“Rosso + Nero. Futurismo”: Torino celebra l’arte operaia per un centenario incendiario

“Rosso + Nero. Futurismo”: Torino celebra l’arte operaia per un centenario incendiario

TORINO – Fino al 5 aprile al MIAAO (Museo Internazionale delle Arti Applicate Oggi) di Torino si ricorda il Futurismo “non celebrato dal Fascismo” cento anni dopo la pubblicazione del Manifesto di Filippo Tommaso Marinetti su “Le Figaro”. Un (ardito) intento e una mostra originale che vuole raccontare un Futurismo di sinistra nella città operaia per antonomasia.

Un’eccezione piemontese, dunque, testimoniata da vere e proprie chicche come una delle prime prove di Antonio Gramsci come giornalista (sotto lo pseudonimo di Alfa Gamma) sul “Corriere universitario” di Torino che è dedicata a un’apologia del Futurismo e il volume “Il futurismo non può essere nazionalista” di Duilio Remondino pubblicato nel 1914 ad Alessandria.

A documentazione del rilievo che la “fabbrica” ebbe nei rapporti tra il Futurismo e Torino le “Tenerezze fresatorie” di Farfa (Vittorio Osvaldo Tommasini), che fu operaio alla FIAT e, presentata dall’Istituto di Cultura Proletaria, la plaquette di “1+1+1=1 Dinamite. Poesie proletarie. Rosso+Nero” tra i cui autori compare Fillia (Luigi Colombo) che nel 1923 inaugurò i Sindacati artistici futuristi, d’ideologia “proletaria”.

Una città, una fabbrica (anzi la Fabbrica), un museo “che miagola” e un Futurismo dal punto di vista della sinistra: ecco come Torino ha deciso di celebrare questa ricorrenza. Certo è che questa mostra pare riuscire nell’intento di stuzzicare anche coloro i quali al Futurismo non si sono mai accostati, se non altro per l’argomento succulento e inatteso.

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