Remo Santini e la voglia di farcela: #parlaconme

Remo Santini e la voglia di farcela: #parlaconme

LUCCA – La liturgia del mattino è scandita da riti consapevoli e inconsapevoli. Vado a caso: l’espresso al bar, la sigaretta, il giornale. Vero è che prima di arrivare a prendere il giornale ne abbiamo scorsi quindici sul telefono, soprattutto ne conosciamo già le notizie, ma il giornale si prende lo stesso. Remo Santini, nella dimensione territoriale lucchese, fa parte del rito. Non era difficile incontrarlo in tarda mattinata con un’espressione quasi interrogativa, a chiederti implicitamente se il “suo” giornale tu l’avessi letto. Il giornale della “sua” città. No, nessuna mania di grandezza, ma un radicamento cercato, coltivato, voluto. Molto orgoglioso di quel “sopra la torre” e “giù dalla torre”, come se poco alla volta tutto il mondo ambisse a scalare idealmente la Guinigi. Forse perché per un lucchese la visione elevata e aperta che si conquista da Torre Guinigi è già quell’andare oltre che appare un po’ come una volta il superamento delle colonne d’Ercole. Invece delle colonne ci sono le Mura, principalmente nella testa delle persone. Santini è un professionista e un “ragazzo” di città che si è emancipato e affermato con le proprie forze. La torre se l’è costruita da solo, ma preferisce stare in mezzo alle persone, con la stessa espressione interrogativa a chiedere implicitamente conferma per un percorso nuovo, persino coraggioso, che lo vede candidato a sindaco di Lucca. “Penso che ogni giorno sia come una pesca miracolosa e che è bello pescare sospesi su di una soffice nuvola rosa…” inizia così uno dei suoi brani musicali preferiti. Di nuvole rosa ce ne sono poche, di tempeste assai, ma ogni giorno si pesca, e non è detto che non diventi miracolosa.

 

#parlaconme

 

Alida e Silvano Santini nel ’51 decidono di tentare la fortuna in America, da immigrati italiani e lucchesi nel mondo. A Chicago nascono due bambini, Marilina, sorella maggiore, e Remo. “La malinconia non è altro che un ricordo inconsapevole”, dice Flaubert. Conserva malinconie di quel periodo?

Malinconie dolci. Sono rimasto negli Stati Uniti due anni e poco più. Ricordo un grande parco giochi dietro casa, dove mi divertivo a fare da contrappeso a mia sorella sull’altalena. E il bel clima familiare. I miei genitori avevano raggiunto il resto della famiglia di mia madre, in tutto quattro figli, già trasferitisi là. L’affetto che mi riservavano proprio i miei zii è il ricordo ancora più tangibile…e consapevole.

 

Di cosa si occupavano?

Principalmente operai di un’azienda alimentare ma facevano anche di tutto un po’, quello che capitava.
Tornano in Italia alla fine degli anni Sessanta. Il grande viaggio del rientro è un altro ricordo… un viaggio che è continuato anche a casa, perché ci siamo spostati in diverse zone della Piana prima di approdare al nostro domicilio definitivo.

 

C’è qualcuno che l’ha appassionata al “mestiere” del giornalista?

Nella mia famiglia appariva sicuramente come un’attività estranea. Mi sono stati trasmessi il senso della cura e il pensare alle piccole cose, ma c’è stata una persona in particolare che voglio ringraziare: la professoressa Maria Nora Mannelli, l’insegnante di lettere delle medie sezione H di Lammari, dove allora ero iscritto. Si raccomandò a mia madre che non trascurasse il fatto di quanto mi piacesse scrivere e secondo lei pure bene.
Così continuai a scrivere, pensandoci. E all’Istituto Magistrale una compagna di banco mi suggerì di propormi a La Nazione. Un suo parente ci lavorava e magari avrebbe potuto presentarmi. Non avevo ancora compiuto di 18 anni, era il 1984 e questo parente – Luciano Nottoli – mi accolse per la prima volta nella redazione lucchese, che a quel tempo era ancora al piano terra di Piazza del Giglio.

 

L’emozione predominante?

Eh… intimorito… Entrai in un mondo fuori dal mondo. Il rumore incessante delle macchine da scrivere, il fumo denso – fumavano tutti -, mi tremavano le gambe! Finì che mi affidarono le partite di calcio di terza categoria, come sempre si fa. Ed io bluffai spudoratamente dicendo di essere un appassionato di calcio. In realtà no, ma quell’incarico mi consentì di iniziare a fare “esercizio” di cronaca. Da lì a poco presi anche coraggio e proposi delle tematiche. La prima fu una serie di servizi sulle band lucchesi emergenti ( la mia passione verso i talenti lucchesi era già bella e che nata).

Remo Santini

Remo Santini

Remo Santini Negli anni Ottanta si poteva ancora sperare di essere assunti, e infatti nel 1987 arrivò il primo contratto part-time e nel 1989 l’assunzione. Passati i 18 mesi canonici nel 1991 sostenni l’esame e divenni giornalista professionista. Qualche breve periodo in Umbria e a Firenze, ma sostanzialmente sono sempre rimasto a Lucca. Tanto che nel 2000 assumo l’incarico di vice-caposervizio e nel 2002 di capo servizio. Sono 30 anni passati a Lucca da giornalista, di cui 15 da direttore della cronaca lucchese.

 

Come l’ha vista cambiare questa Lucca?

L’ho vista crescere in consapevolezza. Ha acquisito un’idea più chiara di ciò che vale e della propria identità storico-culturale. Del potenziale enorme, della grandezza dei valori sui quali far perno. Alla fine degli anni ’90 era drasticamente chiusa. Le nostre Mura non appaiono soltanto come un bellissimo apparato architettonico ma è una “forma mentis” ardua da modificare, che ha stentato ad aprirsi verso l’esterno.

 

Qui Trump non dovrebbe nemmeno fare lo sforzo di proporlo, il muro già c’è! A proposito, lei per chi avrebbe votato?

Ora non esageriamo, i muri di quel genere sono interventi eccessivi. Avrei avuto la possibilità di votare, vista la mia doppia cittadinanza, ma non l’ho esercitato questo diritto, sentendomi totalmente italiano. Diciamo che la Clinton si presentava nel segno della continuità, del vecchio; first Lady e Segretario di Stato, non portava l’energia nuova che a mio avviso la società contemporanea richiede. Trump sì. E al di là degli eccessi, salvo pentirmi all’evidenza dei fatti, io avrei votato Trump.

 

Da sinistra: Remo Santini e Giuseppe Mascambruno posano con la torta per i 150 anni

Da sinistra: Remo Santini e Giuseppe Mascambruno posano con la torta per i 150 anni

 

In che modo giudica il rapporto con il tema dell’immigrazione, figlio di immigrati e fiero esponente di una terra di “lucchesi nel mondo”?

La giudico dichiarando di voler esercitare maggior serietà: basta nuovi arrivi, che ci sono troppi accattoni e bisogna cambiare decisamente pagina rispetto a quanto ha fatto l’amministrazione Tambellini Benché ad oggi non ci siano stati grossi problemi si è dato vita ad un’accoglienza indiscriminata. Mi piacerebbe poter lavorare su un piano di accoglienza più intelligente, che distingua tra lo status di profugo e quello di chi se ne approfitta e basta, che per fortuna ritengo sia una minima parte. Riusciremo a regolamentare questa situazione, offrendo la migliore integrazione possibile ai richiedenti asilo e a favorire la giusta percezione di sicurezza da parte dei cittadini.

 

Per cosa si contraddistinguono gli abitanti di questo territorio, di cui ha raccontato in più di una pubblicazione la “lucchesità”?

Amo la laboriosità dei lucchesi. Hanno sempre lavorato sodo, non si sono mai risparmiati. La maniera in cui hanno favorito la conservazione architettonica e dei valori della propria città. Lo slancio di solidarietà; una naturale predisposizione ad aiutare gli altri.

 

Non pensa che sia necessario un candidato sindaco con maggior esperienza amministrativa?

In 30 anni di professione non sono stato solo osservatore dei cambiamenti della città, ma attento testimone di tutti i suoi snodi amministrativi. Ritengo di aver imparato molto e di potermi mettere a disposizione della comunità, accompagnato dalla scelta di una squadra di governo che rispetti i valori anche incontaminati di Lucca. Una città che ha ancora tanto da scoprire. Ci vuole una spinta dal basso, che coinvolga la pancia di tutta la popolazione. Accanto a me non vedo politici navigati, ma professionisti competenti, la miglior espressione della società civile. Qualità, entusiasmo e ottimismo fanno parte del mio e del nostro Dna cittadino, al quale irrorare pensiero positivo e voglia di farcela per concretizzare le opere in programma. Ho rispetto di tutti, ma non ho paura. So che per quello per cui mi propongo io ce la posso fare. Insieme a me i miei compagni di viaggio. E insieme a noi tutta Lucca. Poi, certo….l’emozione ci sarebbe…e spero ci sia!

 

Quali sono per priorità queste opere?

Sul programma esteso ci stiamo lavorando. Nel senso che ho iniziato ad incontrare cittadini e associazioni, in modo tale da avere il quadro più completo possibile. Sicuramente la mia politica si poggia sul recupero della periferia e del centro storico. Inaccettabile il completo abbandono delle frazioni; i paesi piccoli finiti nel dimenticatoio, e alcuni quartieri stretti nella morsa del caos e del traffico. Il centro storico poi è morto. Lucca non ha più la sua città nella città, il fulcro commerciale e culturale. Con la chiusura di alcuni negozi storici e il conseguente spopolamento dei servizi e delle botteghe rischia di perdere i valori migliori. Necessario sarà pensare ad una migliore contribuzione per chi investe nel centro storico; agevolazioni per chi vi risiede e un’organizzazione diversa dei parcheggi; per garantire più posti auto per i residenti e più libertà di permanenza agli ospiti. Meno stress e più piacere di scoprire e vivere la nostra città. Così come particolare attenzione deve ricevere il sistema della mensa scolastica e quello della raccolta differenziata, che reclama sicuramente una bolletta più leggera a fronte dei servizi a regime. Inoltre, e credo di interpretare larga parte dell’opinione pubblica, l’amministrazione è percepita distante. Sto riflettendo sull’esigenza di organizzare un grande URP moderno, una struttura dove il cittadino possa incontrare tutte le risposte, capire a che punto è ogni sua pratica, avere accoglienza e immediatezza…

 

Quindi una digitalizzazione coerente alle esigenze pratiche del quotidiano e alle possibilità tecnologiche di cui possiamo disporre?

Certo, sì, ma soprattutto una semplificazione del castello della burocrazia attraverso il contatto umano. Ci credo ancora moltissimo, così come penso che in Comune ci siano molte professionalità soffocate che non aspettano altro di essere diversificate e valorizzate nei loro ruoli, magari proprio in uno spazio di relazioni con il pubblico. Il dialogo sarà un coefficiente di forza della mia campagna elettorale e del programma.

 

Il suo desiderio di veder rivivere una città “morta” ritengo possa risultare più che condivisibile, ma come la mettiamo con il comitato del “Centro Storico” che vuole mandarci a letto alle nove di sera?

La città è di tutti. Non è di coloro che praticano gli eccessi, che vanno bloccati, ma è di tutti. Residenti e non. Dobbiamo stimolare nuova voglia di viverla e di viverla anche in maniera nuova, rendendola più accessibile, una città in movimento. Credo che non faccia piacere a chi ci abita scendere in strada alle nove e vederla deserta. Una città deserta non è più sicura, è semplicemente disabitata. L’equilibrio delle risorse culturali ed economiche, “movida” inclusa, e il rispetto di tutti, sono la chiave per uno stile di vita contemporaneo ed europeo.

 

Il programma ha da venire, ma ho il sentore che abbia già una sua idea riguardo al Piano Strutturale, proprio in questi giorni approvato dalla giunta…

Nel rispondere parto da uno slogan che ho trovato su un volantino distribuito da Alessandro Tambellini nel corso della campagne elettorale del 2012: c’era scritto “Stop al cemento: nuovo piano strutturale”. Intanto qui c’è la prima contraddizione: con il nuovo piano strutturale voluto da questa amministrazione, lo stop al cemento non ci sarà. Anzi, c’è la previsione di nuove costruzioni, e noi sappiamo (ad esempio in materia di edilizia abitativa)  che attualmente ci sono circa tremila case invendute in periferia e dintorni. Per essere più preciso, anzichè puntare decisamente e quasi esclusivamente al riuso di immobili, il nuovo piano strutturale prevede nuove costruzioni per 172mila metri quadri in quindici anni, e più precisamente 1700 nuovi immobili, dei quali il 60 per cento nei primi cinque anni. Si tratta di un primo inganno verso gli elettori, perché a loro si è chiesto il voto su un determinato indirizzo e poi si vuole fare un’altra cosa. Ci sarebbero molti altri aspetti, ma servirebbe un’intervista intera solo su questo tema, e comunque ne voglio citare qualcun altro velocemente: ci sono idee confuse persino sul riutilizzo di grandi edifici esistenti (nell’ex Manifattura ok alla presenza di aziende private, ma secondo me la vocazione dovrà invece essere prevalentemente pubblica e di riqualificazione urbana, con la realizzazione di parcheggio da mille posti auto e uffici di servizio per i cittadini), poi  l’eccessivo ampliamento della zona industriale dell’ Acquacalda con altri cinquemila metri quadrati, la previsione scellerata di un nuovo casello autostradale a Mugnano, la mancanza di una visione d’insieme con lo sviluppo degli altri comuni della Piana e, dulcis in fundo (dopo aver rifiutato un dialogo costruttivo con le associazioni del territorio, ambientaliste e non) l’amministrazione Tambellini ha tentato, in parte riuscendoci, di annacquare le osservazioni al piano strutturale che potevano essere presentate dai cittadini. Come si può favorire la partecipazione se il periodo dei sessanta giorni per presentare le osservazioni stesse è iniziato a metà giugno e terminato il 16 agosto? Ovvero in piena estate e in regime di ferie per la maggior parte dei cittadini?

 

Mi sbaglierò, ma non sento ancora parlare di donne, né tra le possibili candidate né in altri ruoli. Come mai?

Il cammino è lungo, ci sarà tempo. Comunque, visto che mi ci fa pensare, le dico che anche in questo caso mi vengono in mente donne che non abbiano già un profilo politico definito. Mi piacciono le professioniste che hanno sempre aiutato gli altri, a contatto con la vita vera, che declinino nella loro attività giornaliera l’impegno politico. Penso ad impiegate, infermiere, donne del mondo civile..

 

Una donna come assessore alla cultura, anzi – lo suggerisco ufficialmente – assessore alla cultura & comunicazione?

Estremamente prematuro… ma se mi invita a riflettere allora immagino il coinvolgimento di un identikit ideale che potrebbe davvero essere una risorsa grandissima per la città. Personalità di profonde competenze che abbia maturato una vasta esperienza imprenditoriale nel campo della cultura e della comunicazione, rivolgendo particolare attenzione al territorio, pur lavorando altrove.

 

Prima di incontrarla la barista mi ha bisbigliato: “..ma dove l’ha trovato il coraggio di candidarsi?” Giusto, dove l’ha trovato?

Ho 50 anni, sono ambizioso ed umile allo stesso tempo. Tutto quello che ho realizzato è avvenuto con le mie forze. Le svelo che il coraggio me l’ha dato la persona più importante che mi sia vicina, e che anche in questo caso non è un politico ( sorride)… Si tratta di Luisella, mia moglie. Per molto tempo è rimasta saldamente contraria a questa scelta… Preoccupata e contraria. Poi una sera, in un momento di pausa domestica, sul divano, forse accorgendosi di come fosse ormai davvero matura la decisione e anche dell’entusiasmo delle tante persone comuni che mi rivolgevano l’invito a farlo, mi ha guardato in un modo che non dimenticherò mai e ha richiesto di essere lei a tenere l’agenda e tutti gli appuntamenti.Il giorno dopo mi sono candidato [lo dico che si è commosso o lo ometto? (n.d.r.)]. A breve strutturerò uno staff di collaboratori e credo che manterrò il mio profilo facebook, quello personale, al quale affiancare una pagina di servizio solo per le comunicazioni degli incontri pubblici: voglio restare io, così come le persone mi conoscono, nella piena trasparenza e con il coinvolgimento di tutti coloro che vorranno. Oltre a bisbigliare a lei, bisbigliano a anche a me, sa? Mi dicono: “…ci vogliono tanti quattrini per fare la campagna elettorale, chi te li dà?”. Certo che lo so, per questo aprirò un conto corrente sul quale chi vorrà sostenere il mio programma potrà farlo versando un qualsiasi contributo. Alla fine di questo “viaggio” sarà dato il resoconto di chi e quanto…anche per ovviare alle solite malignità…

 

Se non dovesse fare il sindaco?
Sono e resto un giornalista. Non continuerò ad esserlo a Lucca.

 

Non le chiedo di queste “solite malignità”, ma piuttosto di chi vorrebbe al Summer Festival quest’anno…

Uno su tutti: Renato Zero. Mi ricordo la folla osannante di 20.000 persone al Porta Elisa, e le tante altre persone sulla cornice delle Mura tese ad ascoltare le emozioni indimenticabili di questo grande maestro della nostra musica leggera… interprete eccellente de “I migliori anni della nostra vita”, in tutti i sensi.

 

Il suo “anno peggiore” invece?

Verso i 19 anni. Collaboravo con “La Nazione”, ma vedevo ancora come troppo lunga e complicata la strada da percorrere. Mi prese lo sconforto. Scappai dai miei zii in America e mi chiarii le idee. Poi sono tornato. Un altro momento brutto è quello in cui ogni volta mi rendo contro di aver trascurato forse troppo i miei figli ( Elisa ed Alessandro) a favore di questo lavoro… Spero non me vogliano, perché sono decisamente la cosa migliore che ho contribuito a creare.

 

Le ho chiesto del “Summer Festival” perché il suo legame con Mimmo D’Alessandro è ben saldo, forte dell’iniziativa dei “Talenti lucchesi” che ha ideato e che promuove con coinvolgimento personale. Se venisse eletto quest’anno chi lo presenta, io?

(ride, ci pensa)… in effetti, se fosse un sindaco a presentarlo si eliderebbe un passaggio in scaletta, no? Scherzi a parte, è una manifestazione a cui tengo molto perché promuove la lucchesità in quanto espressione dei talenti del territorio, in seno ad una delle manifestazioni più importanti. Sicuramente in quel caso, quello che lei indica – e che io mi auspico – ci sarebbe una commissione incaricata a decidere il cast di artisti, che poi è l’impegno principale. (Pausa). A presentarlo però, potrei comunque continuare a farlo io. In ogni caso è un problema che spero si ponga, ma a cui adesso non penso.

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5 Commenti

  • Nel centro storico
    8 febbraio 2017, 13:39

    Nel centro storico ci sono poche persone o meglio personaggi che grazie alle loro posizioni di potere, sia mediatico che politico che economico, si divertono a scambiarsi favori, collaborazioni e visibilità. Santini ne è un fulgido esempio.

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  • SPQL
    8 febbraio 2017, 06:19

    Un figlio di immigrati che prova simpatie per Trump. Sconvolgente!

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  • AMMONIO
    8 febbraio 2017, 00:47

    Santini, se Lei diventa Sindaco, eviti di presentare festival e affini. Eviti di presentare tutto. Faccia il Sindaco e non il presentatore!

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  • gigino
    7 febbraio 2017, 22:17

    remo se un ce la fai usa la supposta…

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