Visto da Destra: Il G7, “Quando è che torna a Roma quel signore?”

Visto da Destra: Il G7, “Quando è che torna a Roma quel signore?”

LUCCA – “Quando è che torna a Roma quel signore?”. Nella frase, pronunciata da un’anziana signora, stanca per la trafila a un varco della zona blindata nel secondo giorno di G7 a Lucca, c’è tutta una città. Che non è usa a manifestazione eclatanti e nemmeno a proteste scomposte, ma che ha subìto, in nome dei porci comodi di pochi, un evento che la stragrande maggioranza di essa avrebbe voluto altrove. A conti fatti, la riunione dei ministri degli esteri dei sette paesi con le economie più sviluppate (viene da ridere pensando a come è ridotta l’Italia…), supportata dai rappresentanti degli stati arabi maggiormente responsabili del successo dell’Isis e dei suoi metodi da tagliagole nel mondo, è stato un flop per la città. E non poteva che essere così. Proviamo a articolare un minimo ragionamento per coloro che, e sono fortunatamente pochi, non buttano il cervello all’ammasso disciplinatamente, come ordinato dai padroni del vapore. Riunioni del genere, ammesso e non concesso che siano eventi graditi alla popolazione, e abbiamo parecchi dubbi, trovano la loro naturale sede in luoghi chiusi, facilmente controllabili, isolati. Come, per esempio, le ville del territorio, se proprio Lucca doveva essere. Non certo in un centro storico, con il suo reticolo di vie e viuzze che per alcuni giorni hanno assunto, grazie ai blocchi di cemento e al deserto pneumatico, il profilo delle strade di Belfast negli anni ’70 del secolo scorso. Dunque, la location, come direbbe qualche fenomeno con ambizioni intellettuali, non era delle migliori. Una collocazione che ha generato problemi a non finire ai residenti e ai commercianti, che hanno perso denaro e lavoro, in un momento durissimo grazie all’andamento dell’economia, voluto in primis proprio da quei personaggi riunitisi a Lucca. Sacrifici che sono arrivati all’impossibilità di muoversi per oltre 48 ore tra le strade sotto casa. Praticamente murati in casa propria per compiacere sette camerieri ( e i loro codazzi) dei potenti del mondo, ovvero di chi dirige l’economia. Qualcosa di mai successo e che ci auguriamo non succeda mai più. Non poter andare a fare la spesa nei posti abituali, rinunciare a un caffè, a incontrare amici e conoscenti anche solo per un saluto, vedere la città vuota come dopo un’esplosione nucleare è stato qualcosa davvero sgradevole. Una violenza imposta dall’alto. Che lascia l’amaro in bocca, perché ci ricorda che c’è vogliono sudditi. Qualche cervello fino, moderno, avanti, aperto al nuovo, vi dirà che siamo provinciali, che il vantaggio per Lucca è stato immenso: “Una vetrina eccezionale”. Certo, come no. Chi ha avuto tempo e voglia di farsi un giro nella lettura dei resoconti dei quotidiani e delle tv di tutto il mondo si sarà reso conto dello spazio minimo dato alla città. Era inevitabile, nessun contrattempo: eventi di questo genere, che comunque non fosse stato per la vicenda siriana avrebbero avuto ancora minore spazio, finiscono per avere un rilievo principalmente per i temi trattati, oppure per le proteste teatrali dei soliti noti; proteste che finiscono per alimentare la richiesta di maggiore sicurezza e regalano un massacrante lavoro alle forze dell’ordine, distratte dalle loro, decisamente più importanti, attività ordinarie. Un teatrino sin troppo ben noto. Lo spazio riservato alla località è sempre minimo, ridotto a una didascalia nel servizio televisivo e a un’immagine che per chi non conosce la città potrebbe venire da chissà dove; modesti i servizi di costume sul luogo. I giornalisti combattono contro lo spazio e il tempo e anche contro un’abitudine invalsa a limitarsi alla superficie di quello che vedono. E’ stato così anche stavolta, ma si sapeva benissimo. Lo sapevano anche chi, come il senatore Pd Marcucci, con tutto il suo partito, la cui arroganza è nota, ha voluto questo evento come vetrina. Determinare la località è potere. Nient’altro. E per una volta, noi che non gli risparmiamo critiche anche dure, ci viene da chiedersi se il sindaco Tambellini abbia approvato tutto questo. Dal suo sostanziale silenzio, interrotto dalle dichiarazioni di prammatica, e dal modestissimo contributo che il Comune ha devoluto all’iniziativa forse ci arriva una risposta indiretta. Per i lucchesi e le loro aziende, a conti fatti, non c’è stato nemmeno il catering, che veniva da fuori, come pure i prodotti consumati. Solo le briciole, per le quali un modesto esercito di entusiasti leccapiedi ha lungamente applaudito, naturalmente scomunicando chi la pensasse diversamente. “Una vetrina eccezionale”, ripetono in coro. Peccato mancasse lo specchio che riflettesse. I veri provinciali, come ha detto benissimo lo scrittore lucchese Vincenzo Pardini, sono loro. Che non si rendono conto di cosa possa dare e non dare Lucca, che paragona i Comics, che attraggono, al G7, che respinge. La forza di Lucca non sarà mai in questi eventi. Provincialotti e metropolitani mancati allo stesso tempo. Con la puzza sotto il naso.

Inserisci il tuo commento

La tua e-mail non verrà pubblicata. compila tutti i campi obbligatori*

Se pubblichi stai dando il consenso alle regole di base , ai termini del servizio e alla normativa sulla privacy
Annulla
Lo Schermo.it pubblicita

.

Newsletter

Banner Geometra Online

Twitter