la libertà di stampa

In una democrazia tanto evoluta da ergersi in certi casi a “portatrice di civiltà” in territori considerati integralisti si svolgerà sabato (3 ottobre) la “manifestazione per la libertà di stampa”, una dimostrazione che però sembra avere più connotati politici che guardare al problema, congenito, di un sistema che non può produrre libertà giornalistica se non attraverso piccole iniziative individuali. Il tutto sotto l’egida di chi, complice del degrado raggiunto, si erge adesso a pilastro della democrazia contro il presunto monopolio di Silvio Berlusconi.

Leggi anche l’editoriale: La libertà di stampa, Berlusconi e il valore aggiunto del dvd allegato

“Un uomo che decidesse di chiamare le cose col loro vero nome non potrebbe mostrarsi in strada senza essere immediatamente abbattuto come nemico pubblico numero uno”.

– George Savile, primo marchese di Halifax –

Non suona quantomeno singolare che un paese reputato tra i più evoluti al mondo e che si considera pari alle cosiddette “grandi democrazie” occidentali veda una parte del suo popolo scendere in piazza per manifestare a sostegno della libertà di stampa? 

La libertà di manifestazione del pensiero è uno dei valori fondanti della Costituzione Italiana, che però quando è stata redatta non poteva tener conto di quelli che Pasolini definiva “Medium di massa”: i grandi mezzi di comunicazione in grado di raggiungere l’opinione di molti. 

Oggi, nel terzo millennio, ovunque e non solo in Italia, questi “mass media” sono diventati strumenti attentamente monitorati dalla propaganda di Governi sempre meno rappresentativi e sempre più autoreferenziali.

In questo contesto la voce del giornalista rappresenta l’elemento fondamentale per fornire al lettore-cittadino i mezzi per potersi formare un’opinione propria. Se si controllano i giornalisti, dunque, si può influire in modo spesso determinante sull’opinione pubblica. 

In Italia il vassallaggio dei professionisti della comunicazione non è una novità arrivata in auge con l’avvento di Berlusconi, ma un male intestino che il Paese si porta dietro fin dalla sua recente nascita: può una testata essere libera se il suo sostentamento dipende dai sovvenzionamenti della politica e dell’economia? 

La risposta è evidente, ma allora perché aspettare Berlusconi e il terzo millennio per prendere atto del problema?

A tal proposito ci permettiamo di sollevare alcuni dubbi sulla reale portata della manifestazione, ancora una volta cavalcata da quella sinistra complice e colpevole dell’ascesa del berlusconismo e della decostruzione che questo ha portato nelle istituzioni del Paese, ormai sospeso in un distacco drammatico tra popolo e politica, quest’ultima sempre più lontana dai cittadini e ogni giorno più autoreferenziale (oltre che spudorata) nella lotta per le poltrone. 

E’ allora che l’informazione si trasforma magicamente in propaganda.

Non è possibile avere una vera libertà di stampa se non si creano i presupposti per l’evoluzione verso un sistema editoriale in grado di sopravvivere da solo, ovvero capace di garantire la pluralità delle opinioni e non quella di preconcetti o pregiudizi.

Oggi la stragrande maggioranza degli utenti non compra i giornali o accende la televisione con il fine di informarsi, ma per trovare sostegno alla propria idea, già formata e difficilmente messa in discussione. 

Eppure esistono anche da noi degli esempi di libertà di stampa: senza dubbio appare interessante l’iniziativa de “Il fatto quotidiano”, interamente autofinanziato (al di là del livello dei contenuti, più o meno condivisibili, vi rendete conto della valenza morale dell’iniziativa?) o i moltissimi blog e magazine on line gratuiti e indipendenti.

Sono galassie d’informazione libera a cavallo fra i mondi della carta stampata e della grande rete globale che, sommate insieme, possono dare al lettore elementi più sinceri e reali di quelli trovati sui “bracci della propaganda dei partiti e delle lobbies che si nascondono dietro di essi”.

Perché in concreto la libertà di stampa è nulla se il lettore non ha la curiosità, la motivazione e la consapevolezza che la propria opinione e il proprio pensiero evolvano e crescano solo se messi continuamente in discussione.

Tutto questo vale, ovviamente, anche per la libertà di pensiero, un concetto che trascende ogni contingenza e che, nel solo fatto di essere messo in dubbio, definisce i tempi bui che stiamo vivendo nel nome di un sistema malato, capace di produrre certi personaggi che, armati di denaro e potere, credono di poter manovrare l’opinione pubblica come in un teatro di burattini.

Restiamo sospesi nel vortice di parole e promesse, come foglie trasportate dal vento di cause politiche e misure opportunistiche che di certo non puntano all’interesse dei cittadini, ma solo al loro controllo e alla loro strumentalizzazione.

I cittadini, non dimenticatelo, siete Voi. 

Voi chiamati a manifestare sabato 3 ottobre a Roma, in piazza del Popolo.

Ci saranno, e non abbiamo bisogno di alcuna sfera di cristallo per prevederlo, gli immancabili slogan gridati, preconfezionati e abbracciati come mantra sull’onda del trasporto emotivo figlio del malessere di un Paese impantanato da decenni nella palude di malcostume creata (ad hoc?) da una classe dirigente mediocre e inadeguata.

Una classe dirigente che è l’incarnazione di un’Italia ancora troppo inconsapevole, apatica e assonnata.

Una nazione che preferisce nascondersi e abbandonarsi alle solite “piazzate”, fini a se stesse e (da sempre) inconcludenti, superficiali e contraddittorie nei confronti dei valori che credono ingenuamente di difendere.

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