Mercanti ambulanti, supermercati e negozi: i piani del comune

Mercanti ambulanti, supermercati e negozi: i piani del comune

C’è un piano complessivo per riorganizzare le attività dei mercati ambulanti e del commercio al dettaglio nel centro storico, nelle frazioni e nei paesi. E’ un disegno che mira a ridare slancio al settore storicamente chiave dell’economia lucchese e al tempo stesso a tutelare, riqualificare e rivitalizzare una città che rischia altrimenti di rimanere soltanto una Disneyland per turisti, se non un museo. L’assicurazione arriva dall’assessore al commercio e alle attività produttive, Valentina Mercanti, la quale spiega in questa intervista gli obiettivi che si pone l’amministrazione comunale.

 

“Le politiche di rilancio del Carmine, di Pulia, del Foro Boario, dei mercati dell’antiquariato, dell’artigianato e del verde riguardano sia la realtà all’interno del centro storico che quella fuori delle mura. Intanto bisogna considerare – spiega l’assessore – che nel 2018 dovremo essere a posto con la normativa europea Bolkestein (prevede la riassegnazione di tutti i posteggi per il commercio sulle aree pubbliche, con l’obiettivo di turnazione nell’utilizzo del suolo pubblico da parte dei privati, ndr) che cambierà molte situazioni. Ma fin d’ora lavoriamo al piano del commercio per le aree pubbliche, puntando a ridistribuire le attività e gli eventi in tutte le zone del centro storico, diviso in quadranti. Ci sono aree super sfruttate, soprattutto tra piazza S. Michele e piazza del Giglio, e altre molto meno utilizzate. Un riequilibrio è giusto e necessario”.

 

Quali requisiti dovranno avere i mercati così rinnovati?
“Punteremo su tre elementi di fondo: rispetto delle regole e delle normative, anche in campo fiscale, qualificazione della merce, controlli accurati. Ci rendiamo conto delle difficoltà che alcuni operatori avranno a mettersi ad esempio a posto con la partita Iva e studieremo un percorso che possano sostenere. Ma tutti dovranno adeguarsi. In merito alla qualità, faremo il possibile per convincere gli ambulanti a farla crescere, partendo dal rispetto delle caratteristiche del tipo di mercato che propongono. In particolare per l’antiquariato e per l’artigianato è utile per tutti che si eviti di trasformare le rassegne in tanti mercati delle pulci. I mercati non professionali, fatti da soggetti senza partita Iva, devono poi avere carattere eccezionale e quindi non essere mensili. Per evitare questa situazione abbiamo chiesto la collaborazione delle associazioni di categoria. I controlli spettano al Comune”.

 

Un concetto di cui si parla da anni, ma vedendo cosa espongono alcuni banchi non sembra che alle parole siano seguiti fatti.
“Le cose devono cambiare, se necessario siamo pronti a procedere anche con sospensioni delle attività che non si mettono in regola. Al tempo stesso lavoriamo per migliorare e potenziare la promozione ed evitare nocive sovrapposizioni tra manifestazioni”.

Il mercato ambulante bisettimanale resterà nell’area di piazzale don Baroni, alle Tagliate?
“Quella zona è stata scelta per favorire l’accesso e perché collegata al vicino mercato dei prodotti agricoli al Foro Boario, al polo fieristico e anche alle attività del Giannotti. Credo che gli operatori dovrebbero sforzarsi di più per offrire merce di maggiore appeal. Proteste e lamentele sulla ubicazione non aumentano il richiamo di quel mercato. Noi faremo la nostra parte per migliorare l’accessibilità e per promuoverlo. Ma non riteniamo che ci sia spazio dentro le Mura per quel tipo di banchi”.

 

Ci sono idee precise per come ristrutturare il Carmine, che da una quarantina di anni ogni amministrazione dice di voler fare il “cuore pulsante” delle attività del centro storico?
“Seguiamo i lavori in corso per la bonifica delle strutture portanti e contiamo di vederle concludere entro il prossimo anno. Nel frattempo andiamo avanti con il masterplan che già indica quel complesso come luogo ideale per la valorizzazione delle attività dell’agroalimentare. Pensiamo a un mercato che offra i prodotti tipici della filiera corta, che possono essere cucinati da nuove attività in loco. A questa “anima” vorremmo aggiungere uno spazio per il vero artigianato locale di qualità, magari al piano superiore, che potrebbe accogliere anche laboratori e aree espositive per mostre ed eventi culturali. E, non ultimo, un ambiente ideale per l’educazione alimentare, destinata in particolare alle giovani generazioni”.

 

L’idea di farne un centro del gusto, come avviene ad esempio al mercato di San Lorenzo a Firenze, non vi affascina?
“Non è una ipotesi da scartare, ma una destinazione simile è rivolta soprattutto ai turisti. Vorremo che il Carmine fosse un centro commerciale, sì, ma anche culturale, vissuto in primo luogo dai lucchesi”.

 

Cercate un partner privato per la ristrutturazione e la gestione?
“Ci pare una scelta obbligata. Ci farebbe piacere trovare attori locali disposti a investire nel Carmine, ma non è semplice. Comunque organizzeremo quanto prima un punto di incontro con tutti i possibili soggetti interessati, le associazioni e le categorie per vedere se troviamo qui le forze e le risorse necessarie per rendere concreto il progetto. Escludo tuttavia che il Carmine possa diventare un qualunque supermercato, con qualche negozio tipico a corredo. Non è questo che vogliamo”.

 

In effetti i supermercati non mancano. Prevedete che ne arriveranno altri?
“Il piano strutturale appena approvato bandisce la grande distribuzione. Diverso è il discorso per la media, con superfici fino a 1.500 metri quadrati. Un conto è quello che vorremmo fare, un altro sono le leggi nazionali che consentono le aperture di questo tipo di attività. Stiamo in ogni caso cercando strumenti per stoppare anche queste aperture, ma non è semplice. Ad essere sincera, a preoccuparci in questo momento sono voci che indicano la ricerca di grandi bar della periferia che gruppi di cinesi vorrebbero trasformare in case per le slot machine. Il giro che queste iniziative si portano dietro ci mette in stato di allerta”.

 

L’area di Pulia rimane destinata a mercato all’ingrosso dell’ortofrutta? E’ in programma almeno un
intervento per rendere decorosa quella struttura, in gran parte in stato di abbandono?
“Certo Pulia non diventerà l’ennesimo condominio. La giudichiamo un’area molto interessante, a due passi dalle Mura, in posizione strategica grazie anche al parcheggio. Sono stati fatti lavori per risistemarla e andiamo avanti, ma la prospettiva è di farne un centro per l’agroalimentare, il cibo tipico e anche il commercio. Se su questi presupposti si trovano operatori interessati, possiamo procedere nella ricerca di fondi. Da tempo sollecitiamo i potenziali interessati a organizzarsi in un consorzio di operatori, che potrebbe essere il partner privato ideale”.

 

Proprio in questi giorni avete prolungato la moratoria per bloccare l’apertura di nuovi esercizi pubblici e per la ristorazione veloce nel centro storico. Più in generale, cosa contate di fare per evitare che la città dentro le Mura sia ridotta ad una grande mensa per il turismo mordi e fuggi?
“Il numero delle attività del food nel centro storico è davvero eccessivo. La moratoria è indispensabile. Restano fuori soltanto il mercato del Carmine, il Caffè Di Simo e il Caffè delle Mura, che non vorremmo veder perdere le loro caratteristiche. Moratoria a parte, penso che la cosa migliore che possiamo fare, con l’aiuto delle categorie, è rendere più riconoscibili i locali che puntano sulla qualità, la tipicità e la lavorazione del prodotto fresco. Anche al turista deve essere evidente che può scegliere di mangiare un cibo precotto a prezzo basso, oppure spendere qualche euro in più per gustare un altro genere di cucina.Un’idea potrebbe essere quella di organizzare una mappa del cibo “doc” da pubblicizzare e promuovere anche sui social e sul web”.

 

A mutare il tessuto commerciale del centro storico non ci sono soltanto i punti della ristorazione veloce. I negozi di intimo, bigiotteria e souvenir ormai imperano.
“Per evitare che Lucca diventi un bazar non ci sono molte armi. Una strada da percorrere, anche con le associazioni del settore, è la ricerca del modo per portare dentro le Mura grandi marchi che fungano da polo di attrazione”.

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