Notizie dall’Upside Down: un mondo alla rovescia

Notizie dall’Upside Down: un mondo alla rovescia

LUCCA – Tanto ‘Stranger Things’ l’avete vista tutti. O quasi. Quelli che non l’hanno vista, si potrebbero mettere in pari rapidamente. Lo dico per voi, per farvi un favore. A quelli che proprio non ce la possono fare diciamo che l’Upside Down è il Sottosopra, il mondo alla rovescia, uno scenario brutto, freddo, cattivo, in scala di grigi, dove piccole schifezze viaggiano nell’aria e mostri orrendi stanno acquattati nell’ombra, pronti a divorarvi la faccia.

 

“Upside down” è anche un film dubbio con Kirsten Dunst e l’inno alla ripetitività di Diana Ross. Ma quello che ci interessa è l’Upside Down di Stranger Things. Nella nostra bella società, comunità, città, paraponziponzipà, si annida un Upside Down in ogni baluardo, in ogni vicolo, in ogni tazzina di caffè.

 

Un sentire di polemica, un istinto al benaltrismo, un’ipotesi di cattività, un’idea di alzare il naso, puntarlo al cielo e sentenziare. Su tutto. Su ogni singolo, benedetto, inutile argomento.

 

E di questo meraviglioso catalogo di umane brutalità possiamo averne esempi pratici e bellissimi sul nostro social quotidiano. Facebook è fucina inesauribile di brutture, di savi sentenziatori. Di coscienze illuminate per le quali rimpiangi l’assenza del tasto “STICAZZI”.

 

O voi, massimi tuttologi del nulla, continuate. Sentenziate. Senza di voi saremmo perduti e questa nuova mirabolante rubrica non reggerebbe il colpo. Qui, infatti, catalogheremo l’ampia fauna, e flora, di sentenziatori seriali, di polemiche da social, di fiamme altissime che durano il tempo di un altro scroll della home.

 

Perché l’Upside Down è più vicino del previsto.

 

 

  • LE PAROLE SONO IMPORTANTI

 

A poche ore dal giro di boa del 2017, è esplosa una bellissima polemica sui social. Una polemica che ha visto insieme Lucia Annibali, vittima della violenza cieca di un imbecille, e Marco Travaglio, vittima della violenza cieca delle parole di un imbecille. In sintesi, Travaglio ha salutato la fine della legislatura con una battuta che non faceva né ridere, né scuotere le coscienze: “La Legislatura sta per essere sciolta (si spera nell’acido)”. E la Annibali, che dell’acido porta ancora i segni sul viso e li porterà per sempre, se l’è presa un attimo.

 

In modo forse pretestuoso, ecco. E la levata di scudi contro Travaglio – che me lo immagino a fregarsene altamente di tutto questo cicaleggio estivo – non si è fatta attendere.

 

Da un lato, infatti, ci sono i detrattori della parola “acido”. C’è chi ha fatto riferimento alla violenza, come la Annibali, che si è sentita tirata in causa, un po’ a caso. E c’è chi, invece, ha attinto a piene mani dal passato –  e presente – mafioso italiano. Della serie, tirare in ballo l’acido no perché giustifichi e legittimi la mafia, e la mafia fa giustamente schifo, e allora Travaglio sei mafioso e allora sei mafioso come Berlusconi e comunque Travaglio fai schifo.

 

E nel meraviglioso mondo della polemica è partita la ridda dei “è come se”. E ho letto, giuro, che c’è chi si offende se, per esempio, la mafia  – di nuovo – viene definita “un cancro”. Come se il problema dei pazienti oncologici fosse davvero l’uso di una parola. Di una metafora.

 

Tipo che quelli che si sono presa una revolverata potrebbero prendersela con chi dice che “l’hanno sparata grossa”. O il sottoinsieme degli alluvionati-bombardati si potrebbero offendere per l’orribile “bomba d’acqua”.

 

Questo per dire che le parole sono importanti. Ma che le vere battaglie sono altrove: state sprecando energie positive e, soprattutto, intasate le home dei vostri amici di post lunghi, sbrodolosi e scritti male.

 

E comunque, nessuno ha pensato al Giudice Morton di “Chi ha incastrato Roger Rabbit?”. Pure lui è stato sciolto nella salamoia e nessuno ha pianto.

 

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