Residenti cercansi per non far morire il centro storico

Residenti cercansi per non far morire il centro storico

LUCCA – Più residenti, più uffici, funzioni e servizi, più negozi di tradizione e botteghe artigiane. Torna ad essere questa la ricetta per evitare che il centro storico di Lucca resti solo un ricordo, sopraffatto dalle trasformazioni imposte dal boom del turismo di massa che ha fatto diventare case-vacanza tante abitazioni dentro le Mura, dove i lucchesi residenti sono rimasti 8mila 600 (per due terzi sopra i 65 anni di età) rispetto ai 27mila del censimento del 1951.

Un abbozzo di strategie per evitare che una città d’arte, storia, cultura e tradizioni come Lucca diventi una Disneyland, una enorme mensa per la ristorazione veloce, o una Chinatown caratterizzata da punti vendita di chincaglierie di vario genere, è riemerso dalle risposte che ha dato a Piero Ceccatelli, sulla Nazione, l’assessore Valentina Mercanti. All’assessore non piace ad esempio vedere, ora che il flusso turistico si è sostanzialmente fermato in attesa di ripartire a Pasqua, la celebratissima piazza Anfiteatro semideserta, con tanti fast-food chiusi e con le finestre sbarrate nelle case che, a peso d’oro, vengono affittate a settimane ai turisti. Ancora Mercanti si chiede dove abbiano dormito le 70mila persone arrivate a Lucca per il concerto dei Rolling Stones, quando i posti letto censiti sono poco più di 6mila. Fatto che rafforza il sospetto che tante case dentro le Mura, e non solo, vengano affittate al nero e comunque siano destinate ai turisti e non a veri residenti. Quelli che, arrivando almeno alla soglia dei 15mila che era obiettivo delle giunte succedutesi dagli anni Settanta in poi, garantirebbero anche una base minima per le attività tradizionali del commercio e dell’artigianato, oggi in apnea e tenute in vita solo dal turismo dalla primavera all’autunno.

Ma come si fa a riportare residenza, come auspicava anche, all’epoca della giunta Lazzarini, l’insigne urbanista Italo Insolera? Per l’assessore Mercanti un piccolo aiuto potrebbe arrivare dal progetto “Giovani sì” della Regione per affitti a canoni concordati, “magari anche per immigrati”, e dal ritorno degli artigiani con le  botteghe in cui spiccano “professionalità elevatissime e ora un po’ oscurate”.

Obiettivi condivisibili, ma quali politiche, quali scelte possono farli raggiungere? Per riportare gente – a partire dalle giovani coppie con figli che oggi sono assolute eccezioni nel centro storico – e attività è necessario che il centro storico torni a vivere assicurando servizi, comfort e convenienza. Almeno nel rapporto tra qualità e costi. A mostrare nei fatti che questa è almeno una delle priorità dell’amministrazione comunale potranno essere le norme che caratterizzeranno il nuovo regolamento urbanistico e l’attuazione del piano delle funzioni. Qualche segnale positivo in questo senso si avverte, anche se l’attenzione pare incentrata soprattutto sulla necessaria riqualificazione dei quartieri fuori delle Mura, dove vivono il 90 per cento dei lucchesi. Per questo tipo di intervento in quella che non è più periferia, ma la parte più viva della città, sono a disposizione finanziamenti che arrivano attraverso la Regione; per il centro storico molto dipenderà dalle scelte che verranno fatte. Soltanto dopo sarà possibile tentare di reperire i fondi necessari per gli interventi, con l’eccezione del recupero graduale della ex Manifattura, per il quale un po’ di finanziamenti ci sono, almeno da parte pubblica. Nel complesso, dove si lavorava il famoso sigaro Toscano è previsto il trasferimento di uffici comunali (l’anagrafe e, forse, il comando dei vigili urbani, per fare posto all’allargamento di cui necessita il tribunale), ma ancora non è chiaro se vi troveranno posto anche uffici oggi fuori delle Mura, come quello dei Tributi in via Bigongiari a S. Anna o il deposito per le pratiche edilizie a S. Filippo. In assenza di concrete possibilità, almeno nell’immediato, che rientrino in centro altri uffici pubblici lasciati colpevolmente uscire, quasi tutti, per spostare  caoticamente le rispettive sedi nei punti più disparati della periferia (le Entrate e l’ex Equitalia addirittura nel territorio di un altro comune, Capannori), sarebbe già un passo avanti almeno accorpare in città gli uffici comunali.

Altro elemento che va nella direzione della rivitalizzazione del centro storico è il recupero del Mercato del Carmine. Ma ancora non si capisce bene quale sia il progetto definitivo per il riuso, che dovrebbe puntare sui prodotti tipici del territorio, come base. E soprattutto non risulta pronto il bando per trovare eventuali partner privati che sostengano l’onere della ristrutturazione e poi della gestione. Non è cosa da poco, visto che sono più di 40 anni che si aspettano soluzioni. Già nel precedente mandato l’assessore Francesca Pierotti assicurava che il bando era via di definizione, ma rispetto alla prospettiva originaria sulla destinazione d’uso sembrano esserci nuove perplessità: si manterrà la scelta di riservare ad una struttura alberghiera (che lascia davvero perplessi) il piano superiore del mercato? Ci sarà spazio solo per negozi tipici dell’ortofrutta e dell’agroalimentare, oppure arriverà anche la media distribuzione? Si accoglieranno ristoranti tipici, sul modello del mercato di San Lorenzo a Firenze? Si utilizzeranno spazi per le botteghe artigiane, le mostre e gli eventi?

Ma soprattutto come si intende ricercare l’eventuale socio privato? E come essere certi che poi agisca secondo le linee indicate dall’amministrazione e non soltanto per il proprio business?

Recupero di servizi, funzioni e attività a parte, altro elemento fondamentale per riportare residenza dentro le Mura sono i costi e i comfort che si assicurano. La riduzione del 30% del suolo pubblico per i cantieri è un incentivo utile, anche se in passato si era per un certo periodo arrivati alla concessione gratuita. Ma resta il fatto che le ristrutturazioni su case antiche sono più costose e si aggiungono a prezzi di acquisto degli immobili più alti rispetto ai quartieri esterni. Non solo: rarissimi, in palazzi che risalgono anche al Quattrocento, gli ascensori. Una disperazione poi i posti per la sosta delle auto. E costi altissimi per il riscaldamento di case che hanno stanze enormi e soffitti alti anche più di cinque metri. E’ vero che consentire soppalchi e suddivisioni, oggi negati, rischia di far diventare piccoli alberghi tante dimore patrizie che caratterizzano Lucca, ma senza consentire un minimo di comfort e di conduzioni sostenibili appare utopia che ad acquistare case in città siano i lucchesi (a meno che non siano particolarmente facoltosi) e non gli investitori che intendono utilizzare gli immobili proprio come case vacanza, il cui reddito consentirebbe di sostenere le spese di acquisto e ristrutturazione.

E per la sosta delle auto? Ci sono idee? In passato si era arrivati a ipotizzare di far tornare le macchine dei residenti in vie, corti e piazze (non monumentali) oggi inaccessibili. Se non può essere questa la soluzione e non si pensa a nuovi parcheggi sotterranei, quale progetto si può attuare per aumentare gli stalli di sosta dei veri residenti, facendo cessare abusi e furberie che hanno fatto crescere a dismisura il numero dei permessi per accedere e sostare nella Ztl?

Infine: c’è un’idea su come conciliare le attività della movida con il diritto al riposo?

Se davvero si vuole evitare che Lucca finisca inesorabilmente per diventare una Disneyland o una Chinatown non sono più sufficienti dichiarazioni di principio: servono con urgenza  risposte concrete da far seguire ai timidi e lenti passi avanti in corso. Coraggio.

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