Tante promesse per il centro storico, ma davvero lo si vuole rilanciare?

Tante promesse per il centro storico, ma davvero lo si vuole rilanciare?

LUCCA – Sono il recupero e la rivitalizzazione del centro storico, come sempre – e vuol dire che nei decenni non si è dato seguito alle promesse a agli impegni -, due dei temi principali della campagna elettorale in vista delle elezioni comunali di primavera. Accanto alle bordate che già si cominciano a sparare sul rapporto tra Lucca e la Regione (per le ingerenze sulle scelte politiche; per la scarsa attenzione alle gravi lacune nell’assistenza garantita dalla sanità pubblica; per i ritardi sugli assi viari, il raddoppio della linea ferroviaria Lucca-Pistoia, il nuovo ponte sul Serchio; per la latitanza in merito al sempre più preoccupante aumento dello smog; per l’abbandono di un decente sostegno alla promozione turistica), tiene banco la querelle sul recupero di residenza, di funzioni e servizi dentro le Mura, sulle politiche per evitare che il centro storico resti soltanto una “mangiatoia”, come teme la Confcommercio, sulla destinazione d’uso e il ritorno di attività in complessi come la ex Manifattura, sul restauro e il rilancio del mercato del Carmine.

 

Argomenti per niente nuovi, nell’agenda di tutte le amministrazioni fin dai tempi del primo mandato Favilla (anni Settanta) e lì rimasti. Tanto che è inevitabile porre una domanda: ma davvero si vuol rivitalizzare la parte di città dentro le Mura? E, soprattutto, si ritiene che sia ancora possibile porre fine al declino sotto gli occhi di tutti? Ancora: non converrà prendere atto che il centro storico è ormai un museo e rassegnarsi a vederlo trasformarsi in un mausoleo?

 

Ammesso che impegni e promesse pre-elettorali abbiano qualche possibilità di trasformarsi in azioni concrete, guardando fatti e seguendo interventi che caratterizzano le cronache di questi giorni, pare che ancora non si sia rinunciato al tentativo di arrestare la deriva che sta facendo di Lucca non un museo, ma un fast food diffuso. E un luogo in cui le case non sono vissute da reali residenti, bensì da turisti che affittano a giorni e a settimane (1250 gli appartamenti adibiti allo scopo, secondo dati al vaglio dell’amministrazione comunale, che però percepisce la tassa di soggiorno soltanto da 250 di queste attività).

 

Spettro che preoccupa, e contro il quale sembrano intenzionati ad impegnarsi associazioni culturali e di categoria e soggetti istituzionali che in questi giorni stanno rispondendo all’invito del gruppo dei “Custodi della Città per gli Stati Generali della Cultura” a confrontarsi sulle possibili strategie per evitare che Lucca perda la sua identità, vera risorsa in grado di assicurarle un futuro.

 

Il problema al centro del confronto non è pensare a quale città vogliamo offrire i turisti, ma quale città vogliamo noi lucchesi. Intendendo per città non solo il centro storico dentro le Mura, ma anche le periferie e le frazioni che collegano Lucca alle colline e alla Piana di Capannori. Il territorio delle Sei Miglia, insomma. La convinzione è che una città più viva e vissuta, dotata di funzioni e servizi, arricchita di un sistema museale capace di attrarre e che funziona, di eventi ben calendarizzati, coordinati e promossi possa assicurare il buon vivere dei cittadini, offrendo anche nuovi posti di lavoro, e far arrivare flussi di turismo sostenibili. Non si vuole essere quindi costretti a camminare in mezzo al puzzo di fritto, facendo lo slalom tra tavolini e gazebi che impediscono la visuale su scorci magici e monumenti. Non si vuole una città invasa dai risciò anche nella Ztl, sciatta, sporca, sguaiata e mal tenuta. Non si vuole una città-Disneyland che chiude sostanzialmente quando se ne vanno i gruppi del mordi e fuggi che arrivano alle 11 e ripartono, se va bene, alle 17 per andare a pernottare a Montecatini, dove dormono a miglior prezzo. Non si vuole una città che assume un aspetto spettrale, tranne che nel weekend, da novembre a Pasqua. La convinzione è che solo una città che ha memoria e cura di sé, ma si apre al nuovo e agli altri, una città viva e vissuta, anche da bambini e giovani, cuore degli affari, degli uffici, dei centri di studio, dei commerci e dell’artigianato accanto a palazzi, chiese e musei possa mantenere e accrescere anche l’appeal verso un turismo di qualità, compatibile. Per questo si guarda ad esempio con interesse al processo, ripartito, per fare di Palazzo Guinigi il museo della città, aperto 12 ore al giorno per tutta la settimana, con sale e spazi non solo per la storia di tremila anni di Lucca, ma anche per mostre, studio e attività innovative. E, perché no, anche per rilassarsi bevendo un caffè, magari nel gazebo del giardino o nella caffetteria interna.

 

Accanto a progetti di rilancio che puntano sul recupero e l’apertura, oltre che del museo di Palazzo Guinigi, anche del mercato del Carmine e delle attività che dovrebbero arrivare nella ex Manifattura, ci sono richieste ribadite con forza per rendere più, confortevoli, agibili e meno onerose le ristrutturazioni delle abitazioni del centro storico; per migliorare l’accesso e la sosta; per realizzare almeno un grande parcheggio-approdo da mille posti all’interno delle Mura. Cavalca queste richieste il candidato del centrodestra, Remo Santini, che propone anche la gratuità dei parcheggi esterni, almeno nei periodi morti dell’anno, mentre più rigido sulla questione appare il sindaco uscente, Alessandro Tambellini, preoccupato di tutelare il cuore del centro dall’invasione delle auto, anche a tutela dell’immagine di piazze e monumenti, già abbondantemente nascosti dagli arredi esterni di tanti locali.

 

Schermaglie elettorali a parte, l’intervento che più fa riflettere è tuttavia quello del presidente dell’Ordine degli Architetti, Elvio Cecchini, il quale ritiene sostanzialmente limitativo, se non inutile, procedere con piani strutturali per singoli comuni, quando le scelte urbanistiche dovrebbero coinvolgere l’intero territorio, almeno della Piana. Cecchini si augura che, almeno nel successivo piano operativo e nel regolamento urbanistico, nelle scelte di fondo coordinate e inserite nel progetto complessivo della città del futuro vengano non solo definiti recupero e funzioni di grandi complessi, ma anche impedite nuove colate di cemento in un territorio saturo di non eccelse abitazioni invendute, la cui copiosa presenza frena oltretutto il mercato immobiliare.

 

Il problema è, come si vede, complesso e dibattuto, spesso con tesi opposte. Sarebbe però importante se quanti sostengono di voler evitare il declino che sta cancellando l’identità di Lucca cominciassero a indicare anche cosa e come fare.

5 commenti

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5 Commenti

  • Andre Luiz
    5 febbraio 2017, 15:12

    Materia muito boas sobre as cidades da Italia .

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  • AMMONIO
    5 febbraio 2017, 03:42

    Come spesso gli accade Innocenti mette molta carne al fuoco. Mi limito a due aspetti. In merito alle funzioni val la pena di segnalare come, dopo la sonora bocciatura della "riforma" renziana, il decreto Delrio appaia oltre i limiti della costituzionalità oltre che della decenza (questo anche prima del referendum). Di conseguenza si dovrà porre il problema di ridare alle province il ruolo che a questi enti spetta in forza della COSTITUZIONE. Un nuovo sindaco con gli attributi dovrebbe condurre la battaglia per ridare a Palazzo Ducale il ruolo di struttura di riferimento di un’area vasta che comprenda tutto il territorio provinciale.

    Per quanto riguarda poi i piani strutturali, questi dovrebbero riguardare TUTTA LA CITTA’, ovvero dovrebbe esserci un solo piano per Lucca, Capannori e Porcari. Anzi dovremmo avere anche un solo corpo di polizia municipale, una sola gestione degli edifici scolastici ecc. L’approdo logico sarebbe tornare a un solo comune (come è sempre stato fino al 1824…comunque fino al 1915 i comuni erano solo due, poi divennero tre…).

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  • Enrico Ragghianti
    4 febbraio 2017, 20:49

    Condivido nuovamente e pienamente quanto scritto da mARCO iNNOCENTI
    Condivido nuovamente e pienamente quanto scritto da Marco Innocenti

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  • Francesco Cerasomma
    4 febbraio 2017, 16:38

    L’analisi di Marco Innocenti che fa sulla città e sulle periferie, è perfetta, i candidati ci dovranno spiegare i loro programmi e su quale tipo di sviluppo della città per i prossimi 15/20 anni a venire.

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  • Greg
    4 febbraio 2017, 16:08

    Trovo molto significativa l’indicazione di Cecchini perchè mette l’accento su aspetti di cui, nelle tante discussioni sul rilancio del centro storico, non si parla e che invece sono fondamentali. Il rilancio infatti dipende molto dalla capacità di azione del Comune che purtroppo sia finanziariamente sia professionalmente è molto debole. Da anni si tagliano sempre e solo gli enti locali (invece di effettuare le mitiche spending review negli apparati dello Stato e delle Regioni) che quindi hanno perso autonomia e competenze bloccando investimenti sulle strutture e sulle persone, non rinnovandosi e non aggiornandosi. La stessa politica è rimasta indietro rispetto a una società cui ha imposto flessibilità perenne quindi capacità di adattamento, resilienza, aggiornamento costante. Tutt’altre dinamiche rispetto a una classe dirigente, politica e amministrativa (dirigenti dei Comuni ecc..), pressochè immobile che da anni si perpetua uguale a sè stessa o affidandosi non a merito e competenze ma a yesmen, cooptati, riciclati.
    Piani strutturali per singoli Comuni sono un assurdo come è un assurdo la loro enorme frammentazione. 8000 Comuni non sono più sostenibili a maggior ragione se, come in Toscana, si sono quasi smantellate le Province per accentrare tutto in una super Firenze dotata di Regione, Città metropolitana ecc e che accentra decisioni e finanziamenti. Se i Comuni non vogliono sparire di fronte a Regione e soggetti forti come le Fondazioni non resta altro che unirsi e collaborare per pesare di più e farsi sentire dove si prendono le decisioni. Risparmiare, ridurre costi, fare fronte comune per ottenere finanziamenti ecc..
    Se la politica non si attrezza e non si rilancia non rilancerà neppure il centro storico e continuerà a subire scelte imposte da altri. Siano Regioni, Fondazioni o catene commerciali.

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