Quando nemmeno la pioggia ferma la musica: l’energia di Caparezza infiamma il Summer Festival

Quando nemmeno la pioggia ferma la musica: l’energia di Caparezza infiamma il Summer Festival

LUCCA – Parola d’ordine “energia”. Il concerto di ieri sera di Caparezza al Lucca Summer Festival è stato un tripudio di energia, intensità e scenografie studiate in ogni piccolo dettaglio, a raccontare il “sequel” della storia della prima parte del tour – come ha spiegato l’artista dopo i primi brani. “Prisoner 709” è il diario di una prigione interiore che sul palcoscenico diventa reale e si trasforma in catene anche sociali, biologiche, relazionali. Questo secondo spettacolo, inaugurato ieri sera con la prima data estiva, prova a parlare di libertà, ma quale libertà? Come si fa a essere liberi? Liberi da cosa, quando è il nostro stesso corpo a porci dei limiti, la stessa terra su cui viviamo? Su questo riflettere Caparezza. Ma se non possiamo essere liberi quale strada resta? Forse quella “follia” che ha chiuso il concerto sulle note di “Mica Van Gogh”?

 

Critica religiosa, politica e sociale a una società che non si cura davvero di figure che sono prima di tutto persone, uguali nei diritti ma tanto serve di un sistema in cui ognuno occupa uno spazio da padrone o schiavo. Ma anche l’analisi di una tendenza passiva ad assorbire mode e tendenze, siano esse d’abbigliamento, comportamentali o di pensiero, un’uniformità in cui il diverso che si estrania resta emarginato e spesso si isola lui per primo, un po’ come i grandi poeti del passato, folli e “malati” perché incapaci di accettare le regole di un meccanismo che funziona ad ingranaggi. Ipocrisia e leggerezza, ma non quella che guarda alla vita col sorriso sulle labbra e cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno, piuttosto quella che se ne frega, quella di “Fuori dal tunnel”. Molti poi i brani, di album precedenti o tra le ultime uscite, in cui Michele racconta Caparezza e Caparezza racconta Michele, dove un uomo è artista ma l’artista è anche uomo, con i dubbi e le debolezze che ognuno affronta prima o poi nella propria vita. Da “China Town” a “Una chiave”, passando per “Prisoner 709” dove “seven o nine” è il binomio di un blocco artistico che ha preceduto questo ultimo lavoro e ha condotto a in qualche modo a un cambio di rotta.

 

Argomenti socialmente ed emotivamente forti portati sul palco in uno show dagli effetti speciali in cui compare Dante, sommo poeta toscano che si è stancato di difendere la lingua italiana, un certo modo di esprimersi, e quasi pensa di diventare stilista perché sicuramente è più facile nel mondo di oggi. Un flipper umano che anticipa “Abiura di me”, con uno sguardo al mondo dei videogiochi, della realtà virtuale che a volte diventa più reale e importante di quella di tutti i giorni, e ancora un cane a tre teste, una scopa volante con cui l’artista sale fino alle luci del palco, la ruota di un criceto, una gabbia di vetro per “Confusianesimo”. Insomma ad ogni brano la sua trama, micro film che mostrano in modo più immediato quello che le parole cantate su bit veloci raccontano senza essere comprese in toto.

 

Una carica di energia per due ore dal primo all’ultimo pezzo e piazza Napoleone salta e canta sotto la pioggia, Caparezza che non cede un attimo e tutto lo staff di musicisti, coristi e tecnici che sale sul palco bagnato per salutare la gente e ringraziare il pubblico. Ieri sera ha vinto la musica, la voglia di comunicare e il risultato di tanto lavoro ripagato dalla gioia e dalla partecipazione di una città che è un piccolo gioiello storico e artistico ma in cui le mura a volte diventano un freno.

 

Qui la scaletta della serata:

 

  • L’Infinito
  • Prisoner 709
  • Argenti vive
  • La mia parte intollerante
  • Larsen
  • Sono il tuo sogno eretico
  • Confusianesimo
  • Vengo dalla luna
  • Dalla parte del toro
  • China Town
  • Una chiave
  • Prosopagno sia!
  • La rivoluzione del sessintutto
  • L’uomo che premette
  • Goodbye malinconia
  • Vieni a ballare in Puglia
  • Non me lo posso permettere
  • Abiura di me
  • Ti fa stare bene
  • Il testo che avrei voluto scrivere
  • Fuori dal tunnel
  • Mica Van Gogh

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