Visto da sinistra – Insufficiente l’adesione volontaria ai vaccini

Visto da sinistra –  Insufficiente l’adesione volontaria ai vaccini

LUCCA – Da un punto di vista scientifico le vaccinazioni, intese appunto come prevenzione delle malattie infettive: si possono collocare soprattutto in un’ottica di sanità pubblica e non solo come uno strumento di protezione individuale, siano esse vaccinazioni obbligatorie o raccomandate. L’obiettivo di questo intervento, per la maggior parte dei casi, è rappresentato dal raggiungimento della herd immunity (immunità di gregge) detta anche immunità di gruppo. E’ un termine che, in medicina, indica una forma di protezione indiretta che si verifica quando la vaccinazione di una parte significativa di una popolazione (o di un allevamento) finisce con il fornire una tutela anche agli individui che non hanno sviluppato direttamente l’immunità.
La vaccinazione si può ritenere, quindi, un intervento di profilassi di alto profilo, ma che, per avere una reale validità preventiva, deve essere accompagnato da una attenta valutazione dei rischi e dei benefici legati all’uso del vaccino sull’individuo e ancor di più sulla popolazione.
Quindi la scelta di utilizzare un vaccino dovrà basarsi, in primo luogo, sulle caratteristiche tecniche del vaccino stesso, ma anche su precise scelte di strategia vaccinale e, infine, su specifici indirizzi di politica sanitaria. Perciò, considerando l’aspetto della profilassi, in termini di politica sanitaria, non si può prescindere da interventi che non siano inquadrati in termini di sanità pubblica.
Esiste, oggi, uno scontro tra chi ritiene che per tutto e contro tutto si debba ricorrere al vaccino e chi ritiene che i vaccini siano una cosa più seria di quanto non ci dicano alcuni esponenti del mondo scientifico; una cosa che va maneggiata con più discrezione, cura e discernimento.
Per questo non è comprensibile una linea acritica di vaccinazioni fatte senza precise basi epidemiologiche e su studi di popolazione. Ogni campagna vaccinale, infatti, deve essere valutata nel suo contesto, alla luce non soltanto della sua efficacia ma anche delle spese e del rapporto costi/efficacia. Un vaccino può anche essere efficace, ma se la malattia è estremamente rara nella popolazione, è molto probabile che non serva a nulla.
Oggi aumentano i morti per malattie infettive e l’informazione ce ne da ampia conoscenza. Si è trattato in particolare di bambini che hanno patologie di base molto importanti e che, colpiti da morbillo, ad esempio, non riescono a superarlo, ma questo non toglie la necessità di discutere del problema. Non si deve abbassare la guardia di fronte ad un fenomeno che appare riemergere e che viene costantemente monitorato dalle istituzioni sanitarie. Allo stesso tempo non si deve dimenticare che la discussione in tema di vaccini è aperta e prevede la necessità di seri e documentati apporti scientifici in merito alle resistenze, alle refrattarietà e agli eventuali effetti collaterali, in modo particolare, quando le somministrazioni diventano obbligatorie.

 

A questo proposito l’Istituto superiore di sanità sul portale dell’Epidemiologia per la Sanità Pubblica (EpiCentro) a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute pubblica redige un bollettino settimanale del morbillo in Italia. Questo è quanto riportato in quello del 2 Luglio:
• 3346 casi segnalati dall’inizio dell’anno di cui 2 decessi
• quasi tutte le Regioni (18/21) hanno segnalato casi, ma il 90% proviene da sette: Piemonte, Lazio, Lombardia, Toscana, Abruzzo, Veneto e Sicilia
• l’88% dei casi era non vaccinato e il 7% ha ricevuto solo una dose di vaccino
• l’età mediana dei casi pari a 27 anni. La maggior parte dei casi (73%) è stata segnalata in persone di età maggiore o uguale a 15 anni; 200 casi avevano meno di un anno di et
• 252 casi segnalati tra operatori sanitari
“Sulla base dei dati disponibili all’Oms, i casi di morbillo registrati fin qui, nel corso del 2017, sono stati in Europa 5.483, il 43 per cento dei quali si è verificato in Italia”, ha scritto l’Oms che precisa come “i casi di morbillo che si sono verificati nella regione Europa sono diminuiti dai circa 34mila nel 2010 ai 5.100 nel 2016”. Tuttavia, sottolinea l’Oms, “la copertura vaccinale in Italia, per tutti i vaccini, ha mostrato un trend stagnante o, in alcune zone del paese, addirittura in diminuzione negli ultimi anni”.
“L’ufficio per l’Europa dell’Oms è preoccupato per quanto riguarda la situazione attuale e la diffusione sul territorio italiano del morbillo e di altre malattie prevenibili con i vaccini”. In Italia il tasso di immunizzazione “è sceso in modo vertiginoso”, e “sono ricomparse malattie che erano ritenute scomparse” ha affermato, a questo proposito, la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, nel corso di un intervento alla trasmissione “Coffee Break” su La7.
Quindi l’adesione volontaria alle vaccinazioni risulta non garantire adeguatamente le aspettative di tutela per la sanità pubblica. Per questo è stato necessario ricorrere ad un decreto denominato Lorenzin relativo alle vaccinazioni che diventano obbligatorie per iscriversi a nidi, materne e scuola dell’obbligo e che non è passato inosservato a livello internazionale. In una lettera inviata alla Commissione Sanità del Senato, impegnata nelle audizioni sul decreto vaccini, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) si congratula con l’Italia: “Il direttore regionale dell’Oms Europa, Zsuzsanna Jakab, plaude al ministero della Salute che ha intrapreso un intervento attivo” a tutela della salute delle comunità – si legge nella lettera –”chiudendo i gap” in termini di immunità. L’Oms sottolinea, inoltre, l’accelerazione dell’intervento italiano “ per bloccare la trasmissione del morbillo ed è pronta a offrire tutto il necessario supporto tecnico per aiutare il miglioramento dei tassi di copertura vaccinale nel paese e arrivare a un controllo della malattia”.
Nei confronti di virus e batteri ci sono battaglie aperte e può capitare che una volta che una volta debellato un ceppo ne ritroviamo un altro per il quale è necessario trovare un nuovo percorso terapeutico e vaccinale. Questo non significa che non si debbano trovare tutti i mezzi utili a sconfiggerli, ma solo che è opportuno procedere attraverso una lotta mirata e specifica e non con mezzi radicali, generalizzati e dispersivi che rischiano di far perdere ancora di più terreno ed autorevolezza alle vaccinazioni.

Inserisci il tuo commento

La tua e-mail non verrà pubblicata. compila tutti i campi obbligatori*

Se pubblichi stai dando il consenso alle regole di base , ai termini del servizio e alla normativa sulla privacy
Annulla
Lo Schermo.it pubblicita

.

Newsletter

Banner Geometra Online

Twitter