Visto da Sinistra – Sulla criminalità dati e insicurezze

Visto da Sinistra – Sulla criminalità dati e insicurezze

LUCCA – A Lucca molti pensano che la criminalità sia più diffusa che nella altre città e a questo corrisponde un forte senso di insicurezza dei cittadini e il propagarsi e generalizzarsi di un vero e proprio allarme sociale.

 

Queste preoccupazioni, questi timori e queste critiche possono essere dovuti ad un’impressione soggettiva o ad una manipolazione dei media, o essere fondati su una base documentale ritenuta solida e oggettiva, costituita da dati accurati e precisi: le statistiche giudiziarie relative alle denunce, ai giudizi ed alle condanne. Sono questi dati che ci si serve analizzare, solitamente, per descrivere e spiegare l’andamento dei reati, per capire se sono aumentati o diminuiti, se sono più frequenti in Sicilia o in Emilia-Romagna, al nord o al sud, in Italia o in altri Paesi e per valutare l’efficacia delle misure di politica contro il crimine adottate.

 

Nel comitato sulla sicurezza e l’ordine pubblico che si è tenuto nella nostra città il 2 agosto scorso, sono stati presentati i dati relativi al primo semestre 2017 e si è visto che i numeri diffusi indicano che Polizia e Carabinieri hanno operato 55 arresti per furto nel comune di Lucca, che i furti sono in calo rispetto al primo semestre del 2016 (-6,4%), così come sono calate le rapine (passate da 20 a 9) e i furti con strappo (da 8 a 4). L’unico dato con il segno positivo è quello relativo ai furti con destrezza, passati da 118 a 149. Azzerati invece i reati legati alla contraffazione.

 

In Italia, secondo i dati diffusi dall’ISTAT e aggiornati al 2015, si evidenzia come i furti in abitazione abbiano un andamento correlato alla crisi economica: nel 2007 erano stati denunciati 166.838 furti in abitazione. Negli anni immediatamente successivi cala a 150mila circa per risalire nel 2010 a 169.163. Negli anni della crisi avviene il balzo, da cui ancora non si è riemersi: quota 200mila viene sfondata nel 2011, nel 2012 sono 237.355, nel 2013 251.422 e nel 2014 255.886. Solo nel 2015 si registra una prima inversione della tendenza, con il numero che scende a 234.726. E’ necessario, però aspettare i dati del 2016 per vedere se questo trend verrà confermato.

 

Nel suo intervento, il 14 febbraio scorso all’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola ufficiali Carabinieri, il presidente del Consiglio Gentiloni ha dichiarato: “La domanda crescente di sicurezza non dipende dal crescere di episodi di violenza, che mostrano indici di calo negli ultimi anni, ma dipende da difficoltà e incertezze, dalla crisi di identità che investe una parte delle nostre comunità”. Osservando i dati Istat sul numero di delitti che vengono denunciati all’autorità giudiziaria, si potrebbe dire che Gentiloni abbia sostanzialmente ragione.

 

Secondo i dati ISTAT, poi, Gentiloni sembra avere ragione anche quando sostiene come gli indici registrino un calo, anche se non assoluto, degli episodi di violenza. Se, poi, la domanda di sicurezza dei cittadini a cui fa riferimento il premier nasce dalla questione del terrorismo, c’è un ultimo dato che può essere utile citare. Quello relativo agli “omicidi volontari consumati a scopo terroristico”, in Italia nel periodo di riferimento (2007-2015): zero.
Questi sono i dati ufficiali che appaiono rassicuranti e, allora viene da chiedersi perché si sente parlare con più insistenza di una crescita di un’insicurezza percepita che crea disagio e preoccupazione tra le persone.
Non credo che questo si possa attribuire alla sottostima dei dati ma piuttosto ad una contingenza sociale che vede la cosiddetta microcriminalità essere strettamente connessa alla percezione di insicurezza in quanto comprende anche una serie di compor¬tamenti illegali e a volte anche non illegali dal punto di vista stret¬tamente giuridico come i cosiddetti episodi di inciviltà quali: atti di vandalismo di vario tipo, accattonaggio molesto, urla, rumori not¬turni, incuria degli spazi comuni, ecc. che sono molto diffusi nelle aree urbane.
Nel 2001 nella pubblicazione “Sicurezza e opinione pubblica in Italia”, Ilvo Dia¬manti, sociologo e politologo, e Fabio Bordignon, ricercatore de LaPolis, laboratorio di studi politici e sociali dell’Università di Urbino, scrivono:“Non sono dunque i crimini più feroci a turbare il senso di si-curezza quotidiano, quanto piuttosto i reati minori: solo questi rappresentano una vera e propria insidia alla sfera privata”. Si potrebbe dire che gli eventi più gravi sono considerati quasi inevitabili o troppo diffìcili da affrontare, mentre i comportamenti al limite della legalità riguardano proprio le persone comuni, a volte inconsapevoli e, quindi, potenzialmente ognuno di noi.
A tutto questo si deve aggiungere anche la difficoltà da parte dello Stato di reagire con efficacia ai crimini più gravi, per quanto siano in calo. Il punto di questo argomento riguarda la certezza della pena che oggi non è più una sicurezza e genera una diffusa sfiducia da parte dei cittadini.
Sono argomenti che hanno un grande successo mediatico, suscitano inquietudine ma anche interesse ed hanno anche una grande rilevanza politica, come abbiamo potuto vedere, anche a Lucca, nel corso dell’ultima campagna elettorale. Credo che la nostra città risenta, come tutte, di questo fenomeno, ma che abbia tutte le caratteristiche per essere vissuta con tranquillità. Sono state, inoltre, messe in campo ulteriori iniziative sul territorio come il controllo di vicinato per le periferie e un’altra quota di telecamere di sorveglianza che saranno installate nei prossimi giorni.
Resta il fatto che se esiste ancora un diffuso senso di insicurezza devono essere messe in atto strategie per osservare e monitorare le situazioni a rischio nell’interesse di chi vive in città, ma anche di chi viene a visitarla. Per esperienza personale, come turista in Sicilia, posso dire che passa la voglia di spendere altri soldi in un posto dove ti hanno scippato.

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