Risorsa territorio, la lezione del caso Caplac-San Ginese

Risorsa territorio, la lezione del caso Caplac-San Ginese

LUCCA – C’è una storia recente, a lieto fine, che conferma come non sia solo uno slogan quello che mette le risorse naturali del territorio al centro dello sviluppo e del rilancio della nostra città e del suo circondario. L’esempio arriva dalla conclusione della complessa vicenda della crisi della Caplac, la cooperativa del Latte San Ginese, che fino a poche settimane fa pareva destinata alla chiusura.
Proprio la qualità della sua produzione, legata agli allevamenti del territorio di Lucca della Valle del Serchio, non solo hanno scongiurato la messa in liquidazione e la perdita di una settantina di posti di lavoro, aggiunti alla chiusura delle attività dei trasportatori e degli allevatori, ma hanno permesso l’avvio di una politica di rilancio che mira a poter soddisfare una domanda che si calcola consenta la messa sul mercato di 5 milioni di litri di latte all’anno, rispetto al milione attuale.

 
A rendere possibile il “miracolo”, che fa notizia in tempi in cui le cronache parlano purtroppo di fallimenti a raffica, sono da una parte l’azione dei legali Maria Talarico e Federico Ungaretti, che seguono la Caplac, e del commissario che ha gestito la crisi, Pierluigi Giambene, e dall’altra la lungimiranza della società sarda Arborea, terzo gruppo nazionale per la produzione di latte e derivati. Al termine di una lunga trattativa, è stato raggiunto l’accordo che ha portato all’offerta di affitto da parte della Arborea, destinata a trasformarsi in acquisto in 6-8 mesi, con un investimento di un milione e mezzo di euro per il potenziamento e il rilancio sul mercato.
Un mercato nel quale Arborea punta tutto sulla qualità degli allevamenti sardi (non tratta latte acquistato da altri), con l’intenzione di allargarsi acquisendo altre aziende che hanno caratteristiche analoghe, che lavorano cioè soltanto latte di qualità, prodotto da allevamenti del territorio. Come avviene alla Caplac.

 
“Abbiamo 300 dipendenti e 240 allevatori, per un fatturato di 150 milioni di euro all’anno, con 200 milioni di litri annui di latte trattato – spiega il direttore generale, Francesco Casula, che conosce bene anche la Lucchesia, avendo studiato a Pisa dove si è laureato -. Oltre al latte, vendiamo col nostro marchio mozzarelle, altri formaggi, burro e yogurt. Siamo anche leader nazionali per la produzione di latte di capra prodotto in Sardegna, che arriva sul mercato con il marchio Fattorie Girau”.
Arborea, aggiunge Casula, da tempo aveva messo gli occhi sulla Caplac: “Avevamo avviato contatti già nel 2011, ma alla fine la cooperativa non aveva ritenuto di portare avanti un progetto di collaborazione”. Stavolta la società sarda non si è lasciata sfuggire l’occasione, gettandosi a tuffo nella nuova impresa.

 
“Abbiamo raggiunto l’intesa il giovedì – racconta il direttore generale – e, lavorando senza sosta, siamo riusciti a diventare operativi il lunedì successivo. L’impegno dei 22 dipendenti della Caplac, dei 20 allevatori e dei 29 addetti delle consegne ha contribuito a non far mancare il latte S. Ginese dai negozi e dai supermercati della Lucchesia e della Toscana”.
Confermati tutti i posti di lavoro, Arborea ha mantenuto anche il rapporto con gli allevatori che, da soci della Caplac, sono ora fornitori. “Al momento del definitivo acquisto dell’azienda – chiarisce Casula – valuteremo tuttavia la possibilità di riprendere il rapporto associativo”. Intanto agli allevatori locali la società sarda ha garantito per il latte lo stesso prezzo che paga ai soci in Sardegna.
Dall’imminente rischio di chiusura, con perdita di posti di lavoro e attività dopo due anni di crisi, il passaggio al rilancio.

 
“L’accordo con Arborea, favorito anche dal lavoro attento del commissario – dicono gli avvocati Talarico e Ungaretti – non solo ha scongiurato un dramma, ma ha ridato prospettive di lavoro e di sviluppo a parecchie realtà del territorio. Decisivo è stato il valore del marchio Caplac-San Ginese, che regge sul mercato. Fondamentale però è stata anche la localizzazione della produzione, che ha consentito di trovare un partner commercialmente forte e in grado di portare una gestione imprenditoriale più strutturata. Si erano fatti avanti altri pretendenti, ma crediamo che la scelta di puntare su Arborea sia stata la migliore”.
La società sarda accelera già i tempi del rilancio.

 
“Pensiamo di vedere i primi risultati nel giro di sei mesi – conclude Casula -. Alla qualità del prodotto aggiungeremo una campagna di promozione e comunicazione. Stiamo già pensando anche al lancio di una nuova confezione”.

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