Visto da sinistra: “Abolizione dei vitalizi, primo passo necessario”

Visto da sinistra: “Abolizione dei vitalizi, primo passo necessario”

LUCCA – Si è aperto un percorso grazie al quale per i Parlamentari non si parlerà più di vitalizi, ma di vere e proprie pensioni che saranno erogate in base ai contributi versati. In sostanza un Deputato o un Senatore percepirà una pensione calcolata in maniera analoga a quanto accade a tutti coloro che svolgono una qualsiasi altra attività. La Camera dei Deputati ha approvato un testo che dovrà passare all’esame del Senato. Molti ritengono che al Senato potrebbe non essere approvato o, comunque, avere importanti modifiche. Attualmente il provvedimento prevede l’applicazione retroattiva anche “ai trattamenti previdenziali in essere, compresi i vitalizi attualmente percepiti che vengono definitivamente aboliti”. Pertanto i parlamentari già cessati dal mandato e che attualmente beneficiano della rendita vitalizia si vedranno ricalcolati gli importi con il sistema contributivo. I vitalizi erano stati già aboliti nel 2012, ma solo per i neo eletti: i parlamentari cessati dal mandato prima di quella data hanno, infatti, continuato a percepire gli assegni pre-riforma mentre a coloro che hanno esercitato un mandato prima del 2012, e che sono stati poi rieletti, è applicato un sistema basato in parte sulla quota di assegni vitalizi maturata al 31 dicembre 2011 e in parte sulla quota calcolata con il nuovo sistema contributivo.

 

Tito Boeri, presidente dell’Inps, urante un’audizione alla Camera, ha sottolineato che risultano in pagamento 2.600 assegni, il cui costo supera di 150 milioni i contributi versati, e ha spiegato che “Applicando le regole del sistema contributivo oggi in vigore per tutti gli altri lavoratori all’intera carriera contributiva dei parlamentari, la spesa per vitalizi si ridurrebbe del 40%, scendendo a 118 milioni, con un risparmio, dunque, di circa 76 milioni di euro l’anno”.

 

Il trattamento degli ex parlamentari, insieme a quello di altri gruppi di lavoratori, fu preso in esame dall’Inps nell’operazione denominata “Porte Aperte”. A seguito di questo lavoro Boeri dichiarò: “Supponendo che il rapporto fra vitalizi in essere e vitalizi ricalcolati sia lo stesso per i consiglieri regionali, il risparmio complessivo in caso di ricalcolo per l’insieme delle cariche elettive salirebbe a 148 milioni di euro circa per il solo 2016”. Sono cifre significative e in base alle quali il presidente dichiarò che “si tratta di misure non solo simboliche, ma in grado di contribuire in modo significativo alla riduzione della spesa pubblica o al finanziamento di programmi sociali”.

 

Quindi un intervento necessario, che rappresenta, però, solo una piccola parte del danaro che l’Inps che, al primo gennaio del 2016, era di 18.136.850 di euro per l’intero 2015 . Infatti, secondo l’Istituto di previdenza, che ha formulato, negli anni passati, una complessa revisione del sistema pensionistico denominata “Non per cassa, ma per equità”, è necessario mettere mano anche ai 250mila trattamenti di pensionati che non provengono da cariche elettive e per i quali sarebbe richiesta, di fatto, una convergenza verso il sistema contributivo, prevedendo, anche in questo caso, una scalettata a seconda dell’importo percepito.

 

Infatti, sempre l’Inps, rende noto che sono più che raddoppiati i nuovi pensionati d’oro, ossia quelli che percepiscono un trattamento di 3.000 euro e più: nei primi sei mesi di quest’anno sono stati 10.068 contro i 5.699 dei primi sei mesi del 2016. Sono 4.363 in più. Nell’intero 2016, le nuove pensioni d’oro sono state 15.920. Senza considerare i pensionati d’oro da record come l’ex direttore generale Tim che percepisce oltre 90.000 euro al mese. Nelle scorse settimane anche Papa Francesco ha denunciato questo fenomeno nel corso dell’udienza alla Cisl nell’Aula Paolo VI, dichiarando che si tratta di un’ “offesa al lavoro non meno grave delle pensioni povere”.

 

Quindi, benché ci siano ancora molti interventi correttivi da fare nell’intero settore, è la politica ad essere nel mirino e i “costi della politica” sono sempre al centro di molte discussioni e dibattiti. Però, come ho avuto modo di dire in altre occasioni, non si può pensare che chi si dedica alla politica, sia pure facendolo con spirito di servizio, non debba avere un giusto riconoscimento economico perché altrimenti il rischio è che a dedicarsi alla politica siano solo coloro che “se lo possono permettere” nei termini di disponibilità economica, ma anche di tempo e di supporti logistici.

 

Credo che in ogni settore sia necessario ottimizzare le spese e che, soprattutto, sia indispensabile evitare gli sprechi che appaiono più gravi ed evidenti quando si parla di spesa pubblica. I “politici” sono soggetti a dure critiche e ad attacchi perché in troppe occasioni si sono evidenziati scandali collegati all’uso improprio di danaro pubblico e a cui si accompagnano inefficienza e inefficacia nel trovare soluzioni ai problemi delle persone.

 

E’ bene che i cittadini prestino attenzione a come si utilizzano i soldi, in particolare rispetto alle spese per i servizi e per i supporti alle comunità ed è utile che nei Consigli Comunali si discuta con competenza sull’allocazione delle risorse. Non serve, però, fare sterili polemiche o utilizzare gli argomenti solo per attacchi personali a questo o quell’amministratore, perché l’assemblea degli eletti di una città è il luogo deputato ad una discussione aperta e approfondita dove cercare le soluzioni che rispondano alle esigenze di tutti e non un’occasione in cui screditarsi a vicenda.

 

Troppe volte, poi, nelle scelte politiche, si leggono interventi tesi a tutelare i singoli a sfavore delle comunità e questo aumenta il disinteresse dei cittadini e la difficoltà a partecipare ed impegnarsi nell’attività politica. Sono sempre meno le persone che si mettono a disposizione con entusiasmo e disinteresse e nell’elettorato è sempre più diffusa la sensazione che chi fa politica lo faccia solo per interesse personale. Questo, certamente, crea il maggior disagio ed è causa del malcostume di utilizzare la cosa pubblica a fini personali con la conseguenza di attacchi sempre più duri sui “costi della politica”.

 

Francesca Pacini

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1 Commento

  • francesco
    31 luglio 2017, 11:27

    Penso che finira’ tutto in una bolla di sapone – come al solito fumo negli occhi a fini propagandistici.
    Se la legge passera’ anche al senato, cosa di cui dubito, verra’ respinta molto probabilmente dalla Corte costituzionale per incostituzionalita in quanto lede diritti acquisiti ecc.
    Chi vivra’ vedra’.

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