Sviluppo turistico e assalto alla città: mediazione ardua tra interessi contrapposti

Sviluppo turistico e assalto alla città: mediazione ardua tra interessi contrapposti

LUCCA – Difficile evitare conflitti, contrapposizioni e polemiche quando per tanti anni si rinuncia per scelta, per lassismo, per superficialità o per una chiara mancanza di visione a governare i cambiamenti nei costumi e nello sviluppo di una città.

Da almeno una ventina di anni l’ingresso, a pieno titolo e con indiscutibile merito, di Lucca nel novero dei centri d’arte più apprezzati ha portato a mutamenti sempre più rapidi – prevedibili e scontati – nell’economia, nei commerci, nel lavoro, nell’arredo e nell’immagine della città e nello sviluppo, anche urbanistico, del centro storico e del territorio circostante. Potevano essere seguiti e regolati meglio? Il quesito non si pone, e non da oggi, soltanto a Lucca.

Sul “Corriere della Sera” Ernesto Galli Della Loggia ha scritto un editoriale che continua far testo nella linea di pensiero di quanti cercano da salvare l’identità e la qualità della vita nelle città che tanti turisti attirano.

Secondo l’editorialista “non si può lasciar perdere lo stupro dei luoghi, lo stravolgimento dell’ambiente fino alla sua virtuale cancellazione. Tutto quello che il passato aveva fin qui prodotto – botteghe, commerci, edicole, angoli appartati , dignitosi negozi – tutto o quasi sta per scomparire o è già scomparso. Al suo posto minimarket, rivendite di cianfrusaglie orribili spacciate per souvenirs, losche hostarie con cibi congelati, caldarrostai bengalesi in pieno luglio, miriadi di bugigattoli per pizze a taglio, pub improbabili, sedie e tavolini straripanti fino alla metà della strada e presidiati da petulanti «buttadentro», gelaterie in ogni anfratto. Per non dire dello stuolo infinito di rivenditori extracomunitari di merci false, delle mille insegne in un inglese «de noantri», della marea di Bed & Breakfast spuntati dovunque come funghi. Non chiudiamo gli occhi di fronte alla realtà: i centri storici (e non solo loro) delle più belle città italiane e molte delle località cosiddette minori sono ridotti a questa informe poltiglia turistico- commerciale. Un cinico sfruttamento affaristico si sta mangiando ogni giorno un pezzo del nostro passato, del nostro Paese, un pezzo di quella «grande bellezza» di cui pure ama riempirsi la bocca la sempiterna retorica della chiacchiera politica”.

Per Galli Della Loggia, sostenuto da altri uomini di cultura e di pensiero come Salvatore Settis, “di tutto quanto ho detto conosciamo i responsabili. Sono per la massima parte i poteri locali, le amministrazioni comunali, gli assessori e i sindaci. Questi ultimi soprattutto, per la loro funzione di guide e di responsabili politici ultimi.

Sono i Comuni infatti che rilasciano le licenze commerciali, che autorizzano il cambiamento della destinazione d’uso dei locali, che emanano le regole circa l’arredo urbano. Il fatto è che i sindaci hanno un interesse preciso a fare andare le cose nel modo in cui vanno. Si chiama democrazia. Non la democrazia come ideale, beninteso, al quale siamo tutti devoti, ma la democrazia come realtà. Cioè come suffragio elettorale, come necessità di ottenere e mantenere il consenso degli elettori. Al pari di ogni altro politico l’interesse primo di ogni sindaco è quello di essere rieletto (è vero che non possono esserlo più di una volta nelle località al di sopra dei 15mila abitanti, ma un sindaco che anche dopo due mandati consegna la propria amministrazione agli avversari non ha certo delle buone credenziali per vedersi candidato ad altri incarichi); egli dunque non deve assolutamente dispiacere ai propri elettori.
Soprattutto là dove il turismo è una risorsa essenziale ciò significa non dispiacere alle categorie che vivono più o meno direttamente del turismo: ai commercianti, agli albergatori, ai ristoratori, ai tassisti, ma anche alla connessa proprietà edilizia e a tutta la pletora di «abusivi» che ruota intorno all’organizzazione dell’ospitalità”.

L’editorialista prova a indicare qualche possibile soluzione: “Ma se dunque la «grande bellezza» italiana è la vittima predestinata del meccanismo del consenso elettorale a livello locale, è davvero così antidemocratico pensare di neutralizzare un tale meccanismo? Pensare ad esempio di dare al Ministero dei Beni culturali, attraverso i suoi organi periferici quali le Soprintendenze, la facoltà di porre il veto su un certo numero di atti amministrativi concernenti le materie di cui si è discorso sopra?”.
Posizione radicale, eccessiva, quella di Galli Della Loggia? Risposte, critiche e attacchi all’editorialista non sono mancati, non solo dal mondo della politica e delle categorie, ma anche da personaggi della cultura che non la pensano come lui.

Il dibattito comunque è aperto, e Lucca ci è sprofondata dentro fino al collo con recenti fatti: il mega concerto dei Rolling Stones sugli spalti, le grandi strutture dei Comics che per settimane creano disagi oggettivi, e, iniziativa di segno del tutto contrario, la stangata sul suolo pubblico che mira a ridimensionare l’invasione di gazebo e tavolini anche nelle aree più monumentali del centro storico.
Vicende che dividono la città tra chi vede solo vantaggi nell’esplosione dell’appeal turistico e delle masse che porta, e quindi negli effetti della risonanza di eventi come il concertone e i Comics, e chi sostiene anche i diritti della fascia di popolazione che non beneficia del business portato dal turismo e comunque chiede rispetto per la qualità della vita e, soprattutto, per quello che resta dell’identità di un centro storico città sempre più snaturato.

C’era modo di evitare che si arrivasse a questa spaccatura, che pare destinata a creare a lungo contrapposizioni e divisioni? Non è facile dare torto a chi, non da oggi, si appella al mondo della politica e della amministrazione, ma anche a quello dell’economia e della cultura, perché si individui ed eserciti una “governance” dei mutamenti che porta e porterà il turismo di massa, cercando di favorire i flussi che fanno arrivare soldi, lavoro e benessere in un modo e con regole che non impattino in maniera progressivamente distruttiva sull’immagine e il modo di vivere la città.

La sensazione è che nella nuova amministrazione Tambellini, almeno in alcuni componenti e in parte delle forze politiche che la sostengano, abbia cominciato a far breccia la richiesta di una maggiore tutela dell’aspetto della città che arriva da più parti, insieme alla richiesta di atti concreti che portino vera rivitalizzazione, funzioni e residenti che invertano la tendenza all’abbandono del centro storico e quindi alla trasformazione della città dentro le Mura in una Disneyland che muore quando cessa il flusso turistico giornaliero o stagionale. Ma chi ha questa visione non trova varco facile nel persuadere chi continua ad anteporre ad ogni progetto di rilancio della città politiche di sfruttamento intensivo sotto il profilo commerciale e turistico. Posizione che pare sostenuta anche dalle opposizioni di centrodestra, mentre il M5S è sembrato in certe uscite più vicino a chi chiede uno stop all’invasione massiccia.

Pensabile ora che un’amministrazione riesca nel suo compito precipuo: mediare tra opposti interessi, ciascuno legittimo nel suo campo, nell’interesse di uno sviluppo che consenta ulteriori progressi all’economia basata sul turismo, senza però trascurare l’esigenza di tutelare e rispettare anche le esigenze di chi vorrebbe un centro storico più tutelato e vivibile?

Vedremo nei prossimi giorni se sugli opposti e contrapposti versanti riusciranno a prendere il sopravvento le “colombe” che cercano una mediazione o i “falchi” che puntano sulla sopraffazione dell’avversario per far prevalere i propri interessi, anche politici.
Certo è che, se da tempo si fosse affermata una chiara “governance” dei fenomeni di cui parliamo, sarebbe stato più facile evitare il muro contro muro. Era proprio impossibile, ad esempio, vedere, e disciplinare prima e meglio, la progressione geometrica con cui gazebo e tavolini invadevano strade e piazze? Inevitabile che ora si accusi l’amministrazione di voler chiudere la stalla quando i buoi sono scappati, ricorrendo alla stangata sul suolo pubblico che non poteva non suscitare reazioni così veementi: ma si può negare che l’invasione di arredi dei pubblici esercizi ha raggiunto livelli non sostenibili?

Se sui vari fronti ci fosse la volontà di cercare di capire anche le ragioni dell’altro e di impegnarsi in un confronto aperto per trovare soluzioni condivise, si potrebbe forse arrivare a soluzioni utili nell’interesse di tutti. Ma l’aria che tira, complice la campagna elettorale già in corso, non sembra proprio questa.

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