Visto da sinistra: il “sistema Artigianato” deve adeguarsi alle novità del mercato

Visto da sinistra: il “sistema Artigianato” deve adeguarsi alle novità del mercato

LUCCA – Leggiamo che l’artigianato nella provincia di Lucca non vive una stagione particolarmente felice. Viene rilevata una crescita nel numero degli addetti a cui, però, si collega una diminuzione delle imprese. Il quadro, in sostanza, è quello di una situazione sostanzialmente stazionaria in cui ancora non intravediamo il punto di svolta positivo. Quindi un equilibrio in cui, comunque, non può essere individuata una condizione di grave crisi.

 

Diverso sembra essere il quadro a livello nazionale, secondo i dati dell’Osservatorio Lavoro CNA, curato dal Centro studi della Confederazione: “sia nel 2015 che nel 2016 il numero di occupati nelle micro e piccole imprese e nell’ artigianato è aumentato di circa 2,5 punti percentuali su base annua.” Sempre dalla stessa fonte si apprende che “la flessibilità appare la risposta più adeguata ad alimentare la domanda di lavoro delle micro e piccole imprese e dell’ artigianato”. Sembra, quindi, che, nonostante la ripresa economica stenti a farsi sentire le imprese artigiane diano testimonianza del valore occupazionale del settore.

 

L’Osservatorio, che analizza mensilmente l’andamento dell’occupazione in un campione di 20.500 imprese artigiane, micro e piccole con 125mila dipendenti complessivi, sottolinea, inoltre, l’ottima performance delle piccole imprese che a gennaio è trainata dal boom delle assunzioni: in un mese hanno registrato un significativo +8,2%. Nelle valutazioni conclusive, comunque, viene sottolineato come si arresti per il 2016 il calo della pressione fiscale. L’Osservatorio prevede addirittura un lieve incremento “che deriva dall’aumento programmato dell’aliquota dell’Ivs (Invalidità-vecchiaia-superstiti), la contribuzione previdenziale della Cassa artigiani e commercianti”

 

La CNA, a livello nazionale, si chiede, quindi, se sia possibile migliorare il sistema tributario e su questo sembra puntare con determinazione formulando un decalogo di proposte, che vanno dalla revisione dell’IMU sugli immobili strumentali all’introduzione dell’Iri (Imposta sul reddito delle imprese), da discutere nelle sedi competenti.

 

Sul sito “Italia che cambia” si legge: “La grande tradizione artigianale italiana non è affatto destinata a scomparire: anzi, nei prossimi anni aumenteranno le richieste di professionalità basate su competenze umane che le macchine non possono rimpiazzare: manualità, ingegno e creatività. Recenti studi sulle tendenze dell’occupazione nei paesi ad alto reddito concordano nell’affermare che l’artigianato e tutti i lavori basati sul “saper fare con le mani” saranno tra le professioni più ricercate nei prossimi 10 anni. Tra i paesi industrializzati l’Italia ha sicuramente un posto di prim’ordine perché vanta la più celebrata tradizione di “bottega artigiana” e l’eccellenza della sua produzione manuale è riconosciuta a livello globale.

 

Lo studio intitolato “Mutamenti nella composizione dell’artigianato” e pubblicato da Ires-Istituto di Ricerche Economico-Sociali del Piemonte nel 2015 afferma che “in un Paese come l’Italia, famoso per i suoi prodotti di alta qualità e per il suo ineguagliabile Made in Italy, dove la disoccupazione giovanile è altissima e scarseggiano carpentieri, fornai, sarti, l’artigianato diventa una grande opportunità. Il ‘saper fare’ rimane un ingrediente indispensabile per l’intero settore manifatturiero italiano e contaminandolo con i nuovi saperi tecnologici, l’Italia si ritrova tra le mani un formidabile strumento di crescita e innovazione“.

 

Le potenzialità del settore sono confermate anche dalla Commissione Europea che, in uno studio del 2015 intitolato “Business Innovation Observatory – Collaborative Economy: collaborative production and the maker economy”, mette in evidenza che il trend occupazionale dell’artigianato e delle professioni basate sul “saper fare con le mani” è in crescita e che l’artigianato tradizionale non è affatto in via di estinzione. Anzi, se i lavori artigianali coniugano creatività, abilità manuale e padronanza delle tecniche da un lato e innovazione, tecnologie digitali e potenzialità della rete dall’altro, sono destinati a crescere.

 

Riprendendo, quindi, le considerazioni fatte al livello locale mi sono sembrate particolarmente significative le parole di Giorgio Bartoli, presidente della Camera di Commercio: “Capire se le nostre piccole imprese artigiane riescano ad agganciare la ripresa lavorando con l’estero in modo diretto o indiretto. Oggi per lavorare fuori dall’Italia occorre essere preparati e forse questo rimane un nostro limite strutturale”, riprese anche dal presidente di Cna, Andrea Giannecchini che ha affermato: “I dati sono poco confortanti e infatti mi piacerebbe anche capire quante aziende sono in grado di lavorare con l’estero e quante invece sono legate esclusivamente alla domanda interna”. Sono valutazioni che sottolineano la necessità di rivedere il “sistema Artigianato” che dovrà mettersi in gioco ed adeguarsi sia alle novità che si aprono sul mercato del lavoro sia diventare competitivo sul mercato a livello internazionale.

 

Credo, quindi, che oltre a rivolgere un appello agli enti locali perché vengano create le condizioni per favorire il più possibile le imprese locali, sia necessario avviare un percorso di apertura e trasformazione del settore artigiano che lo avvicini all’attuale richiesta di produzione e alla capacità di renderla attrattiva e concorrenziale valorizzando, quindi, la grande tradizione che anche Lucca vanta nel settore.

 

Francesca Pacini

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1 commento

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1 Commento

  • Pietro
    20 marzo 2017, 11:18

    il compito di noi artigiane e’ quello di fare prodotti di qualita’, bilanciando tradizione e nuove tecnologie, il compito di tanti amministratori come il Dr. Bartoli, dovrebbe essere quello di dare visibilita’ a quello che facciamo, il resto viene da se’

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