Visto da sinistra: “Molto meglio lasciare tutto com’era..”

Visto da sinistra: “Molto meglio lasciare tutto com’era..”

VISTO DA SINISTRA – Che Lucca avesse una storia antichissima e che sotto i nostri piedi si trovino i resti millenari di un grande passato, lo sappiamo tutti molto bene. Lo testimoniano i tanti scantinati di abitazioni private o esercizi commerciali in cui si possono trovare i resti di edifici o costruzioni di importante rilievo storico eè possibile vederlo molto bene nel complesso archeologico della Chiesa dei Santi Giovanni e Reparata.

Molti di noi ricorderanno anche i lavori in piazza Napoleone dove nel 1998, nel corso di alcuni scavi, furono portate alla luce le antiche fondamenta degli edifici rasi al suolo nel periodo napoleonico, oppure, in tempi più recenti, nel corso dei lavori per la costruzione del nuovo ospedale, gli scavi hanno rivelato l’esistenza di un complesso di stratificazioni e strutture sepolto sotto il paesaggio dei quartieri Arancio e San Filippo e hanno, così, permesso di riportare alla luce una mappa unica nel suo genere. In particolare sono stati ritrovati un complesso funerario dell’ottavo secolo avanti Cristo, un insediamento arcaico collocabile tra il 600 e il 550 a.C, un abitato del III secolo a.C, una stazione di posta d’età romana, un lacus vinarius, vasca per la pigiatura dell’uva d’età romana, un edificio risalente al Medioevo, diverse ceramiche contadine risalenti a fine 800-inizi ‘900 e una discarica del malato risalente agli anni’20 e ’30 del ‘900, un esempio molto significativo della stratificazione della storia nella nostra città.

Di questi ritrovamenti solo nella Chiesa di San Giovanni e Reparata è stato allestito un museo archeologico, gli altri hanno rappresentato importanti occasioni per gli studiosi di raccogliere materiali ed informazioni da utilizzare ai fini dei loro lavori e sono, poi, stati ricoperti riportando tutto alle condizioni iniziali. Nel caso dell’ospedale San Luca, comunque, con i reperti, è stato possibile realizzare, grazie alla collaborazione tra Soprintendenza, Azienda Usl e Fondazione Cassa di Risparmio, una mostra nell’atrio dell’ospedale che è fruibile, gratuitamente, agli operatori, ai pazienti e ai visitatori.
Quindi il ritrovamento in occasione degli scavi in Piazza Santa Maria Nera, dove in un primo momento sono tornate alla luce sei sepolture databili al XII-XIII secolo, epoca di costruzione della Chiesa di Santa Maria Nera (eretta nel 1188) e, successivamente, è emerso, anche, un complesso funerario molto più antico, che gli esperti fanno risalire al VI secolo d.C., non si può ritenere una caso isolato o straordinario.

Così è nata la discussione legata al che fare: è meglio richiudere e riportare tutto nella situazione iniziale o è il caso di scavare di più e rendere fruibile al pubblico questo pezzo della nostra storia. Ma la cosa non è così semplice, perché la possibilità di realizzare un sito archeologico non è solamente collegata al reperimento di fondi ma anche ad un progetto e a dei percorsi tematici che dovrebbero essere intrapresi per dare corso ad una concreta azione di conservazione e valorizzazione.

Nella pubblicazione “Mostrare l’Archeologia-Per un manuale-atlante degli interventi di valorizzazione” a cura di Marco Vaudetti Coordinatore nazionale della Ricerca PRIN (progetti di ricerca di interesse nazionale) 2008 si legge: “Lavorare in un tessuto urbano centrale richiede, infatti, una particolare attenzione e la messa in campo di adeguate professionalità e competenze, in modo da procedere con i necessari studi e progetti per valutare la fattibilità degli interventi, approfondire la conoscenza dei siti e delle stratificazioni storiche del tessuto in cui si dovrà operare e individuare, in via preliminare, le eventuali interferenze, i vincoli, le potenzialità dei luoghi, ecc. Altro tema, ugualmente importante, è la programmazione degli interventi di carattere manutentivo per la conservazione nel tempo dei manufatti; anche in questo caso la difficoltà è prevalentemente di carattere economico. Occorre infatti individuare le priorità evitando, per quanto possibile, interventi in emergenza.”
Quindi, appare evidente come, anche in questo caso, non ci sia spazio per l’improvvisazione e l’approssimazione. L’importante ritrovamento in Piazza Santa Maria Nera ha potuto consentire, a chi ha competenza in materia, di arricchire le proprie conoscenze aggiungendo importanti informazioni e recuperando reperti di grande interesse che potranno essere oggetto di studio e di divulgazione, ma da lì a pensare che quanto trovato possa diventare un vero e proprio sito archeologico il passo è lungo.

Per realizzare un intervento che valorizzi pienamente i ritrovamenti andrebbe, in primo luogo, verificata la fattibilità sia economica sia logistica, di un progetto di questo tipo, si dovrebbe, poi, analizzare la possibilità di dare il massimo risalto ai reperti e costruire dei percorsi fruibili dai visitatori in modo che possano ricevere adeguate informazioni e spiegazioni in merito. In ultimo, si dovrebbe valutare l’impatto che questa operazione potrebbe avere sulla piazza e sulla Chiesa che hanno, di per sé, un grande valore sul piano storico-culturale.
Se lasciare lo scavo accessibile significa lasciare in vista dei ruderi destinati a divenire rifugio di gatti, invasi dalle erbacce e facilmente utilizzabili come sede di smaltimento rifiuti, deturpando in modo indiscutibile la piazza e la Chiesa, credo che sia molto meglio lasciare coperto e mantenere tutto nelle condizioni di partenza..

1 commento

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1 Commento

  • AMMONIO
    9 ottobre 2017, 01:20

    Una città non è un’area archeologica. Non si possono aprire buche ovunque. Lucca va rispettata. Anzi, andrebbero intonacati anche la maggior parte degli sbrani che mostrano inutili mattoni deturpando molti palazzi.

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