Andrea Braido: amore e dedizione totale alla musica

Andrea Braido: amore e dedizione totale alla musica

LUCCA – Andrea Braido,strumentista riconsciuto a livello internazionale, è stato ospite alla Scuola di Musica Moderna “Jam” di San Filippo (Lucca), per tenere una Master Class di chitarra. Con all’attivo otto albums, l’ultimo dei quali, “Jazz Gardens & Friends”, uscito lo scorso 20 novembre, con edzione Raitrade, Braido vanta una carriera musicale inizia molto presto: a 4 anni ha iniziato a suonare la batteria, a 10 già veniva ingaggiato per suonare a matrimoni e feste campestri.

Lo scorso 4 dicembre, il celebre polistrumentista Andrea Braido ha tenuto una Master Class di chitarra presso la Scuola di Musica Moderna “Jam”, di fronte a decine di ragazzi e ragazze che studiano musica. La lunga carriera di Braido, lo vede chitarrista di molte star internazionali e protagonista di otto albums propri, in cui libera le proprie emozioni in modo autonomo. Il suo primio disco risale al 1992: “Eleonor” è un album individuale, in cui Braido si esibisce con una grande pluralità di strumenti.

Ti sei approcciato molto presto alla musica. A quattro anni hai cominciato a suonare la batteria. I tuoi primi ricordi riguardano te e il tuo strumento?

“Fortunatamente ho sempre avuto una buona memoria, ho ricordi che risalgono anche a quando avevo un anno. L’approccio con la musica è stato verso i 4 anni, sentivo già una forte passione, vedevo i gruppi suonare in televisione, mi piaceva tantissimo l’emozione che regalavano. E mi sono detto che quella sarebbe stata la mia storia. Probabilmente è stato qualche cosa dall’alto, perché un bambino di 4 anni non si rende conto. Ho sentito che quella era la mia vocazione”.

L’avresti mai immaginato che la tua passione sarebbe diventata il tuo lavoro?

“Dico la verità, non sapevo dove andavo, non lo so neanche adesso (ride). Volevo diventare un vero discepolo della musica: una persona che riesce a comunicare con la musica. E quindi non mi sono posto la domanda di dove sarei arrivato, ma come. Ho sempre dato un’enorme importanza alla disciplina musicale. Poi ho visto che arrivavano i primi risultati: penso al fatto che a dieci anni i miei genitori ricevevano visite di persone di trentacinque anni che chiedevano se potevo andare a suonare tre o quattro volte a settimana ai matrimoni alle feste campestri. Quindi a 10 anni ho detto “si è aperto il paradiso”. Però è stato anche pericoloso perché, riscuotendo riconoscimenti fin da bambino, una persona con un equilibrio instabile può perdere il senso della realtà. Sono riuscito, a non perdere la testa, con sofferenza. Vedevo gli altri ragazzi che suonavano con me, e volevo essere come loro, volevo fare il grande. Mi ha aiutato la musica in primo luogo, poi ho una sorella psicologa che è stata fondamentale nel capire il mio disagio: ad esempio sul fatto sessuale, mi chiedevo perché io non potessi fare quello che facevano i grandi, mi chiedevo perché non potevo essere come loro. La musica mi ha salvato, catalizza la mia energia. La musica per me è un dono”.

Quando hai deciso di produrre CD tuoi, come è nata questa esigenza?

“Le prime composizioni risalgono a quindici o sedici anni. In quel periodo sono stato allontanato dal conservatorio a cui mi ero iscritto per studiare il pianoforte. Il motivo era che non volevo imparare la musica a livello teorico, quindi il direttore mi cacciò. In quel momento però ero molto determinato ed ho iniziato a solfeggiare da solo con l’aiuto di un buon corso per autodidatti e a 18 anni ho preso il diploma dei tre anni, senza fare l’iter scolastico. Sono sempre stato molto critico con me stesso. Inizialmente ho registrato vari dischi per altri cantanti e cantautori nella mia regione in Trentino. Il primo disco è del 1992, avevo 27 anni, ed avevo già delle grosse tournée alle spalle. In quel momento mi sentivo pronto ad incidere un disco mio, nel quale suono vari strumenti: chitarra, basso, batteria, percussioni”.

Hai suonato di tutto, ma adesso c’è un gruppo ristretto di strumenti che chiami proprio “i tuoi strumenti”. Quali sono?

“Sicuramente tutti i tipi di chitarra, la batteria, il basso. Riguardo al basso, mi riferisco a vari tipi di basso: del cinque corde, del quattro corde. E’ uno strumento a cui mi sono avvicinato all’età di 14 anni, l’ho vissuto fin dall’inizio in modo totale, ed ho approfondito lo studio di tutti i bassisti che hanno segnato la storia di questo strumento”.

Sei il leader di “Andrea Braido Trio”, un gruppo dove si alternano vari musicisti. In questo ensemble jazz, blues, country convivono. Come presenteresti questo progetto?

“Questo progetto è sicuramente la volontà di non avere delle etichette, cioè di essere libero nel poter esprimere mondi che non sono affatto così distanti come ci vogliono far credere. E’ chiaro che nella società odierna dove si cerca di etichettare ogni cosa una persona come me è stata vista da sempre con grandissimo sospetto perché c’è chi mi ha etichettato come chitarrista di Vasco, quello che mi ha etichettato con Zucchero, chi con Mina. La volontà del mio trio è proprio quella di miscelare tutto il mondo musicale”.

Come descriveresti l’esperienza di “Eleonor”, il primo album solista, suonato completamente senza ausilio di altri musicisti?

“Secondo me “Eleonor” è stata una reazione al fatto che in quel periodo avevo  appena fatto la tournée di “Fronte del Palco”con Vasco, era la prima vola che suonavo di fronte a settanta, ottanta mila persone. Sempre nello stesso anno ero stato a Mosca con Zucchero. Avevo addosso l’etichetta di chitarrista rockettaro  e la sentivo stretta, mi sentivo molto più libero. Quindi nel disco ho voluto riproporre la musica da cui io provengo, ad esempio si sente molto l’influenza di Miles Davis. E’ un disco che ha poco a che fare con il rock, e molto a che fare con l’improvvisazione”.

In che cosa consiste secondo te l’atto della comunicazione musicale?

“Il dono della musica dovrebbe essere quello di regalare alle persone che hai davanti, una forte emozione che fa star bene, un’emozione che a volte lascia anche senza fiato. E’ come se un filo invisibile unisse il musicista al pubblico. Un gruppo che suona davanti ad un pubblico, è come un direttore d’orchestra: il gruppo è il direttore e gli strumenti sono le persone del pubblico. Nella musica si assiste ad una comunicazione cerebrale. E’ chiaro che tanto dipende dalla sensibilità individuale, e dalla voglia di calarsi e lasciarsi andare a questa dimensione di sensibilità”.  

Come descriveresti il tuo ultimo lavoro “Jazz Garden & Friends”, uscito lo scorso 20 novembre?

“Il Jazz mi ha accompagnato fin da piccolo, grazie a mio padre che mi faceva ascoltare la grande musica. Non ho mai sentito il Jazz una musica distante. Ad esempio ascoltavo nello stesso periodo i “Deep Purple” e Charlie Parker. Non li ho mai sentiti tipi di musica distanti come ci fanno credere. E’ inutile parlare di globalizzazione se poi questa globalizzazione non si trova: ci sono i metallari, i jazzisti , i bluesman eccetera. Ho sempre detto queste etichette sono barriere inventate dagli uomini, perché nelle musica le barriere non esistono. Il mio ultimo disco è un omaggio al Jazz, a cui sono arrivato ad un’età matura, in cui sento di avere alle spalle molte esperienze. E’ un lavoro rilassante, non frenetico, ci sono belle composizioni tra cui un pezzo per mia madre “A song for my mother”, che abbraccia un mio nuovo scorcio compositivo. Qui lascio parlare un lato sensibile, soave, leggero, poetico, quasi femminile”.

Oggi sei alla Scuola di Musica Moderna “Jam” per una Masterclass di chitarra. Cosa provi ad essere considerato un punto di riferimento per molti ragazzi e ragazze che studiano la musica?

“Ringrazio Giampiero Morici che mi coinvolto per questa iniziativa, anche in estate ho suonato a Lucca con il mio trio per un omaggio ad Hendrix. Spero di essere un riferimento per i ragazzi, ma lo dico senza presunzione, pensando solo al mio amore per la musica. Quando non ci sarò più, penso che quello che si ricorderà di me sarà la dedizione e l’amore che ho dato alla musica. Vorrei che i ragazzi apprendessero che la musica è amore. Amore significa dedizione, ma anche sofferenza, rinuncia. Quindi mi fa piacere se ci siano dei ragazzi che mi vedono come un punto di riferimento, vorrei però che non pensassero solo a determinati aspetti, ad esempio “Andrea Braido è il chitarrista di…”. La musica non è per tutti, ed auguro a chi se lo merita di riuscire”.

Inserisci il tuo commento

La tua e-mail non verrà pubblicata. compila tutti i campi obbligatori*

Se pubblichi stai dando il consenso alle regole di base , ai termini del servizio e alla normativa sulla privacy
Annulla

.

Newsletter


WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com