Siamo veramente certi che l’attuale metodo di pianificazione ci proietta verso il futuro?

Siamo veramente certi che l’attuale metodo di pianificazione ci proietta verso il futuro?

LUCCA – Abbiamo tentato con gli articoli precedenti di dare una indicazione semplice ad un innovativo modo di operare estremamente complesso che coinvolgerà tutto il nostro patrimonio immobiliare: il combinato disposto dalla Legge 65/2014 e il PIT e la sua influenza/interferenza nella formazione dei Piani Strutturali. Ma cos’è veramente un Piano Strutturale?

Il termine Piano Strutturale è nato dal momento in cui la competenza della pianificazione è passata dallo Stato alle Regioni ed in Toscana è stato “coniato” per la prima volta con la Legge Regionale 5/95. La sua operatività era prevalentemente di indirizzo lasciando ampio spazio operativo e decisionale ai Comuni da esplicitarsi nel Regolamento Urbanistico, vero e proprio strumento di lavoro per i Cittadini, per le Amministrazioni e per i Professionisti. Successivamente la Legge Regionale 1/2005 ha introdotto nuovi e più approfonditi criteri di valutazione ma in realtà non ha modificato sostanzialmente il metodo di pianificazione.

Le cose oggi sono cambiate. Proviamo allora ad esprimere in modo semplice cosa ha modificato il combinato disposto dalla Legge 65/2014 e il Pit.
– sicuramente ha tolto il potere decisionale sul governo del territorio alle Amministrazioni locali, accusandole di aver mal pianificato deturpato il territorio. Le Amministrazioni, tra l’altro, niente hanno trovato da eccepire sulla centralizzazione alla Regione;
– ha introdotto un meccanismo automatico precostituito che accompagna, per mano, passo per passo, la formazione del Piano Strutturale;
– ha affidato al Piano strutturale più poteri, tra i quali la determinazione del limite tra il territorio urbanizzato e il territorio agricolo, limite oggetto di grossi dibattiti portati avanti anche dalla nostra Rete delle Professioni.

Proviamo a spiegare le conseguenze nel modo più semplice possibile. Potremmo paragonare il Piano Strutturale ad una specie di grande o piccolo recinto (ci dispiace definirlo così ma sicuramente è il modo migliore per visualizzarlo) dentro il quale è possibile operare e fuori dal quale tutto è regolato dalla Regione. Dentro il recinto le Amministrazioni con il Piano Operativo potranno pianificare, fuori dal recinto lo potranno fare, solo in casi eccezionali, congiuntamente con la Regione a mezzo della cosiddetta Conferenza di Copianificazione.

Quindi il limite del territorio urbanizzato, o di questo “recinto” come sopra definito, rappresenta il limite di operabilità. Non sarà possibile in alcun modo superarlo o cambiarlo e quindi le nostre città, i nostri centri urbani e le nostre periferie potranno riqualificarsi, migliorare o adeguarsi solo entro tale limite.

Ci preme chiarire che il territorio incluso all’interno del recinto non indica territorio edificabile ma semplicemente territorio pianificabile. Più chiaramente le nostre città potranno svilupparsi, migliorare, evolvere, riqualificarsi, anche senza generare consumo di suolo all’interno di questo recinto. In poche parole i terreni non edificati inclusi dentro il recinto, non sono necessariamente terreni edificabili ma unicamente pianificabili.

Più volte abbiamo chiesto di non restringere troppo questo recinto in modo tale da consentire la riqualificazione dei nostri centri urbani anche senza consumo di suolo. Crediamo fermamente che il territorio agricolo vada tutelato, anche se siamo perfettamente consapevoli che non sarà un recinto a garantire il suo recupero, ma i meccanismi sono e saranno molto più complessi.

Però ci domandiamo, l’Uomo vive ed opera prevalentemente nelle città e nelle periferie: perché non pensiamo e ci concentriamo a realizzare un piano che migliori il suo habitat, magari senza impegno di territorio? Perché non cerchiamo di migliorare i milioni di fabbricati energivori che inquinano l’ambiente e il vero habitat dove l’Uomo vive? Perché non cerchiamo di migliorare il nostro paesaggio, spesso deturpato da brutti edifici, e non incentiviamo il loro recupero a mezzo della demolizione e ricostruzione, con caratteristiche di sicurezza, ovverosia sismiche, energetiche, e acustiche adeguate ai nostri tempi?

Perché non incentiviamo il trasferimento di volumi da aree degradate o insicure in luoghi più idonei alla residenza?
Perché non cerchiamo di migliorare le infrastrutture anch’esse oggetto di inquinamento e responsabili del superamento dei limiti delle polveri che spesso si verifica nelle nostre città?

Perché non valutiamo veramente i territori agricoli e la loro potenzialità, magari incentivando la vera produzione e non una semplice delimitazione con un limite cartacee che noi abbiamo definito recinto? Questa è la vera sfida futura e tutto questo non emerge nella legge 65 e nel PIT.

Ci poniamo quest’ultime domande: siamo veramente certi che l’attuale metodo di pianificazione ci proietta verso il futuro? Siamo veramente certi che rappresenti il più evoluto metodo di pianificazione?

Collegio dei Geometri della Provincia di Lucca

6 commenti

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6 Commenti

  • Guglielmo Sonnenfeld
    1 luglio 2016, 10:17

    Il dubbio verso l’efficacia di regole urbanistiche è certamente un atteggiamento che trova conferma nella realtà che ci circonda. Tuttavia da una associazione di categoria che opera nel settore ci si aspetterebbe non un dubbio ma una alternativa alla complessa pianificazione vigente. Ci si aspetterebbe anche un briciolo di memoria storica perché è dalla riflessione sugli errori del passato che possono nascere nuove regole per il futuro. Ricordo soltanto quando nel 2004, in una affollata e plaudente assemblea in San Micheletto, l’allora assessore Chiari magnificava la sconfitta della "pianificazione sovietica imposta dalla regione rossa" e presentava il nuovo Regolamento Urbanistico che esaltava la libertà. Allora i geometri non ebbero alcun dubbio. Forse una riflessione più attenta e consapevole si imporrebbe.

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  • AMMONIO
    1 luglio 2016, 03:26

    La centralizzazione selvaggia è l’ultimo grido della politica italiana. Finché dura…… Naturalmente è una BOIATA PAZZESCA.

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    • Lettore@AMMONIO
      1 luglio 2016, 12:03

      Siamo sicuri che il collegio abbia competenza in merito agli strumenti di pianificazione? Siamo sicuri che chi scrive abbia capito realmente le questioni legate alle città contemporanee? Ridurre il PS ad un confine duro tra dentro e fuori fa capire che non hanno capito! Di questo siamo sicuri.

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