Notizie dall’Upside Down – Quando sparare sul Summer Festival diventa ‘moda’

Notizie dall’Upside Down – Quando sparare sul Summer Festival diventa ‘moda’

Allora. Abbiamo detto fino alla noia che Lucca ha potenzialità, giusto? Che Lucca può e deve aspirare a un posto nel mondo, ok?

 

Epperò c’è un problema. L’11 luglio viene Roger Waters, ma gli andrebbe detto se possiamo rimandare almeno almeno al 13. O al 10. Mica per altro, c’è San Paolino. La festa meno considerata dai lucchesi – tranne quelli che hanno un impiego statale che, forse, si godono un anticipo di ferie – dopo la Festa dei Noccioli Sputati e le Celebrazioni per la Ciabatta Calda dopo una giornata di freddo.

 

C’è una petizione in giro. Una vera petizione, una raccolta di firme per il No al Summer Festival durante San Paolino. Le pulci, questa volta, non hanno solo la tosse, ma hanno proprio una brutta bronchite.

 

Nell’appello si legge: “Il turista che vista la nostra città, la sceglie per la bellezza del suo territorio, i suoi monumenti e le sue tradizioni. Privare Lucca delle sue festività e della sua storia sarebbe come presentare ai nostri ospiti un guscio vuoto, una città senza anima”. Certo. Talmente vuoto che, se glielo vai a chiedere a quelli che stanno a Santa Maria a Colle forse neanche lo sanno quand’è San Paolino. Figuriamoci quello che gliene frega a un gruppo di svedesi con le magliette dei Pink Floyd.

 

La sensazione, pure nell’Upside Down, è che sul Summer ci si debba sparare per forza. Perché fa alternativo, fa amante della città, fa impegnato. Come se il Summer e qualsiasi altra manifestazione non potessero coesistere pacificamente. Pure San Paolino, sì. Che, per carità, ha già subito l’amputazione della processione religiosa lo scorso anno e pure per il 2018 siamo ancora incerti sul da farsi.

 

Non è questione di religiosità o meno. Di fede o agnosticismo. Di ateismo o credulità. Né si tratta di favoritismi: sarebbe sciocco pensare una cosa del genere a Lucca, dove la tradizione, il tempo che fu, la leggenda, le passate stagioni hanno più potere di qualsiasi altra cosa.

 

È marketing, signori. È opportunità. Se Roger Waters può l’11 luglio, Lucca ha il dovere morale di accoglierlo l’11 luglio. O in qualsiasi altro giorno dell’anno, fosse anche Santa Croce (che il Mottettone verrebbe pure bene, tutto distorto…). Se da una parte è vero che San Paolino è proprio quel giorno lì da secoli, bisogna anche capire che spesso nomi così importanti della musica internazionale (non della sagra del pioppino di Antraccoli, con tutto il dovuto rispetto) hanno calendari ben definiti, rigidissimi.

 

È questione di capire chi siamo e dove vogliamo andare. Nessuno si sogna di cancellare con un colpo di spugna secoli di tradizione, di storia e di cultura lucchese. Quello che ci sembra però opportuno è invitare tutti alla calma, alla logica e al raziocinio. Le due anime della città, quella mondana e quella spirituale, possono convivere pacificamente: da una parte una processione religiosa, dall’altra un concerto.

 

Non costringiamoci per forza ad essere partigiani, anche quando non ce n’è bisogno (e glissiamo elegantemente sul fatto che, invece, quando c’è da essere partigiani, si preferisce fischiettare con le mani in tasca e girarsi di là).

 

Comunque, a tutt’ora, sono poco più di 100 le firme raccolte. Per dovere di cronaca.

3 commenti

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3 Commenti

  • Mauro
    19 gennaio 2018, 23:16

    Avrei voluto risponderle per le rime signora Volpevecchia.. Poi ho pensato che le pulci forse non hanno nemmeno il diritto di replicare.. Replicare? Si replica a chi prima di scrivere ha l’onesta intellettuale di leggere o ascoltare ciò che gli altri esprimono.. Mi spiace lo so le pulci sono solo fastidiose…. Ma lei mi dovrebbe insegnare che tutti abbianmo i medesimi diritti. Buona serata.

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  • Will Coyote
    19 gennaio 2018, 18:06

    Quando la moda non è "sparare sul Summer," ma sparare a caso.
    Chi ha scritto questo articolo ha completamente travisato, volutamente o meno, il senso del testo originale.
    In quello, e nella petizione successivamente proposta, si chiedeva agli organizzatori del Summer se DAL DUEMILADICIANNOVE possano PROVARE AD EVITARE di organizzare i concerti in quei due giorni.
    Cito testualmente: "E’ possibile invece formulare un appello, tutti assieme, Amministrazione compresa, agli organizzatori del Summer Festival affinché dal prossimo 2019 (ormail il 2018 è già programmato da tempo e comprende di nuovo proprio quei giorni) si possano evitare concerti nelle due serate dell’11 e 12 Luglio?
    E’ troppo chiedere questo? E’ noto che è già difficile concordare una data con certi artisti e che di fronte all’accettazione di un invito si lavora sulla data indicata. Ma possono in questo caso gli organizzatori fare qualcosa?"
    Ora, ammetto che l’articolo fosse lungo e tedioso, ma di Roger Waters, o di boicottare/annullare/posticipare il suo o altri concerti programmati NON NE PARLA PROPRIO NESSUNO.

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  • Stefano Filippelli
    19 gennaio 2018, 16:08

    Sul fatto che Lucca abbia una religiosità di facciata non c’è dubbio. Prima dello spirito sono sempre venuti i soldi. E sui diritti poi ha fatto sempre premio la carità, quella che serve a scaricarsi la coscienza dopo avere trafficato tutto il giorno in modo più o meno confessabile. E’ la ragione per cui Lucca si vanta di essere la capitale del volontariato. Che poi vuol dire lasciamo marcire pure il sistema pubblico di welfare tanto poi siamo buoni e qualche obolo lo daremo. Sulla stessa linea si colloca l’idea di cos’è attualmente a Lucca la cultura: puro marketing. E qui tocchiamo il fondo della mentalità becera che alligna in città e in chi la amministra. Quello che colpisce, e colpisce anche chi osserva Lucca dall’esterno, è il contrasto tra questa mentalità diffusa e il fatto che questa alberga in una città d’arte con una storia e una tradizione alle spalle che meriterebbero ben altro. E veniamo a San Paolino. Al di là della festa su cui si possono avere opinioni diverse, c’è il fatto che comunque si tratta di qualcosa che appartiene alla tradizione di questo centro storico suddiviso in terzieri che lo accomuna per spirito identitario a altri luoghi del nostro Paese . Guardare a queste manifestazioni, che fra l’altro non hanno fini di lucro, con sufficienza pare francamente offensivo e denota quell’arroganza di chi è pronto a servire i poteri, le clientele e gli interessi privati in nome del successo e del mercato. Lontani da un idea di cultura come conoscenza e cittadinanza sono pronti a vendere l’anima a chiunque purché ciò sollevi clamore. Essere conosciuti perché viene qualcuno famoso: questo sì che è provincialismo. Ma tant’ è. Con il Summer festival ci si pone in questo modo: obbedienti e servili. Il potente non può essere toccato, quello che vuole è oro colato. Qui non c’è solo in gioco l’aspetto tecnico di due manifestazione che si sovrappongono. C’è la subordinazione cortigiana alle pretese di privati che fanno i loro interessi, umiliando la comunità nei sui diritti prioritari rispetto all’uso di beni comuni. Il posto nel mondo si occupa dando un profilo culturale stabile a una città di cui gli eventi commerciali, collocati in luoghi adeguati, costituiscano il contorno di un nocciolo duro fatto di istituzioni di ricerca, scuole, laboratori che sono l’ossatura di qualsiasi centro culturale europeo. Qui sembra che sia tutto in mano all’eventomania del Summer festival e in parte dei Comics, mettendo in secondo piano il resto. L’errore prima che tecnico è quindi culturale. Dispiace che chi è chiamato a amministrare non si renda conto di questo. Nel caso di San Paolino viene da pensare che il Comune, che non poteva non sapere, se ne sia fregato allegramente, mostrando una sudditanza verso gli interessi più forti. Altro che orgoglio cittadino. Pur di far parlare di noi si venderebbe anche ciò che abbiamo di più caro. Chi ha scritto l’articolo non deve preoccuparsi di essere costretto a essere partigiano. Si vede chiaramente che non ha la tempra né l’orgoglio. L’ha detto: la morale , secondo lui, è accogliere Roger Waters perché di fronte a uno così importante il resto passa in secondo piano e noi non abbiamo diritti. Eccola la morale: la "morale" del venditore.

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