Una pagina nera per la città

Una pagina nera per la città

Siamo di fronte a una pagina nera per la nostra città. E’ difficile dipingere in un altro modo l’arresto e i provvedimenti restrittivi emessi su una ventina di ragazzi, tutti tra i 19 e i 36 anni.

Le accuse sono gravi perché, se verificate, sarebbero la conferma che negli ultimi anni a Lucca qualcuno è stato vittima di intimidazioni, ha avuto paura a farsi vedere in giro, non è si è sentito libero di manifestare il suo pensiero o di prendere alcune semplici decisioni. Come andare in curva a tifare la propria squadra, esporre uno striscione, chiedere la maglietta ai giocatori a fine partita, indossare una t-shirt che raffigura Che Guevara. Gesti semplici, che però qualcuno avrebbe voluto impedire, anche con le minacce.

E’ giusto che l’argomento sia affrontato tenendo posizioni garantiste e quindi considerando innocente qualsiasi indagato finché la giustizia non abbia esaurito tutti i gradi di giudizio. E’ chiaro però che ci sono dei dati oggettivi che ci possono far riflettere. Il primo è il progressivo spopolarsi della curva ovest, settore che in questa stagione ha registrato 440 abbonamenti in meno rispetto allo scorso anno. Un calo di circa il 35 per cento che è il peggior risultato tra tutti i settori del Porta Elisa.

I motivi possono essere i più vari e sicuramente saranno dovuti anche al pessimo girone di ritorno in cui è incappata la Lucchese lo scorso anno. Però da tempo i Bulldog sono rimasti l’unico gruppo organizzato della curva e in giro sono tanti gli appassionati che hanno preferito la gradinata, se addirittura non sono rimasti a casa, pur di non sentire il disagio di stare vicino a persone che appoggiano i diffidati o che durante una partita espongono uno striscione di solidarietà ai tre ragazzi arrestati per l’aggressione a Emanuele Pardini.

C’è voglia, ed è un’esigenza legittima, di andare allo stadio senza preoccupazioni e senza timori. Perché il tifo sano e la passione per una squadra devono esserci a prescindere dal credo politico. Per questo a Lucca c’è una curva totalmente da ricostruire e, in una città di buone tradizioni sportive ma che, tranne rare occasioni, rimane sempre piuttosto fredda nei confronti degli eventi sportivi, questa non è una buona notizia.

Senza contare tutti i disagi che dobbiamo affrontare per andare allo stadio a causa del decreto Pisanu – e quante volte rinunciamo a una partita perché ci è impossibile prendere i biglietti. Quel provvedimento è nato anche a causa di questi atteggiamenti di prevaricazione e violenza.

Negli ultimi anni mi è capitato più volte di parlare con ragazzi e adulti della nostra città che avevano difficoltà a manifestare le loro preoccupazioni, che hanno fatto buon viso a cattivo gioco, che preferivano non parlare per paura di ritorsioni. Da poco ho saputo che una persona che avevo fatto parlare in un articolo a proposito del tifo lucchese è stata minacciata più volte per telefono.

Sono in molti ad aver tirato un sospiro di sollievo dopo questi arresti, probabilmente qualcuno si sentirà più tranquillo. Di certo la Lucca sportiva deve darsi da fare per ripartire con molta più serenità e riappropriarsi di una curva che ha un passato importante nella quale ognuno deve sentirsi libero di andare senza imbarazzo né timori. Lo stesso deve accadere anche fuori dagli stadi per chiudere definitivamente con un periodo buio.

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