Visto da destra: “Caro Babbo Natale, se ce la fai vieni a riportare un po’ d’anima a questa città senza sorrisi

Visto da destra: “Caro Babbo Natale, se ce la fai vieni a riportare un po’ d’anima a questa città senza sorrisi

Caro Babbo Natale,

lo confessiamo: non ti abbiano mai scritto una letterina. Mai. Nemmeno negli anni più verdi della nostra esistenza. Ti abbiamo visto sempre lontano, intento nel parlare in lingue nordiche incomprensibili, con quel tuo panzone che ci immaginavamo finisse per impedirti la discesa dal camino. Accompagnato da musichette che ci hanno sempre trasmesso mestizia più gioia. E poi, lo confessiamo, abbiamo tifato sempre per la Befana. Quella sì che abbiano sentito sempre nostra e cercato nel cielo, provando a intercettare la sua scopa volante per scorgere i doni, sperando che non fossero di carbone, come qualche volta è stato.

 

La Befana l’abbiamo sempre sentita nostra, ben prima di capire, documentandoci, che essa è una tradizione italiana che si perde nell’antica Roma, dove sino alla dodicesima notte che seguiva il 25 dicembre, appunto il 6 gennaio, Diana volava sui campi, accompagnata dalle sue ancelle, per proteggere i semi e i futuri raccolti. Sempre così da questa parte dell’emisfero politico: prima arrivano l’istinto, poi ci si documenta. Ma la fiamma della passione nasce da dentro, non sulle pagine di un libro e di qualche ideologia.

 

Eppure, pur non avendoti mai particolarmente avuto simpatico, caro Babbo Natale, sentiamo la tua mancanza. Perché, mentre anche tu rischi di essere travolto da nuove mode, come quella di Halloween, l’ultima frontiera per gli scemi che pensano a stelle e strisce, ci accorgiamo che di te mancano soprattutto la speranza che infondevi e quel sorriso pacioccone. A Lucca. In Italia. In Europa. Nel mondo. Certo, rimane la tua effige sulla confezione di una nota marca di bevande gassate, ma è solo marketing. Vero, farai comunque la tua apparizione nelle case di mezzo mondo. Ma intorno, c’è poco da sorridere e da ridere. E la speranza si affievolisce.

 

Non sappiamo se nei tuoi giri hai messo in cantiere un rapida capatina anche a Lucca. Che non è certo l’ombelico del mondo, per quanto pensino alcuni suoi abitanti. Tu dovessi fare un rapido tour con la tua slitta, e sempre a patto che tu non rimanga impantanato nel traffico, un problema che doveva essere risolto, sentendo molti esponenti politici attualmente al governo locale e nazionale, attraverso gli annunci e le veline passate alla stampa; ecco se tu dovessi farcela a districarti nel traffico e sempre che tu riesca a trovare parcheggio a pagamento (non crediamo tu abbia permessi e comunque occhio alla validità), ti chiediamo di dare un occhio alla città. Magari ripensando a quando sei capitato le altre volte e eri più giovane. Chiudi gli occhi e prova a ricordarla. Temiamo che anche tu ti accorgerai che questa città ha perso l’anima. La sua anima lucchese. La voglia di essere comunità, di essere storia che viene da una storia e che sarà storia. E ha perso la speranza. Per strada vediamo sempre più solo atomi elettrizzati. Ma pochi sorrisi. Se puoi, lasciacene qualcuno prendendolo dalla tua slitta. E non te ne avere a male, se continueremo a emozionarci per la Befana.

 

Ps. Se ti allontani dallla città da sud, verso il sottopasso di via Ingrillini, occhio all’altezza massima. Chi lo ha progettato, ha pensato ci dovessero passare solo miniauto e tricicli. Le slitte che volano non sono contemplate. E pare non solo loro.

 

Fabrizio Vincenti

Visto da sinistra di Francesca Pacini

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