Parco fluviale, costosa indecenza

Parco fluviale, costosa indecenza

_DSC0133LUCCA – Non sarà il parco del Mincio, dell’Adige, o del Valentino, e nemmeno quello della Mosella e del Reno, ma il tratto di fiume tra Ponte a Moriano e Montuolo, sulle due sponde del Serchio, non avrebbe molto da invidiare a zone naturali tanto attrattive e tanto famose. E’ senz’altro facendo anche queste considerazioni che l’amministrazione comunale lucchese – primo mandato Fazzi (con il neo della spesa per la passerella di cui pochi hanno capito la necessità, mentre molti criticano l’impatto e i problemi sorti nell’esecuzione del lavoro – ha investito ingenti risorse della collettività per ripulire, mettere in sicurezza e dotare di servizi almeno la parte tra Monte San Quirico e Ponte S. Pietro. Ed è in base alle stesse convinzioni che l’amministrazione provinciale, guidata da Andrea Tagliasacchi e poi Stefano Baccelli, ha destinato altre cospicue risorse pubbliche alla realizzazione della ciclopista intitolata a Giacomo Puccini, oggi ridotta un prunaio a valle di Montuolo.

 

Non si tratta quindi essere di destra o di sinistra nel rilevare le disastrose condizioni in cui versa quello che doveva essere un fiore all’occhiello dell’ambiente naturale lucchese, una stupenda area nel verde lungo il fiume dove fare sport, rilassarsi, prendere il sole, portare i bambini a giocare o il cane a spasso. Magari in mezzo a tanti turisti affascinati.

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Le vicende apparse sulle cronache di questi giorni in merito ai bivacchi e alle situazioni che si sono create tra la zona del centro di accoglienza della Croce Verde e l’argine del fiume non sono altro che l’ultimo anello di una catena di attacchi al parco fluviale, oggi una vergogna e un’indecenza. Qui non c’entrano razzismo o xenofobia: il nuovo bivacco aggiunge elementi al problema, ma non è il problema. Se oggi il parco è un immondezzaio è perché non solo non si è previsto un piano di manutenzione programmata dopo i tanti, costosi interventi (difficoltoso è anche il semplice sfalcio dell’erba), ma nemmeno si è organizzato – quanto meno – un sistema di controllo efficiente.

 

A rendere sconsigliabile la frequentazione del parco fluviale non c’è soltanto il bivacco dietro l’area del mercato ambulante, disgraziatamente deportato in quella zona, ma ci sono i cinghiali che hanno fatto della vegetazione dell’alveo il loro habitat prediletto (in una sola battuta di caccia, dopo troppe scorrerie, tra Ponte S. Pietro e Monte S. Quirico furono abbattuti una trentina di ungulati in una sola mattinata); ci sono le discariche abusive; ci sono i rifiuti lasciati da chi frequenta le rive e l’alveo, e le aree a ridosso come quella del cimitero; ci sono i centri sportivi (come quello destinato all’ippica) abbandonati e devastati da incendi dolosi; ci sono le panchine i giochi e gli altri arredi danneggiati, quando non distrutti; ci sono gli immobili cadenti come la Gran Guardia che doveva essere il centro di accoglienza all’ingresso del parco; ci sono i furti sulle auto di chi si ferma per fare due passi. E nella memoria collettiva ci sono anche tre omicidi per i quali non si sono mai trovati i colpevoli.
Male organizzate, e quindi fallite, le convenzioni con gruppi di volontari che avrebbero dovuto assicurare sorveglianza e sicurezza. Assolutamente insufficienti (per problemi di organico nelle forze di polizia, ma anche per scelte nell’organizzazione dei servizi) i controlli che nel parco fluviale vengono garantiti. Uno scempio, insomma, che non cessa e anzi peggiora anche per il silenzio delle forze dell’ambientalismo che potrebbero e dovrebbero farsi sentire assai di più.

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Se è vero, come è auspicabile, che la proposta del Fai per il recupero di un altro parco in condizioni non dissimili, quello del Nottolini, va avanti grazie anche al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, che valuta un congruo contributo per rendere realizzabili progetti già pronti, altrettanta attenzione andrebbe dedicata al parco fluviale. Ad oggi, le somme investite – se non uno spreco – sembrano sostanzialmente un beneficio solo per le ditte che hanno fatto i lavori. Ai contribuenti lucchesi resta il costo di un progetto rapidamente fallito e il dispiacere nel vedere come il parco (peraltro di rischiosa frequentazione) è ridotto.

 

Sembra allora una presa di giro che, alla luce di questa incontestabile situazione, si continui a porre al centro della politica urbanistica e della revisione in atto la relazione tra la città dentro le Mura e le colline, attraverso il collegamento verde dei due parchi, fluviale e Nottolini, assolutamente da valorizzare. Quali iniziative attuali e concrete, quali interventi di recupero, quali progetti (iniziative dei privati a parte), quale manutenzione programmata vengono assicurati perché le promesse non siano soltanto una presa per i fondelli non più sopportabile?

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Speriamo di essere smentiti, ma gli amministratori comunali, come sempre, non risponderanno, mentre le opposizioni (assai distratte su questo tema) si limiteranno ad attaccare (ma le cose erano identiche quando c’era la giunta Favilla), senza essere in grado di presentare progetti concreti e realizzabili. Chissà se parlerà qualche forza ambientalista.

 

E chissà se la questione finirà almeno nell’agenda del superassessore al turismo, Stefano Ragghianti, al quale – per formazione e cultura – la risorsa ambiente dovrebbe stare assai a cuore, anche nell’ottica di fare dei parchi uno dei poli di attrazione del rilancio che ha in mente in chiave di cultura e turismo.

 

Marco Innocenti 

(Le foto sono state gentilmente concesse da Marco Santi Guerrieri)

6 commenti

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6 Commenti

  • marco amerigo innocenti
    14 agosto 2017, 11:45

    Caro Sergio, nessun odio né astio, ma solo grande amore, un amore che vorrei vedere anche in chi ci amministra. Prendere atto di realtà e problemi innegabili, trascuratezza e sprechi che si trascinano da 40 anni sarebbe doveroso per vedere una Lucca sempre più belle a accogliente, anche e soprattutto per chi la abita e la vive. Negare l’evidenza non serve a nessuno. Mi voglio augurare che la nuova amministrazione prenda di petto la questione.

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  • Etrusco Libero
    12 agosto 2017, 22:05

    Mi sembra una precisa denuncia cui va aggiunto il costoso impianto di illuminazione che ha funzionato soltanto una quindicina di giorni… perché hanno rubato i cavi di alimentazione! Propongo a tal riguardo di "affogare " i cavi nel cemento anziché lasciarli alla mercé degli abitanti del vicino campo nomadi.. A proposito, perché non parlare anche di loro? La risposta è molto semplice: il terreno è di loro proprietà. Un ringraziamento quindi va pure non solo a chi non si è preoccupato di risolvere i problemi noti e meno noti, ma pure a chi glielo ha venduto per i "vantaggi" procurati alla città di Lucca e soprattutto per aver pensato solo al proprio interesse (o glielo hanno fatto vendere sotto minaccia?)

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  • Nikolino
    12 agosto 2017, 21:24

    Ma i nostri ignorantissimi amministratori pubblici avranno letto "La morte del fiume", di Guglielmo Petroni? Il romanzo fu scritto nel 1974. Magari bisognerebbe regalarglielo…

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  • GIOVAN SERGIO BENEDETTI
    12 agosto 2017, 18:46

    ma poi per fare un parco fluviale ci vorrebbe un fiume
    il Serchio spaventa i lucchesi con qualche piena autunnale e poi si può attraversare a piedi per tutto il resto dell’anno, almeno all’altezza del cosiddetto parco fluviale, mi spiace disilludere i lucchesi
    ma un fiume non ce l’hanno, o non ce l’hanno piu’, forse ha ripreso l’antica strada, oggi sotterranea, a all’altezza del ponte Carlo Alberto Dalla C hiesa fa quell’asse nord-sud che in superficie non ci si decide a fare

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  • Nikolino
    12 agosto 2017, 12:04

    Analisi lucida quella di Marco Annocenti. Analisi impietosa, straziante…
    Ma la situazione dei parchi a Lucca è, appunto, straziante. Com’è possibile che amministratori barbari e incolti non vedano l’enorme valore civile, oltre che ambientale, del verde sottoposto alla sua tutela?
    Per me una passeggiata sulle bellissime (potenzialmente) rive del Serchio è una pugnalata al cuore ad ogni passo.

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