In quattromila per la Madonna protettrice dei Cavatori, tra fuochi d’artificio e rievocazioni storiche

In quattromila per la Madonna protettrice dei Cavatori, tra fuochi d’artificio e rievocazioni storiche

GORFIGLIANO (Lucca) – In quattromila a Gorfigliano ad attendere la Madonna protettrice dei Cavatori. Grande festa nel paese con i locali tutti esauriti e grandi applausi per lo spettacolo pirotecnico. La domenica rievocazione storica della antiche lavorazioni di cava.

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Questa grande festa esteriore che da 61 anni festeggia la comunità di Gorfigliano, deve essere la festa interiore della riscoperta del piacere di dire “Sì” al Signore come ha fatto la Madonna”.

Questo il messaggio che don Alessandro Gianni ha comunicato ai quattromila presenti che sabato sera hanno atteso la Madonna protettrice dei Cavatori nel paese di Gorfigliano. I segni esteriori della festa, quest’anno sono stati più evidenti che mai: ristoranti, bar e alberghi della località del comune di Minucciano hanno fatto registrare fin dalla mattina di sabato il tutto esaurito e la sera, dopo il richiamo a festa delle campane della chiesa del paese, ad attendere la statua della Madonna trasportata dai cavatori in località segheria, erano presenti almeno quattromila persone, tra cui il Sindaco di Minucciano Domenico Davini e la Filarmonica Puccini.

La sessantunesima edizione della festa della Madonnina ha visto Don Alberto Bartolomei, parroco di Gorfigliano (da 45 anni) partecipare di nuovo alla processione, dopo essersi completamente ristabilito dai problemi alle ginocchia avuti nella scorsa edizione. Davvero ricco e suggestivo lo spettacolo dei fuochi d’artificio organizzato dai Cavatori in omaggio alla loro protettrice e seguito da lunghi applausi dei presenti.

La domenica consueta messa all’aperto prima di riportare la Madonnina al centro del bacino marmifero del Bacolaio. Nel pomeriggio, interessante rievocazione storica delle antiche lavorazioni di cava: grazie al grande lavoro dell’Associazione Paese Vecchio di Gorfigliano e ai cavatori storici ancora viventi nella comunità, i giovani e chi non ha mai avuto idea di come venissero tagliati questi enormi blocchi, ha potuto apprezzare la tecnica antica del filo elicoidale che, mosso da un motore, permetteva di segare il marmo direttamente dal monte.

Una volta individuato il blocco da staccare e liberatolo sia da un lato che nella parte superiore dal materiale di scarso valore con cariche di dinamite, si inserivano nei canali così formatisi dei montanti che portavano le pulegge per il rinvio del filo. Il filo elicoidale aveva il diametro di cinque millimetri circa ed era formato dall’avvolgimento a forma elicoidale di tre piccoli cavi d’acciaio (legnoli) con la caratteristica di cambiare senso di avvitamento ogni cinquanta metri, in modo che il taglio del marmo avvenisse dritto. Tale filo aveva una lunghezza di circa mille metri, passava sul marmo da tagliare e con una miscela abrasiva di acqua e sabbia silicea tagliava il marmo. Non era però il filo a tagliare la roccia, la sua funzione era solo quella di trasportare nel solco elicoidale la miscela di acqua e sabbia silicea: era quest’ultima che strusciando sulla superficie del marmo ne corrodeva minutissime particelle. Anche la riquadratura del blocco veniva fatta con il filo elicoidale. La sistemazione di tale filo (la stesa) richiedeva però tempo, operai altamente specializzati (i filisti) e grandi quantità di sabbia silicea che dovevano essere trasportate fin sulle cave dal lago di Massaciucoli, da dove veniva estratta.

Gli organizzatori sono partiti presentando il ruolo del Tecchiaiolo che, legandosi in vita una corda resistente, si calava nelle pareti delle montagne per controllare che i massi fossero ben saldi e non cadessero, salvaguardando i colleghi che effettuavano la lavorazione. Successivamente sono state presentati i vecchi attrezzi della lavorazione e dei mezzi di trasporto dei blocchi: fondamentale era la forza fisica dei cavatori e la loro sincronia nelle operazioni, cadenzata da canti di gruppo. Estrazione del marmo che, se ha rappresentato, e rappresenta tuttora, la principale fonte di reddito della zona, ha portato, fino a qualche decennio fa, un alto prezzo di caduti sul lavoro, ricordati in una lapide vicino al Parco del Marmo.

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