E’ possibile una città più viva, vissuta e attrattiva

E’ possibile una città più viva, vissuta e attrattiva

LUCCA – Cammini a Ferragosto nel centro storico affollato dai turisti, almeno fino all’ora di cena, e ti viene in mente quando, in questo periodo, la città appariva assolata e deserta. Residenti in fuga verso mare e monti, chiusi uffici, banche, negozi e anche quasi tutti i ristoranti e i bar. Lucca, bellissima, era appannaggio dei pochi che restavano, dei ricchi e altolocati stranieri che avevano acquistato ville sulle colline, di qualche turista di passaggio, se in Versilia pioveva.

 

Non è a quella immagine che si deve tornare, e sbaglierebbe chi – più per egoismo e intolleranza che per cultura – vorrebbe almeno un centro storico tutto per sé e pochi altri eletti. Ma non per questo si può evitare di interrogarsi sui rischi che la città sta correndo per l’assalto di un turismo di massa non disciplinato e, per certi versi, nemmeno privo di maleducazione. Dovrebbero far riflettere le prese di posizione di personaggi della cultura come Salvatore Settis o Ernesto Galli Della Loggia, che lanciano un monito sulle città d’arte stravolte da un eccessivo e non regolato sfruttamento a fini turistico-commerciali; dovrebbero far pensare le notizie che parlano di località scoperte anche di recente dal turismo di massa (come Gallipoli e tante altre) diventate iperaffollate, sporche e invivibili al punto da indurre i residenti a manifestazioni “anti-invasori”.

 

Se è vero che, anche per Lucca, il turismo è diventata la prima fonte di guadagno, irrinunciabile per l’occupazione, altrettanto innegabili sono le trasformazioni che il fenomeno ha portato su tutto il territorio, non solo sui costi. Oggi è utopia una città dentro le Mura polo direzionale per uffici, scuole, negozi, banche, spettacoli e altri servizi e attrazioni, abitata da 27.000 residenti (censimento del 1951) con tante giovani coppie, ragazzi e bambini. I tempi cambiano e i costumi si evolvono, certo, ma non per questo si deve supinamente rassegnarsi a un centro storico diventato una Disneyland, nella quale tutto è a servizio del turismo mordi e fuggi, mentre si lasciano con sempre meno servizi e funzioni gli 8.700 coraggiosi (soprattutto anziani sopra i 65 anni) che non hanno la possibilità (o la volontà) di andarsene.

 

Lo sa bene, tra gli altri, uno degli urbanisti incaricati della revisione del piano strutturale e degli strumenti urbanistici, l’architetto Gilberto Bedini, che già negli anni Settanta era uno dei quattro componenti del gruppo di studio del piano regolatore, seguito dall’allora assessore e poi sindaco Franco Fanucchi. Bedini, memoria di Lucca e grande esperto della sua storia e delle sue trasformazioni, ha sempre battuto sul tasto della rivitalizzazione del centro storico come polo direzionale, da perseguire di pari passo con il recupero dei quartieri esterni alle Mura e il ripristino dei parchi e del verde che collegano, non solo idealmente, la città murata alle colline. Anche per l’apporto di Bedini, da quaranta anni nelle stanze del Comune si parla della necessità di riportare funzioni, servizi e attività dentro le Mura e di varare norme e iniziative che consentano di alleggerire i costi delle ristrutturazioni e di eliminare altri problemi oggettivi, che frenano chi pure vorrebbe tornare a vivere nel centro storico.

 

Dove – come indicano i cartelli nelle bacheche delle agenzie immobiliari – ci sono tanti appartamenti in vendita non per nuova e stabile residenza, ma come business per possidenti che, indicano gli avvisi, possono ricavare almeno 500 euro a settimana affittando ai turisti.
Una situazione che pare conosciuta anche nel documento del nuovo piano strutturale che, pur elevando – come è giusto – al rango di “città” anche i quartieri fuori delle Mura, indica tuttavia la necessità di procedere ad un recupero di grandi immobili pubblici e di funzioni per dare al centro storico servizi che invoglino la gente a tornare a viverci. Ma un conto è mettere nero su bianco condivisibili intenti, un altro è dare attuazione alle politiche ed ai progetti necessari. Indispensabili per recuperare dentro le Mura quella vita quotidiana, quella presenza di giovani e bambini che, sole, possono evitare la deriva verso la città museo o, peggio, verso la Disneyland che sempre più si stanno affermando.

 

Grandi risultati si potrebbero cominciare ad ottenere, in questa chiave, se si varasse in via definitiva un chiaro piano di recupero del mercato del Carmine, che può e deve diventare il cuore pulsante del centro, della ex Manifattura e della ex caserma Lorenzini, grandi immobili oggi fatiscenti nonostante i programmi più volte annunciati. E almeno un tentativo andrebbe fatto con governo e ministeri per capire se proprio non è possibile evitare che grandi contenitori pubblici messi in vendita (per ora con scarso successo), possano non diventare solo residence o appartamenti. Ex Intendenza di Finanza in corso Garibaldi ed ex Agenzia delle Entrate in via Vittorio Emanuele non potrebbero essere al centro quanto meno di un tentativo per una convenzione, una politica mirata a riportare dentro le Mura almeno alcuna delle funzioni decentrate, in modo confusionario, in tutti gli angoli della periferia?
E non può fare nulla l’amministrazione comunale per imporre l’accelerazione nel recupero di altri grandi immobili, privati, rimasti scheletri con i lavori a metà in corso Garibaldi e dentro Porta San Iacopo? E l’ex caserma della Guardia di Finanza in piazzale Risorgimento deve proprio essere ceduta a privati?

 

Nel novero dei grandi immobili fatiscenti ci sono poi gli enormi complessi a due passi dalle Mura, come l’ex ospedale Campo di Marte, lo scalo merci e il mercato dell’ortofrutta in Pulia. O, poco più lontano, come l’ex ospedale psichiatrico di Maggiano. Da molti anni si parla dei progetti più disparati, di convenzioni, project financing, varianti di destinazioni d’uso, ricerca di finanziamenti e partner privati: è pensabile che, in attesa di trovare le risorse, almeno si definisca una volta per tutte cosa si vuol fare di queste strutture? E, accanto alla questione dell’utilizzo dei grandi immobili, è ipotizzabile che si predispongano azioni concrete per il recupero, la salvaguardia e la manutenzione programmata dei parchi e del verde tra la città murata e le colline?

3 commenti

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3 Commenti

  • Nikolino
    15 agosto 2017, 18:41

    Molto importante, davvero, che Lo Schermo sensibilizzi l’opinione pubblica e tenga sempre aperto il dibattito su questi temi vitali per il futuro della città.
    Il timore piuttosto è che si debba dare ragione a Lucchese doc…

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  • Barbara Rigamonti
    15 agosto 2017, 12:28

    Politiche per riportare abitanti e funzioni dentro la città storica, curando attentamente anche il rapporto di interscambio con la città fuori le Mura. Equilibrare criteri e norme fra grandi manifestazioni, tipologie commerciali e residenza. Ecco la grande sfida per questa e le prossime amministrazioni.

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  • Lucchese doc
    15 agosto 2017, 11:47

    Tutto vero. Purtroppo la giunta Tambellini, visto anche il quinquennio precedente, non è assolutamente in grado di varare un progetto culturale di ampio respiro. Senza la politica non si va da nessuna parte. Però guardate il livello culturale e professionale della giunta , incapace di avere una qualche visione ….buonanotte!

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