Visto da destra: sprofondo rosso artigianato, pressione fiscale più alta d’Europa

Visto da destra: sprofondo rosso artigianato, pressione fiscale più alta d’Europa

LUCCA – Artigianato, è, inevitabilmente, sprofondo rosso. I dati forniti in settimana grazie a un interessante studio di Cna confermano quello che è sotto gli occhi di tutti. L’artigianato, anche da noi ma non solo, sta collassando, abbandonato a se stesso e a una crisi che non fa prigionieri. Lucca, dal 2013 al 2016, ha perso ben 933 imprese artigiane, passando da 12.597 a 11.664. La percentuale è netta: – 7,41 per cento, in Toscana il calo, nel medesimo arco temporale, è stato del 4,14 e in Italia del 4,63. Una tendenza inequivocabile e non solo figlia della crisi del mattone. Numeri che non tengono conto di un altro aspetto oltremodo inquietante: a scomparire spesso sono imprese che vantano, anagraficamente parlando, un lungo percorso.

 

Ma ci sono altri dati che fotografano una realtà preoccupante e non solo dal punto di vista economico: le retribuzioni, nel comparto, calano e l’occupazione cresce solo lievemente, come a dire che le manovre assassine messe in piedi dagli ultimi governi Pd e tecnocratici stanno dando i loro frutti: uccidere il potere di acquisto di larghe masse di persone, impoverire la classe media, precarizzare giovani e meno giovani, demolire l’apprendistato, letteralmente dimezzato in pochi decenni anche grazie alla riforma Treu che ha elevato l’età per utilizzare questa tipologia contrattuale, e al bonus assunzioni introdotto dall’ex premier con il piglio del venditore di piatti, che a scuola veniva chiamato “il bomba” per l’inesauribile capacità creativa di raccontare fregnacce. Ma c’è di più e di peggio: la pressione fiscale in Italia è nettamente superiore a quella europea.

 

Lo certifica la Cgia di Mestre: ogni italiano paga 946 euro di tasse in più l’anno rispetto alla media Ue. Difficile in queste condizioni campare, per autonomi come dipendenti, ma per i primi il problema su come mantenere in piedi le attività, tra norme burocratiche sempre più soffocanti, è drammatico. Eppure parliamo del tessuto produttivo vero del nostro Paese, quello che non ottiene mutui e agevolazioni bancarie per peso politico o amicizie influenti e che dalle banche è spesso strozzato, quello a cui Equitalia non fa sconti, quello che lavora anche 12 e più ore al giorno. In Italia, le piccole imprese, il commercio e l’artigianato prendono solo calci in faccia da questa classe politica non solo incapace, bensì pericolosa. Lo diciamo da sempre: il Pd è il peggior nemico d’Italia, ed è pervicacemente contro ogni tentativo di non omologare, non massificare, non accentrare. Il mondo Pd è quello coop e dei grandi agglomerati, più facilmente controllabili e influenzabili, anche come clientele. Non sarà mai quello della bottega artigiana che dà da mangiare a poche famiglie, che tramanda antichi saperi, che è fieramente autonoma. Il comunismo, da questo punto di vista, non è mai morto e tenta di distruggere identità e individualità.

 

La crisi dell’artigianato, lo accennavamo, va a braccetto con la volontà di queste forze politiche e con l’usura, vero male degli ultimi secoli, come ci ricorda un poeta dalle intuizioni fulminanti come Ezra Pound:

 

Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio
CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l’usura, spunta
l’ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila.

 

Fabrizio Vincenti

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