Passa anche il decreto Gelmini in materia di diritto allo studio, nuove contestazioni

Passa anche il decreto Gelmini in materia di diritto allo studio, nuove contestazioni

LUCCA – Non si ferma la mobilitazione nazionale contro la riforma della scuola e dell’università e gli studenti scendono nuovamente in piazza dopo l’approvazione del decreto Gelmini in materia di diritto allo studio.

Giovedì 6 novembre il Consiglio ha approvato, su proposta del Ministro Gelmini, un decreto-legge in materia di diritto allo studio, valorizzazione del merito e qualità del sistema universitario e della ricerca. Come da comunicato stampa, il decreto-legge ”contiene disposizioni finalizzate a favorire il reclutamento di giovani ricercatori nelle Università; incentivare con una quota significativa del finanziamento statale (7%) le Università che, sulla base di parametri oggettivi di valutazione, favoriscono la ricerca ed il merito; prevedere parametri oggettivi per la valutazione dei professori e dei ricercatori e per la formazione delle Commissioni di valutazione; stanziare nuove risorse per favorire la realizzazione di residenze universitarie e consentire a tutti i capaci e meritevoli aventi diritto di usufruire delle borse di studio”. 

Nel dettaglio questo decreto mira a favorire l’assunzione di giovani docenti, incentivando nel contempo il pensionamento, con l’obiettivo di diminuire l’età media del corpo docenti in Italia. Gli atenei che disporranno l’assunzione solo di giovani ricercatori, raggiungeranno la quota di due ricercatori per ogni docente pensionato. Assicurata una quota minima pari al 60% delle assunzioni a favore dei nuovi ricercatori e il numero di posti a quest‘ultimi riservato raddoppierà se l’università rinunzierà a trattenere gli over 70. 

Agli atenei con la migliore produzione scientifica, qualità didattica e organizzazione (secondo i parametri di valutazione Civr, Cnvsu e modelli internazionali) sarà destinato il 5% del Fondo del Finanziamento Ordinario, pari a 500 milioni di euro e si porrà un limite di assunzione per le università con i bilanci in perdita che non disporranno della facoltà di bandire concorsi per docenti e personale amministrativo. 

Si premieranno con maggiori finanziamenti le università che ridurranno le sedi distaccate non funzionali e i corsi di laurea in esubero rispetto alle esigenze di formazione e di richiesta del mondo del lavoro. Per quanto riguarda il blocco delle assunzioni, saranno esclusi da tale disposizione gli enti di ricerca, così come i concorsi già banditi saranno lasciati fuori dal turn over, ma cambierà da subito il meccanismo di formazione delle commissioni di valutazione al fine di assicurare la maggior correttezza possibile. S’incrementano, infine, le borse di studio per gli studenti meritevoli e si stanzieranno 65 milioni di euro per il potenziamento dei posti letto destinati agli universitari. 

Venerdì, a un giorno dall’approvazione del decreto, gli studenti si sono riversati nuovamente nelle piazze di molte città, manifestando il loro scontento per quella che giudicano una manovra finalizzata al recupero dei consensi, ma che nella sostanza non rinuncia alla parte di provvedimenti più significativamente pesante per la scuola pubblica. A giudizio dei contrari, il decreto-legge di giovedì rappresenta un tentativo piuttosto blando, seppur positivo e non risponde in maniera esaustiva alle richieste del movimento delle scuole e delle università. Alcune istanze sono state accolte, ma i tagli rimangono così come l’introduzione del maestro unico e, soprattutto, l’indicazione di trasformazione delle università in fondazioni private. Una sorta di prova generale per lo sciopero nazionale previsto per il 14 novembre dunque, perché il movimento delle scuole e delle università non sembra disposto a cedere sui punti che valuta come basilari per la salvaguardia dell’istruzione pubblica, a partire dalla scuola primaria.

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