Lucca, casa Puccini e tutte le altre occasioni perse

Lucca, casa Puccini e tutte le altre occasioni perse

LUCCA – Di anno in anno, di mese in mese, la città si depaupera socialmente e culturalmente. Già da anni sono sparite caserme e distretto, non c’è più la Banca d’Italia, e le promesse di nuove istituzioni, come ad esempio la Corte d’Appello, stanno svanendo a favore di province limitrofe. Anche l’Archivio di Stato sarà probabilmente accorpato con quello di Firenze, mentre il sogno dell’inserimento di Lucca nel patrimonio universale Unesco sembra ormai svanito. Se poi al tutto si aggiunge anche l’autentica beffa del “G8 della scienza”, il cerchio è quasi chiuso.

L'Archivio di Stato, a Lucca

Quella del G8 ha fatto piangere e ridere allo stesso tempo. Piangere perché ha svelato l’inefficienza delle nostre amministrazioni e ridere perché le stesse si sono fatte abbindolare così bene per poi farsi sorpassare in curva da un paesino della Brianza, a un tiro di schioppo dalla residenza del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Una presa in giro bella e buona che ancora una volta ha messo in luce il pochissimo peso che hanno i deputati della nostra città. Del resto Lucca non ha mai avuto parlamentari di spicco, che abbiano fatto valere il peso del nome nelle inevitabili trattative infrapartitiche , quindi è rimasta sempre ai margini di innovazioni e di contributi. Questo sin dai tempi di quando la Dc aveva il 60 per cento dei suffragi.

L’unico che poteva avere un certo peso perché presidente del Senato, Marcello Pera, poco ha fatto durante la carica ed ora è stato messo in un cantuccio, se non dietro la lavagna. Ma per chiudere il cerchio vogliamo accennare a una cosa che fa pensare proprio alla pochezza dell’iniziativa dell’amministrazione comunale lucchese: l’insanabile questione del Museo di Casa Puccini.

Ebbene, le cose stanno così: quando Simonetta Puccini era disposta a vendere al simbolico prezzo di un euro Casa Puccini, l’offerta fu rifiutata perché la discendente del Maestro voleva in cambio alcuni arredi. Ora pare che Simonetta Puccini sarebbe disposta a vendere al Comune l’immobile per 700mila euro anche a rate annuali di 50mila, ma da Palazzo Orsetti si risponde picche.

Perché questo testa a testa disutile alla città? Perché questo rifiuto inconcepibile? La somma sarebbe ben presto ricostituita con gli ingressi al museo, che sarebbero sicuramente tantissimi. E’ assurdo non sfruttare una tale opportunità.

Perché questa miopia?

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